Mentre l’Irlanda fa un passo indietro sull’etichettatura sanitaria per gli alcolici, rinviandola al 2028, il Regno Unito spinge per introdurla. Una divergenza che accende il dibattito europeo sulla salute dei consumatori, gli interessi economici e il diritto a un’informazione trasparente.
L’Irlanda, primo Paese al mondo ad aver approvato una legislazione per introdurre avvertenze sanitarie obbligatorie sulle bevande alcoliche, ha deciso di rinviarne l’attuazione al 2028, suscitando forti reazioni tra i diversi attori.
Il rinvio è stato motivato da timori legati all’imposizione di dazi statunitensi sulle esportazioni irlandesi di alcolici. La misura, originariamente prevista per il maggio 2026, prevedeva che le etichette degli alcolici indicassero i rischi legati al consumo di alcol e il contenuto calorico dei prodotti.
Il Dipartimento della Salute ha confermato che, a seguito della decisione del governo di posticipare l’applicazione della normativa, si procederà con le necessarie modifiche regolamentari.
Industria in festa, ma non tutti applaudono
La reazione dell’industria non si è fatta attendere. Drinks Ireland, principale organismo di rappresentanza del settore, ha parlato di una scelta che porta “un sollievo necessario per i produttori”, permettendo agli esportatori di concentrare le risorse sulla diversificazione dei mercati e sulla sopravvivenza stessa delle imprese.
Secondo l’associazione, l’introduzione della normativa avrebbe comportato un aumento del 35% dei costi di confezionamento ed etichettatura, rischiando di penalizzare fortemente i produttori irlandesi rispetto ai concorrenti europei. Inoltre, la legge — definita una “misura nazionale unilaterale” — avrebbe potuto spingere alcune aziende a rinunciare al mercato irlandese, con ripercussioni sui costi e sulla disponibilità per i consumatori.
Anche il Comité Européen des Entreprises Vins (CEEV) ha accolto con favore la notizia. “Introdurre un avvertimento sanitario unilaterale e sproporzionato avrebbe comportato costi significativi e oneri amministrativi, specialmente per i piccoli e medi produttori vinicoli,” ha dichiarato la presidente Marzia Varvaglione.
Per il segretario generale Ignacio Sánchez Recarte, si tratta di “una pausa necessaria per ripensare a come garantire una corretta informazione al consumatore, senza compromettere la coerenza giuridica ed economica del mercato europeo”.
Di tutt’altro avviso è l’associazione Alcohol Action Ireland, che ha definito il rinvio “una sconfitta per la salute pubblica” e una “mancanza di leadership e democrazia”. “Non si tratta solo del diritto negato agli irlandesi di essere informati sui rischi dell’alcol,” ha dichiarato la CEO Sheila Gilheany, “ma di una legge pionieristica minata dall’industria che dovrebbe essere regolata.”
Anche il presidente dell’associazione, Frank Murray ha ricordato come l’Irlanda fosse destinata a diventare il primo Paese al mondo ad adottare avvisi sanitari completi sugli alcolici e il secondo a introdurre messaggi specifici sul rischio di cancro, dopo la Corea del Sud.
Il Regno Unito spinge sull’etichettatura sanitaria
Mentre in Irlanda il dibattito si fa sempre più acceso, nel Regno Unito il governo guidato dal partito laburista annuncia l’intenzione di introdurre avvertenze sanitarie e informazioni nutrizionali obbligatorie su tutte le bevande alcoliche. Lo prevede il “10-Year Health Plan”, il piano sanitario decennale illustrato da Gillian Merron, sottosegretaria alla salute e all’assistenza sociale.
“Questa misura — ha scritto in una risposta scritta alla Camera dei Lord — aiuterà le persone a fare scelte più informate e salutari, in linea con le normative già vigenti su tabacco, alimenti e bevande analcoliche”. Pur senza confermare l’introduzione di avvisi sul cancro, Merron ha evidenziato che l’obiettivo è armonizzare l’etichettatura alcolica con le altre forme di comunicazione sanitaria già esistenti, portando maggiore consapevolezza sui rischi legati al consumo di alcol.
La World Cancer Research Fund (WCRF) ha chiesto che le bottiglie di birra, vino e superalcolici rechino messaggi forti e chiari sul rischio di cancro, superando le vaghe raccomandazioni del tipo “consumare con moderazione”. “L’evidenza è chiara: etichette sanitarie sull’alcol sono urgentemente necessarie nel Regno Unito per salvare vite”, si legge nella lettera inviata a Sir Keir Starmer, leader laburista al governo.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene la misura. “Etichette chiare e ben visibili, comprese quelle sul rischio di cancro, sono fondamentali per il diritto alla salute”, ha dichiarato nel febbraio 2025 il direttore regionale europeo, Dr Hans Henri P. Kluge.
Uno scontro tra diritti, salute e interessi socio-economici
L’evoluzione delle politiche sull’etichettatura dell’alcol in Irlanda e Regno Unito riflette un confronto sempre più acceso tra diritto alla salute, libera concorrenza e tutela del mercato. Da un lato, la necessità di informare correttamente i consumatori sui rischi connessi all’alcol; dall’altro, le pressioni di un settore strategico per l’economia e l’export, soprattutto nei Paesi con una forte tradizione produttiva.
Il dibattito è tutt’altro che chiuso e il 2028 potrebbe non rappresentare un semplice rinvio, ma un nuovo punto di partenza per riformulare strategie di informazione al consumo che siano condivise, equilibrate e realmente efficaci a livello europeo.
Punti Chiave:
- L’Irlanda rinvia al 2028 l’introduzione delle etichette sanitarie obbligatorie sugli alcolici, citando timori per l’export e le pressioni dell’industria.
- Le associazioni di produttori, come Drinks Ireland, accolgono con favore il rinvio, definendolo un sollievo necessario contro l’aumento dei costi e gli oneri amministrativi.
- Le organizzazioni per la salute pubblica, come Alcohol Action Ireland, definiscono la decisione una sconfitta per la salute e una vittoria per le lobby dell’industria.
- Al contrario, il Regno Unito accelera con un piano per introdurre avvertenze sanitarie e informazioni nutrizionali obbligatorie su tutte le bevande alcoliche.
- La vicenda evidenzia il forte scontro in atto in Europa tra il diritto alla salute dei consumatori e gli interessi economici dell’industria degli alcolici.












































