Un’imponente coalizione dell’industria americana degli alcolici lancia un disperato appello alla Casa Bianca. I nuovi dazi del 15% su vino e distillati europei minacciano di bruciare quasi 2 miliardi di dollari di fatturato e oltre 25.000 posti di lavoro, proprio mentre si avvicina la cruciale stagione delle festività natalizie.

Un fronte compatto di 57 associazioni americane del settore degli alcolici ha lanciato un appello diretto al Presidente Donald Trump, mettendo in guardia sulle conseguenze catastrofiche di un nuovo dazio del 15% sui vini e i distillati provenienti dall’Unione Europea. In una lettera inviata lo scorso 6 agosto, la “Toasts not Tariffs Coalition”, che include giganti come Diageo e Pernod Ricard oltre a produttori di vino e whiskey, fornitori di vetro, ristoratori e rivenditori, ha quantificato l’impatto potenziale: una perdita di quasi 2 miliardi di dollari di vendite e il taglio di oltre 25.000 posti di lavoro americani.

La tensione è salita dopo che l’accordo commerciale siglato tra Stati Uniti e Unione Europea a fine luglio non ha concesso l’esenzione sperata per il settore del vino e degli alcolici. Sebbene i negoziati abbiano dimezzato l’aliquota inizialmente minacciata, il settore si trova ora di fronte a una nuova realtà.

La situazione potrebbe persino peggiorare. Il Presidente Trump ha infatti ventilato la possibilità di dazi fino al 35% qualora l’UE non si impegnasse a investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti, come parte dell’accordo commerciale complessivo.

La coalizione ha sottolineato come il tempismo non potrebbe essere peggiore. “Mentre ci avviciniamo alla critica stagione delle festività, un periodo essenziale per il successo delle nostre industrie, vi imploriamo di garantire al più presto questo importante accordo per gli Stati Uniti”, si legge nella lettera. Il periodo ottobre-dicembre è cruciale per il bilancio di innumerevoli aziende del settore, e l’aumento dei dazi minaccia di colpire proprio nel momento di massima attività.

I rappresentanti del settore hanno evidenziato la natura unica dei loro prodotti, spesso legati indissolubilmente a specifiche regioni geografiche, rendendo impraticabile l’idea di delocalizzare la produzione per aggirare i dazi. L’industria degli alcolici, si legge nella missiva, dipende in modo cruciale dal libero scambio internazionale.

“I nostri settori rappresentano un modello di commercio reciprocamente vantaggioso e il sostentamento di coloro che vi lavorano dipende fortemente dal commercio internazionale”, ha affermato la coalizione. I dati lo confermano: quasi l’86% delle esportazioni di alcolici statunitensi è diretto verso Paesi che hanno eliminato i dazi, e il 98% delle importazioni proviene da nazioni con cui vige un regime simile.

Chris Swonger, presidente e CEO del “Distilled Spirits Council of the US”, ha rafforzato il messaggio con una dichiarazione: “Abbiamo bisogno della leadership del Presidente Trump per salvaguardare il settore degli alcolici statunitensi, tornando a un commercio permanente e senza dazi tra Stati Uniti e UE“. Secondo Swonger, una tale mossa non solo sosterrebbe l’economia in un momento difficile per il settore dell’ospitalità, ma “stabilirà un punto di riferimento per tutti gli altri Paesi mentre proseguono i negoziati commerciali con gli Stati Uniti”. L’allarme è lanciato: ora la palla passa alla Casa Bianca.


Punti Chiave:

  1. Minaccia economica: Un nuovo dazio del 15% su vino e liquori UE rischia di causare perdite per quasi 2 miliardi di dollari e il taglio di oltre 25.000 posti di lavoro americani.
  2. Azione collettiva: L’allarme è stato lanciato dalla Toasts not Tariffs Coalition, un gruppo di 57 associazioni che rappresenta l’intera filiera del settore alcolici negli Stati Uniti.
  3. Tempismo critico: L’appello è stato fatto in vista della stagione delle festività (ottobre-dicembre), il periodo commercialmente più importante dell’anno per l’industria.
  4. Accordo incompleto: I dazi sono il risultato del mancato inserimento di un’esenzione per il settore nell’ultimo accordo commerciale siglato tra Washington e Bruxelles.
  5. Appello alla presidenza: Il settore chiede un intervento diretto del Presidente Trump per tornare a un commercio senza dazi e salvaguardare l’economia del settore dell’ospitalità.