La forte rilevanza dell’enoturismo italiano è l’occasione per valutare il grado di efficacia dell’accoglienza in azienda da parte dei produttori vitivinicoli. Siamo sulla strada giusta oppure, nell’interesse del consumatore e anche per far leva sui wine lovers per creare reddito e occupazione nei territori di produzione, è arrivato il momento di modificare le formule dell’offerta?  A questa domanda ha provato a rispondere Roberta Garibaldi con l’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico attraverso un’indagine sull’enoturismo sulle sfide in corso e sulle sfide future del comparto della wine hospitality.

“Oggi Il vino italiano è un fattore di attrattiva assai rilevante per i viaggiatori italiani e stranieri ed il livello raggiunto dall’enoturismo è tale da richiedere un approccio proattivo volto a stimolare il costante innalzamento qualitativo dell’offerta”, afferma Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico. “Il settore è chiamato ad affrontare nuove sfide che intrecciano produzione e turismo: la necessità di arricchire le proposte in senso esperienziale e autentico, i rischi derivanti dal cambiamento climatico e dalle differenti abitudini di consumo delle nuove generazioni, l’Intelligenza artificiale. È auspicabile adottare un approccio integrato e nuovi modelli di sviluppo territoriale capaci di qualificare le risorse umane e l’offerta puntuale e di sistema”.

Per quanto riguarda le sfide in corso, la prima è legata alla necessità di differenziare le esperienze per prolungare la durata della vacanza enogastronomica e realizzare dei pacchetti di offerta targettizzati in base alle fasce d’età e alle tipologie di domanda. Sono quasi il 60% gli italiani che ritengono l’offerta in cantina troppo simile tra loro. I dati sulle esperienze in termini di gap, i valori più consistenti tra le esperienze sognate, ma non ancora realizzate per il target turistico in generale, riguardano, in ordine: cenare a lume di candela nei vigneti, le degustazioni al tramonto sempre nei vigneti, i trattamenti di benessere a tema vino e i tour in bicicletta nelle cantine. Considerando invece il target strettamente enoturistico, è l’attività di team building aziendale nelle cantine a dominare la classifica delle esperienze incompiute, a sottolineare l’interesse nell’intreccio tra turismo leisure e business.

Una seconda riguarda l’autenticità. Dall’analisi emerge in modo netto che significa innanzitutto voglia di un’offerta locale, territoriale (62,3%). C’è poi un altro aspetto dell’autenticità ossia “vedere e vivere paesaggi che mantengono la propria vocazione agricola”, e questo aspetto è stato indicato dal 38,4%. L’incontro con la gente del luogo è più significativo per i giovanissimi, tendendo a scendere all’avanzare dell’età.

Le esperienze rappresentano un booster per la vendita diretta da parte delle cantine (molto importante anche per l’effetto immediato di incasso e per la marginalità garantita alle imprese): i dati evidenziano che esiste una consistente differenza di orientamento al consumo tra i turisti più e meno giovani, con i primi legati a vini bianchi, bollicine e vini alternativi, mentre tra i boomer prevalgono i rossi e i prodotti più tradizionali.

Tra le sfide future, la principale è quella legata al binomio vino e salute: l’analisi mostra che sul tema della nocività di questa bevanda non vi è una presa di posizione univoca. Il 47,9% degli intervistati è d’accordo nel ritenere il consumo di vino come deleterio per la salute individuale, il 21,5% in disaccordo mentre il restante 30,5 si mostra neutro. Interessante è lo spaccato generazionale. Sono soprattutto i giovani adulti a mostrarsi d’accordo (35-44: 50,3%, 45-54: 52,9%), al contrario i più giovani tendono a non condividere questa opinione (36,8%). 

E una sicura rilevanza sul settore avrà il cambiamento climatico, che nel breve periodo porta variazioni in termini di stagionalità dell’enoturismo, mentre nel lungo periodo inciderà in modo più strutturale. Altrettanta rilevanza avrà la criticità sul consumo di vino della GenZ, che può vedere nell’enoturismo esperienziale un mezzo di attrazione e un volano della diffusione della cultura vitivinicola. Il ruolo dell’enoturismo sarà determinante, infine, come mezzo di sviluppo per le aree interne, con la necessità di investimento sui trasporti e di formazione per le figure professionali che lavorano sul territorio.