L’ex senatore Dario Stefàno e l’imprenditrice del vino Donatella Cinelli Colombini firmano il manuale Enoturismo 4.0, un focus sul settore del turismo del vino con un’attenzione all’impatto del digitale. 

Il lavoro, presentato al Senato il 6 marzo e riportato da Gambero Rosso, rappresenta la più vasta analisi delle destinazioni del vino italiane (città e cantine), indagate da Nomisma Wine Monitor, che ha lavorato su un campione esteso, di 145 comuni e di 265 imprese.

Ogni anno 15 milioni di accessi

Il comparto sta diventando sempre più strategico per tutto il turismo italiano e nel manuale (a cui hanno contribuito Le Donne del Vino, Movimento Turismo del Vino, Città del Vino, Nomisma Wine Monitor) si definiscono finalmente le categorie in cui raggruppare le cantine, che oggi registrano 15 milioni di accessi ogni anno e ricavano alla voce enoturismo il 7% del loro business. Si tratta, in particolare, di piccole cantine con accoglienza familiare (39%), cantine con rilevanza storica, architettonica o artistica (14%), brand famoso/marchio storico (12%), cantina con rilevanza paesaggistica o naturalistica (11%), cantina organizzata per l’incoming (11%) e cantina dotata di offerta innovativa (11%).

Le donne dominano nel rapporto coi consumatori

Il testo illustra, ad esempio, il funzionamento dei wine club (molto diffusi negli Usa) e spiega perché le cantine italiane dovrebbero usare più tecnologia nel rapporto coi visitatori, smettendo di proporre esperienze del vino fotocopia. Ma si occupa anche del ruolo delle donne nel settore vitivinicolo: sono minoritarie nel settore produttivo ma dominano – anche in termini di progressioni di carriera – il comparto più vicino ai consumatori cioè commerciale, enoturismo, comunicazione e marketing.

Tra i punti deboli la chiusura nei weekend e festivi

Non mancano i problemi, evidenziati nel lavoro presentato al Senato. Se è vero che le cantine turistiche italiane accelerano nella creazione di esperienze, tuttavia hanno tre tipi di ostacoli: lontananza dai flussi turistici (32%), scarsità di contatti e poco personale formato nella wine ospitality (74%). Resta ancora vivo il problema dell’accessibilità alle strutture nei festivi e nei weekend, ovvero nei momenti in cui, paradossalmente, crescono i visitatori: il sabato e la domenica, ancora oggi, il 50% delle cantine resta chiuso (salvo prenotazioni).