In un anno in cui c’è stata una significativa incertezza commerciale, con il problema del Covid e anche della Brexit, il vino sfuso è stato la categoria di vino che si è sviluppata meglio nel Regno Unito durante i primi 11 mesi dell’anno.

Le importazioni sono aumentate dell’11,5% in termini di volume (+54,3 milioni di litri), il che ha ampiamente compensato il crollo registrato dai vini spumanti (-11,4 milioni di litri) e dai bag-in-box (-1,4 milioni di litri) in un mercato dominato dai vini in bottiglia, i cui gli acquisti sono invece cresciuti solo dello 0,4% (+2,6 milioni di litri).

In termini di valore, il vino sfuso, importato nel Regno Unito a 1,04 sterline al litro, ha visto un aumento del 15,5%. 

A novembre 2020 però, il Regno Unito ha speso 75 milioni di sterline in più in vino sfuso, ma in questo caso non ha compensato il calo registrato dalle altre categorie: vini spumanti (-111 milioni di sterline), vini in bottiglia (-47 milioni di sterline) e, in misura minore, vini bag-inbox (-0,4 milioni di sterline). Sia i vini sfusi (+3.8% raggiungendo 1.04 GBP/litro) che i vini bag-in-box (+9.7% raggiungendo 1.78 GBP/litro) hanno aumentato il loro prezzo, mentre il prezzo dei vini spumanti è sceso del -9.6% (a 4.31 GBP/litro) e quello dei vini imbottigliati del -2,7% (a 3,00 GBP/litro).

La sostanziale ripresa delle importazioni di vino sfuso nel Regno Unito è avvenuta grazie all’eccezionale sviluppo registrato durante la seconda metà del 2020: gli acquisti sono saliti alle stelle tra giugno e novembre. Durante i primi 11 mesi dell’anno, il Regno Unito si è classificato come il secondo Paese importatore di vino sfuso dopo aver superato la Francia, anche se ancora lontano dalle cifre della Germania.

Il vino sfuso argentino, con un +94%, è quello che è cresciuto di più nel Regno Unito. Gli altri cinque Paesi fornitori principali, ovvero il 92% del volume totale di vino sfuso importato nel Regno Unito a novembre appartengono al Nuovo Mondo: Australia (+3,9%), Stati Uniti (+10,9%), Cile (+17,4%), Sudafrica (+3,1%), Nuova Zelanda (+23,4%). In termini di valore, invece, gli Stati Uniti sono cresciuti sopra la media e sono diventati il principale venditore, davanti all’Australia.

L’Italia, inoltre, ha superato la Spagna come primo paese fornitore europeo di vino sfuso per il Regno Unito, aumentando del 16,3%, con un gap di +6,4% rispetto alla Spagna. In termini di volume, sia l’Italia che la Spagna hanno rappresentato circa 15 milioni di litri. 

A una distanza considerevole, troviamo la Moldavia (+23,6%) e la Francia (+2,2%), e a un terzo livello: Ungheria (+86%) e Germania (-52%). In termini di Euro, l’Italia rimane il primo venditore con cifre stabili (-0,3%), anche se è stata sul punto di essere superata dalla Francia, il cui fatturato è aumentato del 65%, a causa dell’aumento del prezzo medio di oltre il 60%, raggiungendo 2,94 sterline al litro, ovvero il prezzo medio più alto dei suoi concorrenti.

Negli Stati Uniti lo sviluppo delle importazioni di vino è stato condizionato dall’attuazione dell’escalation tariffaria del 25% contro alcuni vini in bottiglia provenienti da Francia, Spagna, Germania e Regno Unito, adottata dall’amministrazione Trump nell’ottobre 2019. 

Come nel caso del mercato britannico, anche qui il vino sfuso, importato a 85 centesimi di dollaro al litro, è stato la categoria di vino che si è sviluppata meglio negli Stati Uniti, registrando incrementi molto simili al Regno Unito, non solo in termini di volume (+11,3%) ma anche di valore (+17.2%).

Gli acquisti di vino sfuso degli Stati Uniti sono aumentati di 34,5 milioni di litri e di 42,4 milioni di dollari rispetto ai primi 11 mesi del 2019, a un prezzo medio leggermente superiore (+5,3%: raggiungendo gli 85 centesimi al litro). E’ stato inoltre importato meno vino sfuso solo nei mesi di gennaio e aprile. Ai buoni dati registrati dal vino sfuso, vanno aggiunti quelli del vino bag-in-box, cresciuti di quasi il 10%. Al contempo, i vini spumanti e i vini in bottiglia sono aumentati di circa il 12% in valore e un po’ meno in termini di volume.

Senza dubbio, la Francia è stata la più colpita da questa escalation tariffaria. Gli acquisti degli Stati Uniti di vino imbottigliato francese sono crollati drasticamente durante i primi 11 mesi del 2020, soprattutto in termini di valore. Anche i prezzi molto più bassi non hanno evitato un forte calo anche in termini di volume. 

Di fronte alla crisi del vino imbottigliato, la Francia ha concentrato le sue vendite di vino sfuso negli Stati Uniti crescendo del 220% in termini di volume durante i primi 11 mesi del 2020 e diventando così il primo fornitore europeo di vino negli Stati Uniti e il quinto su scala scala globale (da 2,7 milioni di litri a 8,5 milioni di litri).

Questo grande impulso alle importazioni americane di vino sfuso francese ha avuto luogo nonostante il fatto che il prezzo medio è salito significativamente del 114% raggiungendo 5,24 USD/litro, prezzo non solo più alto di quello dei suoi concorrenti, ma anche superiore a quello registrato dalla maggior parte dei fornitori nella categoria dei “vini confezionati”.

È quindi in termini di valore che la Francia ha raggiunto una crescita davvero eccezionale, passando da 6,5 milioni di dollari a quasi 45 milioni di dollari (+585%). Ora, la Francia è già in quarta posizione nella classifica delle vendite di vino sfuso agli Stati Uniti, ed è sul punto di superare la terza posizione che è tenuta da un venditore importante come l’Australia.

Rispetto agli altri vini sfusi europei, gli Stati Uniti hanno importato quasi il 20% in meno di vino sfuso italiano, mentre le importazioni di vino sfuso spagnolo sono leggermente aumentate (+2%). Buoni dati per Portogallo, Germania e Grecia, anche se registrano vendite abbastanza moderate che influenzano appena l’evoluzione globale. 

Per quanto riguarda i Paesi fornitori del Nuovo Mondo, il Canada e il Cile hanno guadagnato importanza come fornitori leader di vino sfuso in termini di volume, aumentando entrambi di circa il 17%. D’altra parte, in termini di valore, il Cile e la Nuova Zelanda sono in testa. Nei prossimi mesi, lo sviluppo delle importazioni di vino negli Stati Uniti dipenderà in gran parte da ciò che accadrà con le “Trump Tariffs” contro i “vini confezionati” nel quadro di un nuovo periodo commerciale dell’amministrazione Biden-Harris.