Stiamo seguendo da mesi numerose iniziative internazionali online, tra queste ci ha particolarmente colpito l’RC Show di Toronto. RC è la più importante associazione che riunisce i più autorevoli ristoratori canadesi. Questo evento, andato in “onda” nei giorni scorsi, ha consentito di fare un’analisi approfondita non solo della situazione attuale della ristorazione in Canada ma, soprattutto, di comprendere le prospettive future soprattutto in relazione al business del vino.

In questa direzione si è inserito un interessante webinar dal titolo “Pouring to Profitabiity” (“versare” la redditività) incentrato sul rapporto tra vino e ristorazione in tempi di pandemia.

Al webinar – moderato da David Rutman, executive director di Wset Americas, oggi leader mondiale nella formazione dedicata a vini e distillati – sono intervenuti come relatori Scott Walton, presidente della Mark Anthony Wine & Spirits, uno dei maggiori protagonisti dell’importazione e distribuzione di vini in Canada, Jay Wright, presidente di Arterra Wines Canada, produttori e importatori e, infine, Flavio Geretto, global export director di Villa Sandi, uno dei più autorevoli esperti di mercati internazionali del vino italiani.

Geretto, in particolare, si è soffermato all’inizio del suo intervento di come l’importante azienda della famiglia Moretti Polegato è stata in grado di gestire il fronte export in una fase così complessa, caratterizzata da una pandemia che non ha risparmiato nessun Paese al mondo.

“Ci siamo prefissati – ha spiegato Flavio Geretto – fin dall’inizio della pandemia di mantenere costanti le relazioni con la ristorazione che è stato il comparto che più ha sofferto e sta soffrendo di questa grave emergenza. Abbiamo, tra le tante cose, attivato il nostro blog non solo per raccontare la nostra realtà, facendola vivere quotidianamente in maniera virtuale, ma raccogliendo anche le testimonianze dei nostri clienti. Abbiamo addirittura applicato il wifi tra i nostri vigneti per far vivere la nostra azienda assolutamente in modalità live”.

La ristorazione quindi assolutamente strategica secondo il parere di Flavio Geretto: “Non va mai dimenticato il ruolo che gioca il canale on trade nella valorizzazione dei vini. È infatti in questo canale che si costruisce l’autorevolezza del brand di un’azienda. Per questa ragione Villa Sandi considera da sempre la ristorazione assolutamente strategica e pur in una situazione difficile non abbiamo mai smesso di mantenere forti le relazioni con questo canale”.

Ma quali possono essere, pertanto, le strategie migliori per costruire relazioni adeguate con la ristorazione?

“Il punto di partenza, a mio parere – ha spiegato Geretto – è supportare la crescita culturale dei consumatori. Più il consumatore diventa “esperto di vino” e più questo aspetto determina un beneficio per la ristorazione. Per questo la comunicazione nei confronti dei consumatori finali sarà sempre più strategica perché consentirà quella crescita culturale essenziale per far crescere le vendite e i consumi dei vini di qualità. Dobbiamo quindi consentire un costante flusso di informazioni ai consumatori ed oggi questo è possibile grazie in particolare agli strumenti digitali, social media in primis. Dobbiamo poi aiutare i ristoratori a costruire liste vini meno folte ma più focalizzate su prodotti che meglio si adattino al target dei loro clienti. Senza dimenticare l’importanza della vendita vini a calice che consente, tra l’altro, una maggiore rotazione dei vini all’interno della ristorazione. Penso, inoltre, al ruolo dei sommelier che dovrà inevitabilmente evolversi verso anche nuove modalità di comunicazione ai clienti, attraverso magari più consigli e meno descrizioni complesse dei vini. Infine penso vadano supportati i ristoratori nella ricerca di nuovi vini. Se penso allo straordinario patrimonio di vitigni autoctoni italiani ritengo che potremmo presentare al mondo della ristorazione internazionale un portfolio fantastico di vini originali che possono intercettare le nuove curiosità dei consumatori di tutto il mondo”.

Ma Geretto ha voluto anche rendere merito alla sua squadra di lavoro: “Siamo riusciti e stiamo riuscendo a rispondere in maniera adeguata ad una situazione così difficile anche grazie, e soprattutto, al mio team che in quest’ultimo anno così complesso si è dimostrato fondamentale”.

Ma come hanno reagito i diversi mercati del vino in una fase così emergenziale?

“C’è una grande diversità tra mercato e mercato – ha spiegato il responsabile export di Villa Sandi – anche in relazione all’evoluzione del contagio che come è noto ha avuto un andamento temporale diverso tra Paese e Paese. In Canada, ad esempio, la presenza dei Monopoli ha sicuramente un flusso costante dell’ingresso e vendita dei vini presso i loro stores”.

Scott Walton, dall’autorevole osservatorio della Mark Anthony ha sottolineato come anche la ristorazione canadese ha subito notevolmente l’impatto di Covid-19: “Abbiamo dovuto reinventare anche noi distributori la nostra attività in Canada, senza dimenticare le difficoltà che stanno incontrando anche le aziende vitivinicole canadesi, a partire da quelle dell’Okanagan (in British Columbia) che notoriamente sono fortemente esposte sul fronte enoturistico”.

“Da parte nostra – ha proseguito Walton – abbiamo continuato a supportare i ristoratori mantenendo attivi tutti i nostri collaboratori specializzati nell’on trade. Ci possiamo dire fortunati anche grazie al nostro portfolio prodotti che è molto diversificato”.

Walton ha inoltre evidenziato come l’impatto del Coronavirus in Canada è stato alquanto diversificato tra provincia e provincia, con alcune molto colpite ed altre meno. Come pure è indubbio che la presenza dei Monopoli ha comunque consentito in Canada un flusso di vendite costante. Non è quindi un caso che nel 2020 il Canada è stato tra i pochi Paesi al mondo a registrare un aumento dell’import di vino (+1,6% in valore).

Ma tornando al webinar dell’RC Show di Toronto molto indicativo l’intervento di Jay Wright che ha sottolineato come i consumatori canadesi si sono adattati velocemente ad una situazione così difficile cercando nuove vie per garantirsi un consumo adeguato di vino. In questa direzione la ristorazione canadese ha dimostrato un notevole livello di resilienza sviluppando, in particolare, diverse forme di home delivery e take away per rispondere alle chiusure imposte dai lockdown.

“Ma va anche detto – ha evidenziato Wright – che si sono attivate anche molte azioni di solidarietà all’interno del canale on premise”.

Più “preoccupante”, per certi aspetti, un’affermazione di Wright che ha sottolineato come “in Canada molti consumatori hanno reagito a questa pandemia consumando più vini locali, scoprendo come ad esempio i vini dell’Okanagan non hanno nulla a che invidiare ai grandi vini francesi o italiani”.

Ottima la risposta di Geretto: “Non è un male che vi sia maggiore interesse nei confronti di vini locali. Ma non dobbiamo dimenticare che per i consumatori di vino, in particolare proprio le giovani generazioni, è fondamentale la cosiddetta wine experience. E in questa direzione il poter sperimentare più esperienze è essenziale. Se un giovane consumatore canadese, ad esempio, vuole gustare un aperitivo inevitabilmente vuole vivere l’esperienza italiana e vuole che sia reale, autentica. Penso quindi che tutti noi che lavoriamo nel mondo del vino, a prescindere dalla nostra provenienza, dobbiamo fare squadra per diffondere la cultura del vino nel mondo, senza barriere”.

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