Il consumo di alcol negli Stati Uniti rimane invariato rispetto al 2025: solo il 54% degli adulti dichiara di consumare alcolici. Il consumo non sta semplicemente diminuendo, sta diventando una scelta più consapevole e meno automatica. Crescono la consapevolezza dei rischi per la salute e le alternative analcoliche.

Negli Stati Uniti il rapporto con l’alcol continua a cambiare. E non sembra più trattarsi di una semplice oscillazione nei consumi, ma di una trasformazione più profonda delle abitudini. Solo il 54% degli adulti americani dichiara oggi di consumare alcol, una quota che nel 2026 rimane invariata rispetto all’anno precedente e che rappresenta il livello più basso mai registrato da Gallup nei suoi quasi novant’anni di rilevazioni.

Il dato emerge dall’ultima Consumption Habits survey di Gallup, realizzata dall’1 al 19 luglio 2026 su adulti statunitensi di almeno 18 anni. La percentuale di americani che dichiarano di consumare alcol era già scesa dal 62% del 2023 al 58% del 2024, fino al 54% del 2025. Nel 2026 il valore si è quindi stabilizzato, ma proprio questa stabilizzazione assume un significato particolare: dopo tre anni consecutivi di diminuzione, il consumo non è tornato a crescere.

Un cambiamento che attraversa gli Stati Uniti

La fotografia restituita da Gallup suggerisce che la contrazione non sia confinata a una specifica fascia della popolazione. Dal 2023 il consumo di alcol è diminuito tra uomini e donne, tra adulti bianchi e non bianchi e nelle diverse fasce d’età. Nell’ultimo anno, invece, nessuno di questi gruppi ha registrato variazioni statisticamente significative.

Il fenomeno appare particolarmente evidente anche sul piano politico-demografico: rispetto al 2023, il consumo è diminuito sensibilmente tra repubblicani e indipendenti, mentre non ha registrato una contrazione analoga tra i democratici. Anche tra le persone moderatamente religiose e quelle non religiose si osserva una diminuzione rispetto al 2023, mentre il dato è rimasto sostanzialmente stabile tra gli adulti che frequentano settimanalmente i luoghi di culto.

Non è quindi semplice parlare di una moda passeggera o di una scelta circoscritta alla cosiddetta Gen Z. Il cambiamento appare più trasversale e riguarda il modo in cui una parte crescente della popolazione americana considera l’alcol.

La salute diventa una discriminante nelle scelte

Uno degli elementi più interessanti della ricerca riguarda proprio la percezione del rapporto tra alcol e salute. Nel 2026, il 51% degli americani ritiene che bere uno o due drink al giorno sia dannoso per la salute. La percentuale è leggermente inferiore al 53% registrato nel 2025, che rappresentava il massimo storico, ma resta comunque superiore alla metà della popolazione.

Il confronto con il passato è ancora più significativo. Nel 2001 soltanto il 27% degli americani considerava dannoso bere uno o due drink al giorno, mentre il 22% riteneva che questo livello di consumo potesse essere positivo per la salute e il 46% non lo considerava né positivo né negativo.

A cambiare, dunque, non è soltanto il comportamento: sta cambiando anche la percezione culturale dell’alcol. Un elemento che può aiutare a comprendere questa evoluzione è la crescente esposizione alle informazioni scientifiche. L’86% degli americani afferma di aver sentito almeno qualcosa sui recenti studi relativi agli effetti a lungo termine del consumo di alcol, contro il 79% del 2024. La quota di chi dichiara di averne sentito parlare “molto” o “abbastanza” è salita nello stesso periodo dal 49% al 54%.

Il risultato è coerente con il progressivo consolidamento delle evidenze scientifiche sui rischi associati all’alcol. Nel 2025 l’OMS ha ribadito che non esiste un livello di consumo alcolico privo di rischio rispetto al cancro, mentre l’Advisory dello U.S. Surgeon General ha evidenziato un’associazione causale tra consumo di alcol e un aumento del rischio di almeno sette tipi di tumore.

Questo non significa che il sondaggio Gallup dimostri un rapporto causale diretto tra maggiore consapevolezza sanitaria e riduzione dei consumi. Gallup registra infatti la concomitanza dei due fenomeni. È però difficile ignorare la crescente centralità della salute nel modo in cui gli americani valutano l’alcol.

Quadro duplice

Il cambiamento non riguarda soltanto il numero di persone che consumano alcol. Tra gli americani che bevono, la media dichiarata è di 3,2 drink nell’ultima settimana, in aumento rispetto ai 2,8 del 2025, ma ancora nettamente inferiore alla media di 3,9 drink registrata nelle cinque rilevazioni precedenti.

Anche la quota di chi ammette di consumare alcolici talvolta troppo ha raggiunto un nuovo minimo: 13% degli adulti americani. Si tratta di un dato particolarmente significativo se confrontato con il passato: prima del 2000 oltre il 20% degli americani dichiarava abitualmente di bere troppo e nel 1989 si era raggiunto il picco del 35%.

Il quadro che emerge è quindi duplice: diminuisce la platea dei consumatori e, tra coloro che continuano a consumare alcol, sembra emergere una maggiore propensione alla moderazione.

Analcolico: ancora una nicchia, ma sempre più presente

In questo scenario si inserisce un altro dato interessante. Per la prima volta Gallup ha chiesto agli intervistati se avessero consumato birra, vino o spirits analcolici al posto di una bevanda alcolica.

La risposta è stata positiva per il 17% degli americani: il 20% tra chi consuma alcol e il 14% tra chi non lo consuma.

Il dato non autorizza a parlare di una sostituzione generalizzata dell’alcol con prodotti analcolici, ma segnala che questa categoria è ormai entrata nelle abitudini di una parte significativa dei consumatori. E tra i consumatori che già utilizzano alternative analcoliche, il 38% afferma di consumarne più di quanto facesse in passato, circa il doppio del 17% che dichiara invece di consumarne meno.

È un passaggio importante anche per l’industria delle bevande: l’analcolico non sembra necessariamente intercettare soltanto chi ha deciso di rinunciare completamente all’alcol. Può diventare anche una soluzione intermedia per chi vuole continuare a partecipare ai rituali sociali legati agli alcolici, riducendo però il consumo.

Birra ancora davanti, ma il vino tiene

Nonostante la contrazione generale dei consumi, le preferenze tra le diverse categorie mostrano una certa stabilità. La birra rimane la bevanda alcolica preferita più spesso dagli americani, con il 36% delle preferenze, davanti ai distillati al 32% e al vino al 30%.

Nel lungo periodo, però, il quadro è cambiato. Dal 2016 la preferenza per gli spirits è aumentata di 12 punti percentuali, mentre quella per la birra è diminuita di 7 punti. Il vino, invece, è rimasto sostanzialmente stabile intorno al 30%.

Interessanti anche le differenze di genere. Tra gli uomini il 56% indica la birra come bevanda preferita, contro appena il 16% delle donne. Per il vino accade quasi l’opposto: il 45% delle donne lo indica come bevanda preferita, contro il 15% degli uomini. I distillati sono invece preferiti dal 37% delle donne e dal 26% degli uomini.

Il vino mantiene inoltre una posizione particolarmente forte tra gli adulti di 55 anni e oltre, mentre tra i consumatori più giovani gli spirits sono ormai sostanzialmente alla pari con la birra.

Non è la fine dell’alcol, ma cambia il suo ruolo

Leggere questi numeri come l’annuncio della “fine dell’alcol” negli USA sarebbe però una semplificazione. Il 54% degli adulti americani continua a dichiarare di consumare alcolici, e il dato non è diminuito ulteriormente nel 2026.

La novità riguarda piuttosto il significato attribuito al consumo. L’alcol sembra perdere progressivamente quella dimensione di comportamento dato per scontato che aveva caratterizzato diverse generazioni di consumatori. Salute, benessere, moderazione e possibilità di scegliere bevande analcoliche stanno entrando con maggiore forza nella decisione di cosa bere e quanto berne.

È una trasformazione che interessa direttamente anche il mondo del vino. Il problema non è soltanto vendere meno o più bottiglie: è capire quale spazio il vino occuperà nelle occasioni di consumo di una generazione sempre più attenta alla propria salute.

Per il settore, questo potrebbe significare una maggiore attenzione alla qualità dell’esperienza, alla moderazione, alla trasparenza e alla capacità di proporre occasioni di consumo coerenti con stili di vita differenti. Non necessariamente un invito a consumare di più, ma a comprendere meglio perché, quando e come le persone scelgono di consumare alcolici.

Il dato degli Stati Uniti suggerisce insomma una direzione precisa: il consumo di alcol non sta semplicemente diminuendo. Sta diventando una scelta più consapevole e meno automatica. E per un’industria abituata per decenni a considerare il consumo come un comportamento relativamente stabile, è probabilmente questo il cambiamento più importante da osservare.


Punti chiave:

  1. Solo il 54% degli adulti americani consuma alcol: è il dato più basso mai registrato da Gallup ma in linea con il 2025.
  2. La salute pesa sempre di più nelle scelte: il 51% degli americani considera dannoso bere uno o due drink al giorno.
  3. La consapevolezza sui rischi è cresciuta: l’86% degli adulti dichiara di aver sentito parlare degli effetti a lungo termine dell’alcol.
  4. Gli analcolici conquistano spazio: il 17% degli americani dichiara di averli utilizzati al posto di una bevanda alcolica.
  5. Il vino mantiene una posizione stabile: è preferito dal 30% degli americani, mentre birra e liquori si attestano rispettivamente al 36% e al 32%.