Le esportazioni di vino australiano riprendono il volo con un notevole +13% in valore nei 12 mesi terminati a giugno 2025, grazie soprattutto alla Cina post-dazi (+162% in volume). Pechino torna primo mercato per valore, ma la ripresa nasconde un calo globale e volumi lontani dal picco 2018. Il settore deve bilanciare la normalizzazione cinese con la contrazione nei mercati tradizionali, gestendo una domanda in evoluzione.
Nel panorama delle esportazioni vinicole globali, l’Australia sta vivendo un momento di significativa ripresa, trainata in larga parte dalla revoca dei dazi cinesi avvenuta alla fine di marzo 2024. Secondo i recenti dati di Wine Australia, nei 12 mesi terminati a giugno 2025, le esportazioni di vino australiano hanno registrato un aumento del 13% in valore, raggiungendo i 2,48 miliardi di dollari australiani, e un incremento del 3% in volume, attestandosi a 639 milioni di litri. Il valore medio per litro (FOB) è salito del 10% a 3,88 dollari australiani.
Questa crescita complessiva è stata quasi interamente sostenuta dal rimbalzo del mercato della Cina continentale. Le esportazioni verso questa destinazione hanno infatti subito un’impennata del 123% in valore, toccando gli 893 milioni di dollari australiani, e un aumento del 162% in volume, raggiungendo 85 milioni di litri. La Cina è tornata a essere la principale destinazione per valore delle esportazioni vinicole australiane, rappresentando il 36,01% del fatturato totale. Questo ha riposizionato la Cina come il terzo mercato per volume, dopo il Regno Unito e gli Stati Uniti, e ha evidenziato un incremento significativo del prezzo medio per litro, indicando una maggiore presenza di vini di alta gamma.
Tuttavia, nonostante la notevole ripresa, l’entusiasmo è temperato da un’analisi più profonda. Peter Bailey, Manager Market Insights di Wine Australia, ha sottolineato che “il trimestre conclusosi a giugno 2025 è stato inferiore del 35% in valore rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente”. Questo suggerisce un progressivo normalizzarsi dell’export verso la Cina continentale dopo la fase iniziale di rifornimento dei magazzini.
Inoltre, sebbene il ritorno della Cina sia cruciale, il volume del vino australiano esportato rappresenta ancora la metà rispetto al picco raggiunto nel 2018. Il mercato cinese del vino nel suo complesso ha subito una drastica contrazione negli ultimi anni, con il mercato che è ora solo un terzo delle sue dimensioni rispetto al 2019. Questo calo è stato evidenziato anche dalla diminuzione delle importazioni da parte di Francia, Italia, Spagna e Cile negli ultimi 12 mesi.
Parallelamente, le esportazioni verso il resto del mondo hanno mostrato un trend meno favorevole. Escludendo la Cina continentale, il valore delle esportazioni è diminuito dell’11% a 1,59 miliardi di dollari australiani, e il volume è calato del 6% a 554 milioni di litri. Questa flessione è attribuita in parte alla ridotta produzione di vino in Australia negli ultimi tre anni, che ha limitato la disponibilità di vino pronto per l’esportazione. Dal lato della domanda, si osserva una tendenza a lungo termine di declino dei consumi in mercati chiave.
Le esportazioni di vino australiano in bottiglia hanno registrato un aumento del 16% in valore, arrivando a 1,99 miliardi di dollari australiani, e del 6% in volume, raggiungendo 213 milioni di litri. Il valore medio è salito del 9% a 9,36 dollari australiani per litro (franco a bordo). Al contrario, il vino sfuso ha visto un aumento più modesto, con un 4% in valore a 490 milioni di dollari australiani e un 2% in volume a 426 milioni di litri, con un valore medio in crescita del 3% a 1,15 dollari australiani per litro.
A livello geografico, l’Europa rimane il continente più rilevante per volume di esportazioni di vino australiano, sebbene abbia registrato un calo in volume del 6% a 288 milioni di litri nei 12 mesi. Il Regno Unito è stato il Paese che ha contribuito maggiormente a questo declino. Il Nord America ha subito una flessione in volume del 10% a 173 milioni di litri, principalmente a causa delle esportazioni verso gli Stati Uniti. Mentre il volume delle esportazioni verso il Canada è diminuito, il valore è aumentato grazie a un aumento delle esportazioni di vino premium (oltre 7,50 dollari australiani per litro).
Nel complesso, il rapporto di Wine Australia dipinge un quadro di ripresa guidata dalla Cina, ma con sfide persistenti in altri mercati chiave. Il settore dovrà navigare tra la normalizzazione della domanda cinese e il continuo declino dei consumi in altre regioni, bilanciando l’offerta con una domanda globale in evoluzione.
Punti Chiave:
- Ripresa trainata dalla Cina: Le esportazioni totali di vino australiano sono aumentate del 13% in valore, quasi interamente grazie all’impennata del 123% in valore e del 162% in volume verso la Cina continentale dopo la revoca dei dazi.
- Dipendenza dalla Cina: La Cina è tornata a essere la principale destinazione per valore (36,01% del totale), ma questo rimbalzo maschera un quadro meno roseo negli altri mercati.
- Export globale in contrazione: Escludendo la Cina, il valore delle esportazioni è diminuito dell’11%, con cali significativi in Europa (soprattutto Regno Unito) e Nord America (Stati Uniti).
- Volumi inferiori al passato: Nonostante la ripresa, il volume di vino australiano esportato in Cina è ancora la metà rispetto al picco del 2018, e il mercato cinese del vino si è ridotto di due terzi dal 2019.
- Sfide per il futuro: Il settore deve affrontare la normalizzazione della domanda cinese, una produzione limitata in Australia e il calo a lungo termine dei consumi nei mercati chiave.












































