Sono venuto a conoscenza in ritardo della morte, il 16 giugno scorso, di Giovanni Piscolla.

A Giovanni devo moltissimo sia dal punto di vista umano che professionale. Ma non sono certo solo io a dover essere grato a Giovanni Piscolla che è stato il miglior dirigente pubblico che ho incontrato nel mio cammino professionale.

Giovanni, infatti, è stato un uomo chiave all’interno dell’Assessorato agricoltura della Regione Toscana. È stato il dirigente che più di ogni altro ha consentito lo sviluppo del turismo del gusto, dei sapori, dei prodotti tipici in tutte le sue diverse sfaccettature.

È lui che mi ha insegnato il valore, le potenzialità del turismo del vino, dell’agriturismo.

Abbiamo condiviso un importante progetto formativo in Sicilia che ci ha visto per un paio d’anni girare tutte le aree delle straordinarie produzioni tipiche di questa terra. Con lui abbiamo formato decine di produttori coinvolti nelle Strade del vino siciliane.

Ma lui era sempre un passo davanti a me, ma non me l’ha fatto mai pesare, anzi. Aveva una visione lucidissima di cosa significasse fare un’attività enoturistica o agrituristica efficace. Il suo punto di partenza era sempre il rispetto della terra, l’esaltazione della bellezza del paesaggio rurale.

Non a caso è riuscito a costruirsi, una volta andato in pensione, uno degli agriturismi più belli del nostro Paese, nella suggestiva collina di Fiesole.

Per lui la bellezza dei luoghi veniva prima di tutto. È stato un visionario, sempre. Gli eventi organizzati da Giovanni, nella veste di dirigente della Regione Toscana, sono stati i più belli e originali tra i tanti ai quali ho partecipato in oltre trent’anni di lavoro nel mondo dell’agroalimentare.

Tra i tanti ricordo l’iniziativa di tutela e promozione dei vini delle piccole Isole. La cena a Capel Rosso, al tramonto, con i vini dell’Isola del Giglio, rimane una perla straordinaria nel panorama degli eventi dedicati ad un territorio ed ai suoi prodotti. Ma è ancora vivido nella mia mente il “gioco evento” organizzato nel Parco di Pinocchio a Collodi dove Giovanni riuscì a tirare fuori un’iniziativa ad alta originalità dove il gusto si mischiava con il gioco.

Giovanni è stato un uomo retto, con un altissimo senso del dovere e di una coerenza assoluta. Caratteristiche rare che non sempre gli hanno probabilmente consentito di ottenere tutti quei riconoscimenti che avrebbe assolutamente meritato. Con Giovanni abbiamo ideato il Centro studi sulle Strade del vino all’interno dell’Associazione delle Città del Vino, grazie alla collaborazione di un altro straordinario uomo del vino, anche lui recentemente scomparso, Paolo Benvenuti.

Un’idea nata per dare un supporto concreto allo sviluppo dell’enoturismo italiano. Giovanni, infatti, prima di molti altri, era cosciente che il turismo del vino nel nostro Paese sarebbe potuto decollare solo attraverso la crescita professionale delle figure in esso coinvolte. Mi fa effetto tutto questo, mentre con il nostro Italian Wine Tour sto girando l’Italia per comprendere lo stato dell’arte del turismo del vino del nostro Paese. Sarebbe stato bellissimo fare questo Tour assieme a Giovanni, il suo occhio sarebbe stato prezioso per comprendere concretamente la reale situazione dell’enoturismo italiano.

Se penso a quante analisi superficiali su questo tema mi capita di leggere anche in queste settimane, comprendo quanto Giovanni fosse più avanti di tutti. Oltre vent’anni fa aveva capito non solo il ruolo chiave del turismo rurale nel nostro Paese, ma anche le modalità concrete per svilupparlo.

Giovanni mi mancherà moltissimo e mi dispiace non essergli stato vicino in questi ultimi anni. Aiutaci a combattere sempre per la salvaguardia del bello da lassù Giovanni.