Da un semplice tappo a oggetto di design: Suber Design, il progetto ideato da Carlos Veloso dos Santos, trasforma il sughero riciclato in arredi esclusivi e sostenibili. Un modello imprenditoriale etico che unisce impatto ambientale, inclusione sociale e artigianalità, dimostrando che anche un materiale di scarto può avere una seconda vita di lusso.
Cosa succede quando un semplice tappo di sughero smette di sigillare una bottiglia e inizia a raccontare una storia?
Carlos Veloso dos Santos, fondatore di Suber Design e CEO di Amorim Cork Italia, ha trasformato un materiale come il sughero in una leva potente di sostenibilità, innovazione ed estetica. Non un’operazione di greenwashing, ma un modello industriale coerente, strutturato e profondamente etico che mette insieme impresa, terzo settore, artigianalità e cultura del riciclo.
In questa lunga conversazione emerge il valore di un’intuizione nata nel 2011 e diventata oggi un ecosistema virtuoso, dove il sughero riciclato prende forma in oggetti di luxury design, ogni pezzo unico, rifinito a mano, con una storia da raccontare. Veloso dos Santos ci guida in un viaggio che tocca la gestione delle risorse, l’impatto sociale generato con oltre 1.500.000 euro donati alle ONLUS coinvolte, la sfida culturale di sensibilizzare designer, cantine, consumatori e persino il mondo del lusso.
Il tappo torna così in cantina sotto nuova forma, diventando simbolo di un’economia circolare che non rinuncia alla bellezza. Perché — come afferma il fondatore di Suber Design — la vera sostenibilità non è moda, ma l’unico modo sensato di fare impresa oggi.



Suber è nato da un’intuizione, ma anche da una presa di coscienza profonda. Quando ha capito che il tappo di sughero poteva diventare molto più di un semplice “sigillo per il vino”?
Tutto è cominciato nel 2011, quando il nostro gruppo ha avviato una raccolta di tappi a livello mondiale. In Italia abbiamo iniziato anche noi nello stesso anno, ma con un approccio diverso rispetto al gruppo. Mentre a livello internazionale si facevano accordi con catene come NH Hotels o Delta Airlines per raccogliere tappi nei lounge, io ho voluto strutturare qualcosa di più solido e duraturo. E infatti, mentre quei progetti si sono chiusi, il nostro in Italia non si è mai interrotto. Abbiamo costruito un ecosistema con circa 45 ONLUS, perché noi non possiamo legalmente raccogliere rifiuti, ma loro sì. A queste ONLUS riconosciamo 700 euro a tonnellata per i tappi raccolti. Consideri che per i tappi di plastica delle bottiglie d’acqua ricevono circa 100 euro a tonnellata: noi paghiamo sette volte tanto. Oggi questo sistema coinvolge oltre 1.000 volontari.
La sostenibilità si fonda su tre pilastri: ambientale (raccogliere rifiuti), sociale (sostenere economicamente le ONLUS) ed economico. Su quest’ultimo ho voluto lavorare creando un modello virtuoso che desse valore economico al materiale riciclato. Perché raccogliere, trasportare, macinare e trasformare i tappi ha un costo: se vendi la granina a un’azienda di bioedilizia, spesso ci rimetti. Allora mi sono chiesto: perché non creare oggetti di design, dando al sughero una nuova vita?
Design, sostenibilità, Made in Italy: tre valori forti che si intrecciano in Suber. Quanto è stata importante la scelta di mantenere l’intera filiera produttiva in Italia, nonostante i maggiori costi?
Il sughero è leggerissimo ma molto voluminoso. Un bilico ne trasporta solo 10-11 tonnellate, quindi il costo del trasporto è elevatissimo. Questo ci ha portati a ragionare secondo la logica del chilometro zero: raccogliamo i tappi in Italia e qui li trasformiamo. Solo l’oggetto finale può eventualmente viaggiare.
La nostra sede è a Conegliano. I tappi vengono raccolti soprattutto nel nord e centro Italia, poi macinati in provincia di Treviso o Cuneo. La granina viene trasformata in oggetti a Vicenza. Così, tutto resta nel nostro Paese, evitando di “esportare” rifiuti con un impatto ambientale aggiuntivo.
Suber è anche un esempio virtuoso di collaborazione tra impresa e terzo settore. Che tipo di relazione avete costruito con le ONLUS coinvolte nel “progetto Etico”, e che valore genera oggi questa alleanza?
Lavoriamo con 45 ONLUS che si occupano di cause straordinarie: ragazzi autistici, down, malattie del sangue, cerebrolesioni. Paghiamo 700 euro a tonnellata per i tappi, più 150 euro per la selezione del materiale. Quando raccogli, infatti, finisce dentro un po’ di tutto: plastica, gabbiette, sporcizia. La selezione è fondamentale per avere una materia pulita da lavorare.
Noi non possiamo acquistare rifiuti, quindi formalmente facciamo una donazione pari al valore del materiale raccolto. In totale, da quando abbiamo iniziato, abbiamo donato oltre 1 milione e mezzo di euro. E c’è di più: spesso sono i ragazzi delle ONLUS stessi a occuparsi della selezione dei tappi. Per loro è un’attività concreta, inclusiva, che rafforza la loro autostima. Il valore sociale di tutto questo è enorme.
Suber vuole tornare nelle cantine sotto forma di oggetti di design. Che ruolo può avere oggi il settore del vino nella diffusione di una nuova estetica della sostenibilità?
Oggi la sostenibilità non è una moda, è l’unico modo sensato di fare impresa. Per noi è parte integrante del modello di gestione: analizziamo i profili attitudinali dei nostri collaboratori, investiamo nel loro benessere con oltre 40 misure di conciliazione vita-lavoro, abbiamo Chief Happiness Officers e abbiamo ottenuto la certificazione sulla parità di genere. In termini ambientali, il sughero è un materiale straordinario, espressione di uno degli hotspot di biodiversità mondiali: il Mediterraneo. E con Suber dimostriamo che persino un tappo, a fine corsa, può tornare a vivere.
In che modo il progetto Suber può dialogare con architetti, designer, interior designer e persino artisti contemporanei per amplificare il suo impatto culturale e sociale?
Un esempio? Riva 1920, storica azienda di Cantù, lavora con i più grandi nomi del design. Ho chiesto al titolare: “Cosa fai con gli scarti del legno massello?”. “Li mando a fare pellet”, mi ha risposto. Allora gli ho proposto: “Perché non usiamo quei legni per creare oggetti in sinergia con il nostro sughero?”. Così è nato il progetto Torrewood, che unisce legni nobili e sughero riciclato.
Il bello è che stiamo contaminando anche loro: da quel progetto, Riva 1920 ha lanciato una linea più accessibile basata sul recupero. È questo il potere del design etico: far nascere valore da ciò che era considerato scarto. E oggi alcune cantine ci comprano oggetti Suber anche se non sono nostre clienti per i tappi. È come andare a caccia col gatto invece che col cane!



Nel cuore di Suber c’è il Core, un materiale composito che unisce etica e performance: quali sfide tecnologiche avete affrontato per trasformare il sughero in un materiale così duttile e sensoriale?
Il sughero è naturalmente rustico. Noi abbiamo lavorato su una miscela di granuli e su una finitura soft touch che rende ogni oggetto vellutato, caldo, sensoriale. Core è proprio questo: un materiale senza chimica aggiunta, solo sughero e collante naturale, ma trattato in modo tale da risultare elegante, sofisticato, luxury. Anche il packaging fa parte dell’esperienza: deve emozionare, il cliente deve percepire il valore già dal primo tocco.
Ogni oggetto Suber nasce da uno stampo, ma viene rifinito a mano: che valore ha per lei questa imperfezione nobile, che rende ogni pezzo unico?
È fondamentale. Ogni oggetto ha dimensioni leggermente diverse perché il sughero è vivo, cambia con l’umidità. Ogni cuscino, ad esempio, viene cucito su misura. Tutto viene levigato e resinato a mano, come nel caso del nostro secchiello da vino, che mantiene la temperatura delle bottiglie senza ghiaccio. Ecco perché i nostri prodotti non possono costare come quelli di IKEA. Uno sgabello parte da 300 euro, ma può arrivare a 1.200 euro se include legno, ecopelle, lavorazioni speciali. Non vendiamo quantità: vendiamo valore, bellezza, impatto.
Cosa cerca oggi un cliente tipo di Suber? È un consumatore sensibile alla sostenibilità, un appassionato di design, o un imprenditore del vino che vuole arredare con coerenza?
È un pubblico trasversale. I Millennials cercano oggetti unici, firmati da artisti. Le generazioni più mature vogliono eleganza e coerenza con i valori etici. E il mondo del vino è un canale fondamentale: molte cantine, che credono nella circolarità, acquistano Suber per raccontare la loro filosofia anche attraverso l’arredo.
Abbiamo in cantiere edizioni limitate, oggetti decorati in modo esclusivo. Un sogno personale? Portare uno sgabello Suber nei negozi Louis Vuitton. Raccontare la bellezza del riuso anche nel cuore del lusso mondiale.
Il Nobel Munasinghe ha inserito Amorim tra i 10 esempi virtuosi da seguire a livello planetario: che responsabilità sente nel rappresentare questo modello?
Mi sento fortunato. Lavoro in un’industria che rispetta l’ambiente. Quando sento parlare di tappi di plastica che “salvano gli oceani”, mi cadono le braccia. La plastica è ovunque, anche nel nostro cervello, e solo il 9% viene davvero riciclato. Il sughero invece protegge la biodiversità, combatte la desertificazione, assorbe CO₂. La lince iberica, felino molto rara e minacciato, sopravvive anche grazie alle foreste di sughero. E noi, con Suber, diamo una seconda vita a ciò che sarebbe diventato rifiuto. Il Nobel a Munasinghe è stato un riconoscimento importante. Ma il nostro impegno è quotidiano, concreto. E Suber Design è il simbolo di questo: trasformare un concetto virtuoso in qualcosa che si può toccare, usare, ammirare.
State preparando il nuovo catalogo con i nuovi prodotti, che progetti avete per il futuro?
Sì, la nuova collezione affiancherà quella esistente. L’obiettivo è alzare ulteriormente l’asticella dell’eleganza, integrando materiali nobili come il legno di rovere o di noce americano, il vetro, l’acciaio e altri materiali provenienti da un recupero virtuoso di materie prime pregiate. Saranno oggetti in sughero all’80-90%, ma con inserti che li rendono ancora più belli, sofisticati, glamour. Il design del riciclo può essere anche lusso. Ed è questo che vogliamo dimostrare.

Punti chiave:
- Suber nasce nel 2011 da un’intuizione di Carlos Veloso dos Santos, trasformando la raccolta dei tappi in un ecosistema sostenibile che coinvolge oltre 45 ONLUS e 1.000 volontari.
- Il progetto unisce tre pilastri della sostenibilità: ambientale (riciclo del sughero), sociale (inclusione e sostegno economico alle ONLUS) ed economico (valorizzazione attraverso il design).
- Tutta la filiera è Made in Italy, seguendo una logica a “chilometro zero” per ridurre i costi ambientali e mantenere il valore nella filiera italiana.
- I prodotti Suber sono pezzi unici di design, realizzati con materiali naturali e rifiniti a mano, combinando eleganza, innovazione e artigianalità.
- Il progetto dialoga con il mondo del lusso e della cultura, coinvolgendo designer, architetti e brand d’élite, portando il messaggio della sostenibilità anche nel design di fascia alta.












































