Santi, storica cantina della Valpolicella, si distingue per la sua coerenza stilistica e la valorizzazione dei vitigni locali. Sotto la guida di Cristian Ridolfi, l’azienda ha continuato a crescere, rimanendo fedele alle sue radici senza cedere alle mode. Ridolfi punta ora a rafforzare la presenza del brand in Italia, investendo in accoglienza e promozione. L’Amarone della Valpolicella ed il Soave sono simboli della tradizione e del legame con il territorio.

Non sono molti i brand che segnano la storia di un territorio, dai quali si può comprendere chiaramente la vocazionalità di una denominazione, lo stile di un vino. Tra questi un posto particolare lo occupa senza ombra di dubbio la casa vinicola Santi presente ad Illasi, nel lembo più ad est della Valpolicella, dal 1843. 

Fa quasi impressione andare indietro di ben 181 anni attraverso la storia di questa cantina che dal 1974 appartiene al Gruppo Italiano Vini che ha avuto il merito di mantenere inalterata la filosofia produttiva “di quella che si può considerare una realtà che fin dalle sue origini non ha mai voluto inseguire le mode”, come mi ha sottolineato il suo direttore l’enologo Cristian Ridolfi durante una mia recente visita nella splendida casa storica della Santi.

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Conosco Cristian Ridolfi da molti anni e se c’era un enologo ideale per proseguire e migliorare ulteriormente il percorso qualitativo della Santi era proprio lui. Nella sua importante esperienza in alcune delle migliori cantine veronesi, infatti, si è sempre contraddistinto per il suo rigore e impegno nel valorizzare soprattutto l’identità più autentica delle varietà veronesi (a partire da Corvina e Garganega).

E l’impulso che è riuscito a dare alla Santi dal 2016 ad oggi ne è una testimonianza chiara.

Se qualcuno ha dubbi sull’importanza del cosiddetto “genius loci” dovrebbe fare un salto alla Santi di Illasi perché anche il luogo qui non solo trasuda di storia ma testimonia anche “esteticamente” il binomio che caratterizza da sempre i vini di questa storica casa vinicola: eleganti e austeri. Un binomio che dimostra come siano vere le parole di Christian Marchesini – presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella – riguardo alla storica scelta della famiglia Santi di non seguire le mode.

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“Oggi questa scelta – sottolinea Ridolfi – risulta vincente e testimonia la coerenza di questa casa vinicola, ma è ovvio che non è stata una strategia semplice da portare avanti”.

Ed è stata una scelta che ha coinvolto oltre ai rossi della Valpolicella (Amarone in primis quando ancora non si chiamava così) anche il bianco storico italiano, il Soave.

“Il Soave da Santi – spiega Ridolfi – è frutto di tre vendemmie diverse per poter avere una materia prima in grado di esaltare al meglio le peculiarità più autentiche e migliori della Garganega”.

E a proposito di Soave, da quest’anno Cristian Ridolfi è presidente del Consorzio di tutela del Soave con l’obiettivo preciso di rilanciare una denominazione non solo storica del sistema vitivinicolo italiano ma con caratteristiche ideali per i mercati attuali e del prossimo futuro.

Ma tornando alla Santi una delle mission strategiche di Ridolfi è di aumentare la notorietà di questo brand storico tra le “mura domestiche”.

Può sembrare un paradosso ma oggi la sfida più importante per la Santi è di essere maggiormente “profeta in Patria”. “Per noi è una sfida molto importante – evidenzia Ridolfi – perché paradossalmente in questi anni è stata maggiore la nostra popolarità “fuori casa” rispetto all’Italia ma anche rispetto allo stesso nostro territorio di produzione. Per questo abbiamo investito molto in due aspetti determinanti come l’avere un brand ambassador dedicato allo sviluppo del mercato italiano, e dare un forte incremento alla nostra attività di accoglienza”.


Key Points:

  1. Lungimiranza storica della cantina Santi: La cantina Santi, fondata nel 1843, ha sempre mantenuto una visione coerente e autentica nella produzione dei suoi vini della Valpolicella.
  2. Cristian Ridolfi e l’evoluzione qualitativa: Dal 2016, sotto la direzione di Cristian Ridolfi, la cantina ha ulteriormente valorizzato i vitigni autoctoni veronesi come Corvina e Garganega, migliorando la qualità e mantenendo uno stile elegante e austero.
  3. Filosofia del “genius loci”: La cantina Santi si radica nel territorio di Illasi, con un forte legame estetico e storico che riflette il carattere dei suoi vini, sottolineando l’importanza di mantenere coerenza con il terroir.
  4. Strategie per il Soave: Ridolfi, in qualità di presidente del Consorzio di tutela del Soave, promuove il rilancio della denominazione puntando su tre diverse vendemmie per esaltare al meglio la Garganega e soddisfare le richieste dei mercati contemporanei, in stretta collaborazione con il direttore e il team del Consorzio.
  5. Focus sull’Italia e l’accoglienza: Nonostante la popolarità internazionale, Santi sta ora investendo nel mercato domestico italiano con un brand ambassador dedicato e un rafforzamento dell’accoglienza enoturistica per aumentare la notorietà locale.