Il mercato del vino in Norvegia nel 2024 ha visto una lieve contrazione nelle importazioni, ma l’Italia continua a mantenere una posizione di rilievo, specialmente nel formato “bag-in-box” (BiB). Nonostante il calo generale, il BiB e il vino spumante italiano rappresentano opportunità significative per i produttori italiani, con un crescente interesse per la praticità e la sostenibilità tra i consumatori norvegesi.

Nel 2024, il mercato del vino in Norvegia ha vissuto una leggera contrazione, con una diminuzione delle importazioni sia in valore che in volume. Nonostante questi numeri negativi, l’Italia continua a mantenere una posizione di rilievo tra i principali fornitori, sebbene con qualche difficoltà. Analizziamo l’andamento del mercato norvegese e il ruolo che il vino italiano gioca in questo scenario.

Secondo i dati dell’Observatorio Español del Mercado del Vino (OeMv), nel 2024 la Norvegia ha importato vino per un valore complessivo di 460 milioni di euro, con un volume di 87 milioni di litri, segnando rispettivamente una diminuzione di 23 milioni di euro (-4,8%) e 4,5 milioni di litri (-4,9%) rispetto all’anno precedente. Sebbene il mercato abbia registrato una flessione generale, alcuni segmenti hanno visto crescite inaspettate, come il “bag-in-box” (BiB), che ha fatto segnare un incremento del 6,3% in volume e una crescita del valore pari al 2,8%. Questo rappresenta una chiara tendenza verso formati più pratici e convenienti, segno di un cambiamento nelle abitudini dei consumatori norvegesi.

L’Italia si conferma come uno dei principali fornitori di vino per la Norvegia. Sebbene le esportazioni italiane abbiano registrato un calo del 7,8% in valore, con 115 milioni di euro di export nel 2024, il nostro Paese rimane il secondo fornitore in termini di volume, con oltre 23 milioni di litri di vino importati. Questa cifra supera quella della Francia, che si ferma a 21 milioni di litri.

Il segmento dei vini “bag-in-box”, che sta guadagnando terreno nel mercato norvegese, è una delle principali aree di crescita per l’Italia. Con una quota di mercato del 26,4%, l’Italia è il primo fornitore di questo formato, seguita dalla Francia e dalla Germania. Il BiB sta infatti emergendo come una delle categorie più promettenti, sia per il suo pratico formato che per il miglior rapporto qualità-prezzo, un trend che potrebbe essere un’opportunità per i produttori italiani.

Il vino spumante italiano continua a giocare un ruolo importante, ma registra un calo delle importazioni, con una diminuzione del 7,8% in valore e del 4,1% in volume. Nonostante ciò, l’Italia si conferma il secondo fornitore di vino spumante in Norvegia, con una quota significativa del mercato, dopo la Francia. Questo segmento potrebbe trarre beneficio da strategie di marketing mirate, che enfatizzino le caratteristiche distintive del vino spumante italiano, noto per la sua qualità e versatilità.

La Francia, pur rimanendo il primo fornitore di vino in valore con 177 milioni di euro, ha registrato una flessione delle esportazioni in Norvegia (-3,7%). In termini di volume, la Francia si colloca al secondo posto con circa 21 milioni di litri importati, perdendo terreno rispetto all’Italia.

Il Paese transalpino continua a dominare nel settore del vino spumante, ma anche in questo segmento ha registrato una diminuzione delle importazioni. Sebbene la posizione di leadership della Francia rimanga solida, è evidente che la concorrenza, in particolare da parte dell’Italia, sta aumentando.

Il BiB è senza dubbio il segmento più in crescita nel mercato del vino norvegese. Con un aumento delle importazioni del 6,3% in volume nel 2024, questo formato sta diventando sempre più popolare, soprattutto per la sua praticità e il miglior rapporto qualità-prezzo. L’Italia, che è il primo fornitore di vino BiB con una quota di mercato del 26,4%, ha visto crescere le sue esportazioni in questo segmento nonostante le difficoltà economiche globali.

Al contrario, il mercato del vino sfuso ha subito una drastica riduzione. Con un calo delle importazioni del 76,5% in valore e del 78% in volume, il vino sfuso sembra essere un segmento in forte declino. Questo fenomeno è particolarmente evidente nelle esportazioni italiane, che hanno registrato una diminuzione significativa in valore, passando da 2,45 milioni di euro nel 2023 a soli 0,69 milioni di euro nel 2024 (-72%).

Nonostante la contrazione generale del mercato, l’Italia rimane un fornitore chiave di vino per la Norvegia. Con un’attenzione particolare verso il “bag-in-box” e il vino spumante, l’industria vinicola italiana può sfruttare le opportunità offerte da questi segmenti in crescita. Sebbene la concorrenza sia agguerrita, l’Italia continua a mantenere una posizione forte, soprattutto grazie alla qualità dei suoi prodotti e alla sua capacità di adattarsi alle nuove tendenze di consumo.

Le aziende italiane devono concentrarsi sul miglioramento delle strategie di marketing, mirando a rispondere alle nuove esigenze dei consumatori norvegesi, che prediligono praticità e sostenibilità.


Punti Chiave:

  1. Contrazione del mercato: Le importazioni di vino in Norvegia sono diminuite nel 2024 sia in valore che in volume, segnando un calo del 4,8% in valore e del 4,9% in volume.
  2. Italia mantiene la seconda posizione: L’Italia è il secondo fornitore di vino in Norvegia, con oltre 23 milioni di litri importati, nonostante una diminuzione del 7,8% in valore.
  3. Crescita del “bag-in-box”: Il formato “bag-in-box” (BiB) ha visto una crescita del 6,3% in volume, con l’Italia come principale fornitore (26,4% di quota di mercato).
  4. Vino spumante italiano: Sebbene ci sia una diminuzione nelle importazioni di vino spumante (-7,8% in valore e -4,1% in volume), l’Italia rimane il secondo fornitore di spumante in Norvegia.
  5. Declino del vino sfuso: Il mercato del vino sfuso ha subito un drastico calo, con una diminuzione del 76,5% in valore e del 78% in volume.