Dopo decenni di avvelenamento dei loro terreni con ogni prodotto chimico sintetico conosciuto dall’uomo, i coltivatori di Champagne, Provenza e Borgogna sono sempre più alla ricerca della certificazione biologica.
Secondo l’ex giocatore di rugby diventato viticoltore Gerard Bertrand, la regione dell’Occitania è il più grande produttore di vini biologici in Francia. “Rappresenta il 38% dei vigneti biologici francesi e il 7% del vigneto biologico globale. In Occitania, il 16% dei vigneti sono certificati biologici o in fase di conversione”. La regione ospita l’annuale Millésime Bio, la manifestazione numero uno al mondo per il vino biologico.

Altrove, tuttavia, le cifre sono meno incoraggianti. Il CIVB (Conseil Interprofessionnel du Vin de Bordeaux) ha rilasciato una serie di statistiche nel 2018, da cui risulta che 608 produttori di AOC Bordeaux (Appellation d’Origine Contrôlée, la DOC francese ndr) hanno ricevuto la certificazione biologica, mentre solo 47 sono passati alla viticoltura biodinamica. Le autorità ci tengono a sottolineare che, negli ultimi 10 anni, l’uso di fitosanitari sintetici a Bordeaux è diminuito. Eppure c’è ancora una massa critica di produttori nella regione che si affidano a pesticidi ed erbicidi per ottenere una resa più elevata.

Secondo James Lawrence, giornalista di Wine Searcher, il clamore sulla rivoluzione viticola francese è stato gonfiato a dismisura, in gran parte dal mondo dei media del vino. La Francia è una grande potenza agricola ancora fortemente dipendente dai prodotti chimici di sintesi. Non ci si può aspettare che i produttori che lavorano nelle zone più inclementi della nazione sacrifichino i loro mezzi di sussistenza per una posizione di alto livello legata alla viticoltura “ecologica”. Secondo Lawrence, quella della viticoltura sostenibile non appare una proposta allettante: si tratta di investire maggiori fondi e correre il rischio di un raccolto misero, se il tempo diventa impietoso.

Uno sviluppo inevitabile
Gerard Bertrand ha recentemente detto a un gruppo di scrittori che il biologico deve diventare la “nuova normalità”. Un obiettivo lodevole, anche se è ovviamente più facile da raggiungere in climi miti. La Francia ha bisogno di più storie di conversione di grandi aziende di alto profilo per spingere altre realtà ad aderire.
In questo senso hanno un valore particolare le dichiarazioni di Domaines Barons de Rothschild. Secondo un portavoce dell’azienda, Château Lafite e le sue tenute partner stanno sperimentando da cinque anni pratiche biologiche e approcci biodinamici. Château L’Evangile sarà la prima etichetta a ricevere la certificazione biologica formale nel corso di quest’anno.

Il portavoce ha aggiunto: “La nostra tenuta Château L’Evangile a Pomerol sarà certificata come biologica nel 2021 e tutte le nostre tenute francesi stanno percorrendo questa strada. Sulla biodinamica, stiamo conducendo prove comparative su 13 ettari a Pauillac dal 2017, per valutare l’impatto di alcune preparazioni su criteri come la maturazione e l’acidità. Altri elementi del nostro progetto di sviluppo di ecosistemi sostenibili in tutti i nostri vigneti includono l’utilizzo del sovescio e lo sradicamento di viti in zone chiave per reintegrare siepi e alberi, al fine di aumentare la biodiversità e limitare l’erosione.”

Quando Lafite riceverà finalmente la sua certificazione biologica, si unirà ad un piccolo ma dinamico club di tenute Cru Classé. Angelus, Climens, Latour, Margaux, Palmer e Pontet-Canet, hanno tutti intrapreso questa strada ma, bisogna ammettere, con pochi reali rischi finanziari per il loro business.

L’industria del vino è stata molto franca sulle spese sostenute per perseguire una viticoltura più verde. “Non c’è dubbio che rispettare la certificazione biologica costi di più a un produttore“, dice Jean-Baptiste Lécaillon, mastro cantiniere di Louis Roederer. Egli ha sottolineato che i coltivatori della Champagne possono affrontare rese più basse (circa il 20% in meno) e che i rischi sono amplificati nelle annate difficili.

Altre proprietà di Bordeaux emuleranno l’esempio di Lafite? Se hanno le risorse a disposizione, allora sembra essere una scelta avveduta.  Nel 2019, le vendite di cibi e bevande biologiche nel Regno Unito sono cresciute del 4,5% fino a raggiungere un’incredibile cifra di 2,45 miliardi di sterline (3,57 miliardi di dollari). I consumatori negli Stati Uniti hanno seguito l’esempio. “Nel 2020, il consumo globale di vino biologico è stato di circa 349 milioni di bottiglie. L’anno prossimo, il mercato si avvicinerà al miliardo”, dice Bertrand.

Combattere il cambiamento climatico
Secondo Lécaillon, la viticoltura biologica ha anche un ruolo importante nella lotta contro il cambiamento climatico: “Le nostre viti risultano più legate al suolo che al clima, dato che hanno radici profonde su un terreno non intaccato dai pesticidi e molto resistente. Ed è questa la nostra sfida: contare su un suolo forte e sano per minimizzare le condizioni estreme di un clima sregolato. Inoltre, avendo meno rese, le nostre viti hanno più energia per affrontare la pressione delle malattie”.

I produttori delle regioni più umide della Francia che contemplano il passaggio al biologico, metteranno sempre in evidenza lo stesso impedimento: il costo. 
Lécaillon ne è consapevole: “L’uva per il Louis Roederer Brut Premier viene acquistata solo attraverso contratti di lunga data con i coltivatori ai quali viene offerto un incentivo finanziario per rispettare i requisiti del “Coeur de Terroir” (selezione delle parcelle) e la certificazione ambientale, che può essere HVE-VDC, AB o Demeter”

Allo stato attuale, la ricerca di una rivoluzione ecologica della viticoltura francese non può che acuire l’abisso che separa i grandi brands dalle piccole e medie realtà che operano con difficoltà e margini risicati. 

La Francia dotrebbe muoversi verso un paradigma che sia sano dal punto di vista ambientale e pragmatico dal punto di vista commerciale. La chiave per sbloccare questo cambiamento sarà la possibilità di accedere a significativi incentivi finanziari.
Altrimenti, la viticoltura verde rimarrà un privilegio per ricchi e un sogno per poveri.