Alla recente edizione di Vinitaly, tra gli stand scintillanti e i calici che passavano di mano in mano, ho avuto la fortuna di incontrare due figure che rappresentano non solo un grande patrimonio per il nostro settore, ma anche la voce di una generazione che chiede a gran voce di essere ascoltata. Miriam Lee Masciarelli e Alberto Zilli potrebbero sembrare giovani in un panorama dominato da volti più maturi, ma le loro storie sono testimonianze potenti della vitalità e della necessità di un cambio generazionale veloce nel settore vitivinicolo del nostro Paese.

Miriam Lee Masciarelli, a soli 35 anni, porta con sé un’eredità importante. Figlia del compianto Gianni Masciarelli e di Marina Cvetic, Miriam ha una visione per il futuro del vino che fonde rispetto per la tradizione con uno sguardo assolutamente innovativo. La sua presenza a Vinitaly è stata un promemoria che la passione e l’innovazione spesso si trovano nelle mani di chi ha visto cambiare il mondo del vino fin dalla nascita.

Dall’altra parte, abbiamo Alberto Zilli, venticinquenne enologo di Bisol1542, il cui entusiasmo e la dedizione illuminano il cammino per le nuove generazioni di viticoltori. La sua energia e le sue idee fresche rappresentano la linfa vitale di cui il settore ha disperatamente bisogno per rimanere rilevante e attrattivo, soprattutto per i consumatori giovani.

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Avrò modo di raccontare meglio le loro due storie ma in questo editoriale li prendo come esempio e spunto per fare una riflessione che ritengo determinante, soprattutto in una fase così rivoluzionaria anche per il nostro settore vitivinicolo.

Nonostante queste brillanti presenze, la scena più ampia a Vinitaly sembrava ancora dominata da figure più anziane. Questo disallineamento tra le voci emergenti e quelle stabilite solleva una questione critica: stiamo realmente dando spazio a chi ha le chiavi per il futuro del vino? La prevalenza di leader e opinionisti over-60 nei ruoli di comando potrebbe sembrare una forma di “gerontofilia enologica”, dove le nuove idee faticano a farsi strada tra le voci più esperte, ma forse meno propense al cambiamento.

L’industria del vino si trova a un bivio rivoluzionario, e come molti imprenditori hanno condiviso, una delle maggiori sfide è trovare risorse umane giovani e competenti. La soluzione, tuttavia, potrebbe essere già tra noi, in giovani come Miriam e Alberto. La loro capacità di innovare e di portare una nuova prospettiva può essere la chiave per non solo sopravvivere ma prosperare.

Inoltre, l’industria deve riconoscere che il “sacrificio del lavoro” non è più sinonimo di dedizione totale a scapito della vita personale. Da sessantenne mi rendo perfettamente conto della difficoltà di comprendere quest’ultimo aspetto ma opporsi ad esso è inutile e pericoloso.

La nuova generazione vuole lavorare duro, ma con la consapevolezza che il lavoro dovrebbe anche offrire soddisfazioni personali e professionali, non solo economiche.

Mentre incoraggiamo una maggiore inclusione dei giovani nel settore vinicolo, è essenziale sottolineare che l’approccio al lavoro deve evolversi, senza perdere di vista l’importanza dell’impegno e della dedizione. I giovani professionisti come Miriam Lee Masciarelli e Alberto Zilli dimostrano che è possibile unire innovazione e tradizione con un equilibrio sano tra vita professionale e personale. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che il successo richiede sacrifici misurati e un impegno costante.

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Nel settore del vino, come in molti altri, l’affidabilità e la dedizione rimangono valori imprescindibili. Questo non significa che i giovani debbano sacrificare tutto — amici, famiglia e tempo libero — per il lavoro, ma piuttosto che l’impegno profuso deve essere intenzionale e mirato. Lo studio continuo, l’esperienza pratica e la volontà di immergersi profondamente nelle dinamiche del campo sono indispensabili per chi aspira a eccellere e a portare innovazione.

L’industria vinicola, quindi, deve offrire opportunità che permettano ai giovani di esplorare e contribuire senza essere sopraffatti dalla pressione di dedicare ogni aspetto della loro vita al lavoro. È questo equilibrio che può rendere una carriera nel vino non solo fruttuosa ma anche sostenibile a lungo termine.

Allo stesso tempo, però,  mentre ci sforziamo di abbattere le barriere generazionali e accogliere nuove voci, dobbiamo anche assicurarci che i giovani entrino nel settore con una chiara comprensione dell’importanza dell’impegno. La passione deve andare di pari passo con la responsabilità; solo così il settore vitivinicolo può prosperare, sostenuto da una forza lavoro giovane, innovativa e, soprattutto, impegnata.

Concludendo, se il settore vitivinicolo desidera realmente rimanere competitivo e attraente, deve aprirsi e integrare le voci giovani nei livelli più alti di decisione e responsabilità. Miriam e Alberto non sono solo eccezioni alla regola; sono piuttosto la prova che i giovani non solo hanno il diritto, ma anche l’abilità e la passione per guidare il futuro del vino.