Dal 1° agosto 2023, nel Regno Unito è iniziato un processo di riforma della tassazione degli alcolici che sta spingendo i produttori di vino a ridurre la gradazione per limitare i costi. L’Australia, principale esportatore in volume, ha registrato un netto calo del tenore alcolico nei suoi vini destinati al mercato britannico. Una strategia per contenere i costi o un cambiamento strutturale?

A partire dal 1° agosto 2023, il Regno Unito ha rivoluzionato il sistema di tassazione degli alcolici, sostituendo l’imposta fissa con un modello basato sul grado alcolico del prodotto. Questo cambiamento ha avuto un impatto diretto sulle esportazioni di vino, con un progressivo calo del tenore alcolico medio dei prodotti destinati a questo mercato strategico.

Fino a luglio 2023, il vino con un contenuto alcolico compreso tra l’8,5% e il 22% era soggetto a un’imposta fissa di 2,23 sterline per una bottiglia da 750 ml. Con la nuova normativa, il calcolo della tassa avviene in base alla percentuale di alcol dichiarata in etichetta. Durante un periodo di transizione, i vini con gradazione tra l’11,5% e il 14,5% sono stati tassati come se avessero un contenuto alcolico del 12,5%, con una imposta di 2,67 sterline a bottiglia. Tuttavia, dal 1° febbraio 2025, questa facilitazione è stata eliminata e le tariffe sono state aggiornate in base all’inflazione prevista dal Retail Price Index.

Il Regno Unito rappresenta il principale mercato di esportazione per il vino australiano in termini di volume, dato che nel 2024 ha assorbito il 33% delle spedizioni totali. Nell’anno conclusosi a dicembre, l’Australia ha esportato nel Regno Unito 212 milioni di litri di vino per un valore di 352 milioni di dollari australiani (FOB). La stragrande maggioranza delle esportazioni, pari all’89%, avviene in contenitori bulk per poi essere confezionata localmente, abbassando il valore dichiarato all’export. Se il valore medio del vino confezionato fosse applicato anche a queste esportazioni, il giro d’affari supererebbe il miliardo di dollari australiani.

Sebbene il volume complessivo delle esportazioni verso il Regno Unito sia diminuito solo del 2% tra il 2022 e il 2024, la gradazione alcolica media dei vini spediti ha subito un calo significativo. Prima della riforma fiscale, i vini rossi esportati presentavano un contenuto alcolico medio del 13,6%, mentre i bianchi si attestavano al 12,6%. Nel 2024, questi valori sono scesi rispettivamente al 12,8% e all’11,8%, con una riduzione del 6% della gradazione media per entrambe le tipologie. Tale calo si distingue nettamente rispetto al decremento dell’1% registrato nelle esportazioni globali di vino australiano nello stesso periodo.

L’analisi delle esportazioni evidenzia un cambiamento marcato nella distribuzione dei livelli alcolici. Nel 2022, meno del 5% del vino australiano destinato al Regno Unito aveva una gradazione inferiore all’11,5%. Nel 2024, questa quota è salita al 42%. Nello stesso arco di tempo, i vini con gradazione compresa tra l’11% e l’11,49% sono passati dal rappresentare il 4% delle esportazioni al 36%. Questo spostamento è evidente sia nei rossi che nei bianchi: i vini rossi con meno dell’11,5% di alcol rappresentano oggi il 21% delle esportazioni, contro un volume praticamente inesistente nel 2022, mentre la quota dei bianchi con questo livello alcolico è passata dall’8% al 53%.

Anche le vendite al dettaglio nel Regno Unito stanno seguendo questa tendenza, seppure con un certo ritardo rispetto alle esportazioni. Secondo i dati off-premise di Circana, l’Australia detiene una quota del 24% nel mercato britannico del vino venduto al dettaglio. Le vendite di vino australiano mostrano ancora una leggera prevalenza di prodotti con gradazione tra il 13,5% e il 14,49%, in linea con la maggiore quota di vini rossi (52%) rispetto alla media del mercato (40%). Tuttavia, nell’ultimo anno, la quota di vini con meno dell’11,5% di alcol è aumentata di circa 3 punti percentuali, sia per il vino australiano che per il totale delle vendite di vino fermo nel Regno Unito.

Le implicazioni economiche di queste modifiche sono significative. Se i produttori non intervengono per ridurre la gradazione alcolica o non assorbono l’aumento delle accise lungo la filiera, i prezzi al dettaglio sono destinati a salire. Il prezzo medio di vendita del vino fermo nel Regno Unito è aumentato del 4% nell’anno terminato a dicembre 2024, raggiungendo le 6,79 sterline per una bottiglia da 750 ml.

L’inasprimento delle tasse sugli alcolici nel Regno Unito rappresenta una sfida importante per i produttori di vino, che stanno progressivamente adattando le proprie strategie produttive per mantenere la competitività. La riduzione della gradazione alcolica è una delle soluzioni più immediate per contenere l’impatto fiscale e mantenere il vino accessibile ai consumatori britannici. La dinamica del mercato nei prossimi anni chiarirà se questa tendenza sarà strutturale o se i produttori adotteranno nuove strategie per rispondere alle evoluzioni normative.


Punti Chiave:

  1. Nuova tassazione basata sul grado alcolico – Dal 1° agosto 2023, il Regno Unito ha introdotto una tassazione proporzionale alla gradazione alcolica e dal 1° febbraio 2025 le tariffe sono state aggiornate in base all’inflazione prevista dal Retail Price Index, aumentando i costi per i vini più alcolici.
  2. Calo del tenore alcolico dei vini australiani – Per ridurre l’impatto fiscale, la gradazione media dei vini australiani esportati nel Regno Unito è scesa dal 13,6% al 12,8% per i rossi e dal 12,6% all’11,8% per i bianchi.
  3. Aumento delle esportazioni di vini a bassa gradazione – Nel 2022, solo il 5% del vino australiano destinato al Regno Unito aveva meno dell’11,5% di alcol. Nel 2024, questa quota è salita al 42%, con un impatto significativo sulle strategie produttive.
  4. Effetti sul mercato britannico – Le vendite di vino a basso tenore alcolico sono in crescita nel Regno Unito, ma la pressione fiscale sta facendo aumentare i prezzi al dettaglio, con un rincaro medio del 4% nell’ultimo anno.
  5. Adattamento o cambiamento strutturale? – La riduzione della gradazione è una strategia per contenere le accise, ma resta da capire se si tratta di una tendenza temporanea o di una trasformazione permanente del mercato del vino.