Al Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale di Milano, il Direttore Generale Graziano Molon si confronta con altre importanti realtà consortili italiane e condivide le peculiarità del modello trentino. Partendo dall’impatto reale del cambiamento climatico, il Direttore illustra un paradigma basato su azioni sostenibili concrete, enoturismo e una nuova comunicazione: meno tecnicismi e più racconto del territorio per coinvolgere il consumatore del futuro.
Il Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale di Milano è un evento annuale che riunisce imprese, organizzazioni e altri attori sociali per confrontarsi sulla sostenibilità, la responsabilità sociale d’impresa (CSR) e l’innovazione. Occasioni di incontro, workshop, conferenze, scambio di esperienze e momenti di formazione e apprendimento sono al centro di questa manifestazione articolata su 3 giorni che include oltre 100 appuntamenti su tematiche ambientali, sociali e di governance.
All’interno dell’Università Bocconi, tempio italiano del pensiero economico e manageriale, il Consorzio Vini del Trentino nelle vesti del Direttore Generale Graziano Molon ha preso parte alla tavola rotonda “Custodi del territorio: i Consorzi di Tutela del vino tra qualità, criticità e sostenibilità” che ha messo a confronto i vertici di alcuni dei più importanti consorzi italiani e il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria). La domanda sul tavolo era tanto semplice quanto complessa: qual è oggi il ruolo di queste istituzioni nella transizione sostenibile del vino italiano? Tra cambiamenti climatici che riscrivono i calendari delle vendemmie e consumatori sempre più esigenti ma sfuggenti, la risposta non è scontata.
In questo contesto, la voce di Graziano Molon, Direttore Generale del Consorzio Vini del Trentino, è emersa con lucidità, offrendo una visione che unisce la concretezza della viticoltura di montagna a una strategia di lungo periodo. Molon ha esordito con una provocazione: a forza di essere citata, la sostenibilità rischia di diventare una parola “quasi pesante”. Un modo diretto per sgombrare il campo dalla retorica e riportare il dibattito sui binari della realtà operativa.
Per dimostrare l’urgenza del tema, Molon non ha usato statistiche complesse, ma “un’immagine plastica e inequivocabile” tratta dalla quotidianità. “Quest’anno, il 17 di settembre, la vendemmia era già finita,” ha dichiarato, fotografando un’anticipazione dei tempi che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile. “Questo vi dà un’idea precisa di cosa vuol dire cambiamento climatico”.
Per un territorio come il Trentino, dove la viticoltura alpina vive di un delicato equilibrio con l’ambiente e rappresenta un pilastro dell’economia turistica, la sostenibilità non è una scelta di marketing, ma una necessità vitale. “È parte del nostro DNA,” ha affermato Molon, spiegando come il Consorzio abbia trasformato questa vocazione in un percorso strutturato e misurabile.
Un percorso sviluppato nel tempo: dai disciplinari ai Bilanci di Sostenibilità
La strategia trentina non nasce oggi. Già dagli anni ’90, ha ricordato il Direttore Molon, i disciplinari di produzione imponevano scelte rigorose sui principi attivi, in un dialogo pionieristico con l’Istituto Superiore di Sanità per classificare e limitare i prodotti più impattanti. Questo approccio si è evoluto fino all’adozione del sistema di certificazione SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata), un modello che il Trentino ha abbracciato con convinzione, arrivando a coinvolgere quasi 6.000 viticoltori. “In buona sostanza,” ha sottolineato Molon, “certifichiamo l’uva dell’intera provincia, dando una marca concreta e misurabile al nostro impegno”.
Ma la misurazione non si ferma al campo. La redazione di un Bilancio di Sostenibilità, giunto alla sua seconda edizione, rappresenta un ulteriore passo avanti. Non un semplice documento di rendicontazione, ma uno strumento strategico per fissare obiettivi, monitorare i progressi e dialogare con tutti gli stakeholder, dimostrando che la sostenibilità è un processo in continuo divenire, che richiede investimenti, formazione e una visione condivisa.
L’appello di Graziano Molon: “meno liturgia, più comunicazione” per conquistare il futuro
Se la sostenibilità ambientale è il primo pilastro, la vera sfida per il futuro, secondo Molon, si gioca sul piano della comunicazione e della sostenibilità sociale ed economica. Di fronte a un mercato globale incerto e a consumatori che cambiano, il mondo del vino deve abbandonare un linguaggio spesso elitario e autoreferenziale.
“Basta liturgia,” ha affermato con forza Molon. “Dobbiamo smetterla di comunicare come se per bere un bicchiere di vino si dovesse essere per forza dei sommelier o dei super esperti. Non possiamo dare per scontato che le persone capiscano cosa stiamo facendo”. È un appello a una nuova narrazione, più inclusiva, accessibile e onesta, che sappia raccontare il valore del prodotto attraverso il territorio, il lavoro dei “custodi” che lo coltivano e le scelte responsabili che stanno dietro ogni etichetta.
Questo nuovo approccio è cruciale per intercettare le nuove generazioni, ma anche per valorizzare l’altro grande asset del Trentino: l’enoturismo. La sinergia tra sostenibilità e ospitalità è vitale, e una comunicazione trasparente è la chiave per trasformare un visitatore in un ambasciatore consapevole del marchio e del territorio.
Un mosaico di strategie: le voci dei Consorzi
Il quadro tracciato da Molon è stato arricchito dalle esperienze degli altri protagonisti, che pur con sfumature diverse, convergono sulla necessità di un approccio proattivo.
Camillo Pugliesi, Direttore Generale Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia, ha descritto una Sicilia “sostenibile per natura”, forte della sua incredibile biodiversità, ma che ha saputo strutturare questo vantaggio nel progetto della Fondazione SOStain, con iniziative concrete come l’adozione di bottiglie più leggere e prodotte con vetro riciclato.
Il Vicedirettore del Consorzio Tutela Prosecco DOC, Andrea Battistella, ha parlato di “durabilità”, un concetto che implica la capacità di mantenere il valore nel tempo. Ha illustrato come un gigante produttivo possa usare leve economiche per guidare il cambiamento, ad esempio legando la concessione di nuovi impianti alla realizzazione di siepi e boschetti per aumentare la biodiversità.
Stefano Sequino, Direttore del Consorzio Tutela Vini DOC delle Venezie, ha posto l’accento sulla sostenibilità sociale con il progetto “Impresa, Giovani, Futuro”, che mira a creare un ponte tra il mondo della scuola e quello del lavoro, investendo sulle competenze della prossima generazione di viticoltori.
Riccardo Velasco, Direttore di Centro di Ricerca presso il CREA, ha confermato il ruolo insostituibile della ricerca scientifica. Dallo sviluppo di varietà resistenti (PIWI) che riducono drasticamente la necessità di trattamenti, alla conservazione del patrimonio genetico dei vitigni autoctoni, la scienza offre gli strumenti per rendere l’innovazione non solo possibile, ma anche rispettosa dell’identità territoriale.
Da questo mosaico emerge un’immagine chiara: i Consorzi di tutela sono chiamati a una profonda evoluzione. Non più solo garanti della qualità e controllori dei disciplinari, ma veri e propri motori di una transizione che è ambientale, economica e culturale.
La lezione che arriva dal Salone della CSR è che la strada per il futuro del vino italiano passa attraverso la capacità di misurare, comunicare e innovare, senza mai perdere di vista il legame indissolubile con il territorio. Si tratta di un percorso complesso, ma l’unica via per garantire che dietro ogni bottiglia non ci sia solo un prodotto di eccellenza, ma anche, e soprattutto, una storia responsabile da raccontare.

Punti chiave
- Cambiamento climatico come realtà operativa: L’anticipo della vendemmia è la prova tangibile che la sostenibilità non è più una scelta, ma una necessità per la sopravvivenza della viticoltura di qualità.
- Un impegno storico per la sostenibilità: Il modello del Consorzio Vini del Trentino non è improvvisato, ma si fonda su decenni di pratiche rigorose, dalla gestione dei principi attivi fino alla certificazione SQNPI su larga scala e al Bilancio di Sostenibilità.
- La necessità di un nuovo linguaggio: Graziano Molon lancia un appello per una comunicazione del vino più accessibile e meno elitaria (“meno liturgia“). Il futuro è nel raccontare il territorio e il valore sociale ed ambientale del prodotto, non solo le sue caratteristiche tecniche.
- Il ruolo evoluto dei Consorzi: Da semplici garanti della qualità, i Consorzi si stanno trasformando in motori di innovazione e facilitatori della transizione, creando un ponte tra ricerca scientifica (come quella del CREA), produttori e mercato.
- Sostenibilità come percorso continuo: L’approccio vincente non è considerare la sostenibilità un punto d’arrivo (una certificazione), ma un processo di miglioramento costante che richiede investimenti, formazione e una visione condivisa lungo tutta la filiera.












































