L’enoturismo non è più un servizio secondario, ma un pilastro strategico del brand. In questa intervista esclusiva, Carolina S. Fuller rivela come Catena Zapata sia riuscita a fondere il rigore scientifico del suo istituto di ricerca con l’eccellenza gastronomica (stella Michelin), creando un’esperienza sensoriale memorabile che eleva il vino argentino e trasforma il territorio di Mendoza.

Il vino non è più soltanto un prodotto da versare nel calice, ma il fulcro di un’esperienza narrativa, scientifica ed emotiva capace di ridefinire il posizionamento di un intero territorio. In questa intervista, Carolina S. Fuller, Head of Hospitality Department di Catena Zapata, ci svela come una delle cantine argentine più iconiche e prestigiose, riconosciuta a livello globale per aver salvato e rilanciato il vitigno Malbec, abbia trasformato l’enoturismo da semplice attività ricettiva a pilastro strategico del brand.

Attraverso una sinergia perfetta tra la ricerca scientifica del “Catena Institute of Wine”, l’eccellenza gastronomica del ristorante stellato “Angélica Cocina Maestra” e un approccio sartoriale all’accoglienza, Catena Zapata dimostra che il valore percepito di un grande vino si costruisce sul perfetto equilibrio tra rigore tecnico, narrazione autentica e profonda empatia umana.

Qual è la visione di Catena Zapata riguardo all’enoturismo oggi e come si è evoluta negli ultimi anni?

In Catena Zapata intendiamo l’enoturismo come un’estensione naturale della nostra missione: dimostrare che l’Argentina può produrre vini posizionati tra i migliori al mondo, creando al contempo un legame diretto e trasparente con il consumatore. Negli ultimi anni siamo evoluti da un modello di visita tradizionale verso esperienze altamente studiate e personalizzate, incentrate sullo studio del terroir, sulla storia familiare e sulla ricerca nei vigneti d’alta quota. Un vero fiore all’occhiello del nostro percorso è il “Catena Institute of Wine”, che rende accessibile l’eredità di conoscenze alle future generazioni grazie a ricerche e paper pubblicati sulle più prestigiose riviste scientifiche globali.

Il nostro obiettivo è far sì che ogni ospite sperimenti in cantina la stessa qualità, eccellenza e calore che trova in una bottiglia di Catena Zapata in qualsiasi mercato del mondo. In questo contesto, il ristorante “Angélica Cocina Maestra”, premiato con la stella Michelin, si unisce a noi per potenziare questa narrazione. Ci sentiamo profondamente onorati del fatto che le persone ci scelgano ed è nostra precisa responsabilità offrire loro solo il meglio.

In che misura l’esperienza in cantina influisce sulla percezione del valore rispetto al vino stesso?

Il vino resta il centro di tutto: senza una qualità eccezionale, non esiste esperienza che possa reggerne il peso. Tuttavia, siamo consapevoli che l’esperienza amplifica enormemente il valore percepito. Quando il visitatore comprende il lavoro meticoloso dietro ogni singola parcella, la ricerca scientifica, la tradizione familiare, il concetto di terroir e l’impegno per la sostenibilità, il vino acquisisce una dimensione emotiva e culturale che trascende il prodotto fisico. È proprio lì che si costruisce il vero valore. Questo percorso è guidato da un team di guide e sommelier altamente qualificati, capaci di accogliere gli ospiti con calore ed empatia lungo i percorsi in cantina e nei vigneti. A tutto ciò si affianca il ristorante Angélica Cocina Maestra – riconosciuto con la stella verde Michelin per la sostenibilità e la stella rossa per la sua proposta gastronomica – che contribuisce a elevare l’esperienza in modo esponenziale. Il suo concetto di “wine first”, ideato da Nicolás Catena, Laura Catena e Alejandro Vigil, mette il vino al centro come piatto principale, lasciando agli ingredienti stagionali il ruolo di abbinamento. Questa visione, unita a un servizio di lusso e a una cornice architettonica unica, permette all’ospite di vivere il vino da una prospettiva integrale, sensoriale e memorabile.

Notate differenze significative tra i visitatori locali e quelli internazionali?

Sì, il visitatore internazionale di solito pianifica il viaggio avendo Mendoza come meta principale o, se proviene da Paesi limitrofi, dall’Europa o dagli Stati Uniti, include la provincia all’interno di un tour più ampio dell’Argentina. Questo profilo ha aspettative molto elevate e una spesa media maggiore, poiché ricerca una profonda specificità tecnica, esclusività e standard allineati a livello globale.

Al contrario, il visitatore argentino apprezza in modo particolare l’esperienza gastronomica e il contesto paesaggistico, integrando spesso la visita all’interno di una celebrazione o di un viaggio breve. Il pubblico locale ama godersi ciò che il proprio Paese sa offrire, dimostrandosi al contempo esigente e sempre più competente.

In che modo le esperienze offerte variano a seconda del profilo del visitatore?

Adattiamo le nostre proposte in modo sartoriale per rispondere alle diverse sfumature del nostro pubblico. Con gli operatori del settore (trade) approfondiamo gli aspetti legati alla ricerca, ai micro-terroir e alle degustazioni prettamente tecniche. Per i viaggiatori di lusso, invece, privilegiamo esperienze intime con piccoli gruppi non superiori alle 12 persone per favorire una migliore interazione, mettendo a disposizione diversi percorsi. Ai collezionisti dedichiamo visite private incentrate su degustazioni verticali e vini iconici della cantina, mentre nel caso di scienziati e ricercatori, il punto di contatto avviene attraverso il Catena Institute of Wine, coinvolgendo l’esperto interno più idoneo in base al loro specifico profilo di studio.

Catena Zapata è considerata una delle cantine più belle del mondo: quale importanza rivestono l’architettura e il paesaggio?

Hanno un’importanza fondamentale. L’arrivo in cantina, la vista maestosa della Cordigliera delle Ande e la grandiosità dell’edificio generano un impatto emotivo immediato. L’architettura è parte integrante della nostra storia e del nostro lascito, una vera e propria dichiarazione d’identità. Naturalmente, il fattore umano resta la chiave di volta, poiché è l’elemento che dà realmente vita e calore alle storie della famiglia, della cantina e dei nostri vini.

Come si costruisce un’esperienza educativa, emotiva e indimenticabile?

Il nostro lavoro si sviluppa rigidamente attorno a tre assi portanti: una solida conoscenza tecnica, una narrazione emotiva autentica e un’ospitalità di standard internazionale. L’obiettivo finale è far sì che ogni visita sia rigorosa dal punto di vista scientifico, ma al contempo profondamente umana e memorabile, motivo per cui elementi come lo storytelling, l’educazione, l’empatia e la cordialità non possono mai mancare.

Esistono strategie particolarmente efficaci per stimolare il coinvolgimento?

Disponiamo di formule particolarmente efficaci, tra cui spiccano le degustazioni verticali di vecchie annate (“Old Vintage”) dei nostri vini iconici e il format “Wine & Music”, che esplora l’abbinamento tra musica e vino e l’evoluzione della nostra percezione sensoriale. Sono molto apprezzati anche i “Blending Games”, basati sul confronto tra i Malbec provenienti da diversi terroir d’altura, e i percorsi incentrati sulla storia della famiglia e delle sue etichette. Abbiamo inoltre introdotto l’innovativa esperienza di “Wine Meditation & Celtic Astrology” con vini dealcolati o a bassa gradazione. Infine, riscuotono un enorme successo i pranzi abbinati in spazi esclusivi presso il ristorante “Angélica Cocina Maestra”, così come le visite speciali che prevedono l’interazione diretta con il nostro team tecnico di enologi e ricercatori.

Come riuscite a conciliare l’esclusività con l’aumento della domanda turistica?

Preferiamo di gran lunga preservare la qualità piuttosto che aumentare i volumi. Per questo motivo lavoriamo rigorosamente con contingenti controllati e prenotazioni anticipate. L’esperienza in Catena Zapata deve mantenersi intima, precisa e coerente con l’essenza e lo stile della cantina. Naturalmente esistono delle eccezioni, come nel caso di gruppi VIP accompagnati dai loro professionisti di fiducia nel mondo del vino; in queste occasioni lavoriamo per personalizzare l’esperienza affinché mantengano intatta la stessa percezione di appartenenza ed esclusività.

Quali sono gli insegnamenti che avete tratto dal passato?

Abbiamo capito che l’ospitalità non deve essere considerata un’area operativa secondaria, bensì un pilastro strategico per la costruzione del brand. Per questo motivo deve essere allineata direttamente con la direzione generale e deve supportare in modo trasversale tutte le aree della cantina, lavorando in stretta sinergia specialmente con il team del commercio estero.

Lavoriamo in modo strettamente integrato con hotel a cinque stelle, locande di lusso, chef di riferimento e operatori turistici di alto livello, perché Mendoza come destinazione si rafforza solo quando c’è un lavoro di squadra. La crescita del territorio eleva di riflesso il posizionamento internazionale dei nostri vini. Proprio per questo coordiniamo le nostre azioni con il governo provinciale e nazionale. L’enoturismo è ormai diventato un settore economico riconosciuto a livello globale e, in particolare dal nostro governo nazionale, è valorizzato come un’importante fonte di valuta estera e un eccezionale veicolo di visibilità nei mercati mondiali del vino.

Quali consigli darebbe alle cantine emergenti?

Il primo passo fondamentale è definire chiaramente la propria identità prima ancora di aprire le porte al pubblico, a cui deve seguire la professionalizzazione del team dedicato all’ospitalità.

È poi essenziale allineare l’esperienza offerta al prezzo e al posizionamento del vino sul mercato, comprendendo che l’enoturismo è un percorso di costruzione del brand a lungo termine. Suggerisco inoltre di fare rete con il territorio, partecipando attivamente alle iniziative e alle riunioni delle associazioni locali di viticoltura e turismo.

Infine, è importante stimolare il supporto di tutti i dipartimenti della cantina affinché promuovano la cultura dell’enoturismo all’interno delle rispettive aree e con i propri clienti. L’enoturismo, se gestito correttamente, non è un costo operativo: è un investimento strategico.


Punti chiave:

  1. L’enoturismo come asset strategico: L’ospitalità non viene vissuta come un’attività operativa secondaria, ma come un pilastro fondamentale gestito in sinergia con la direzione generale per costruire il valore del brand a lungo termine.
  2. Il concetto di “Wine First”: Al ristorante stellato Angélica Cocina Maestra, il vino è il vero protagonista della tavola, mentre gli ingredienti stagionali fungono da maridaggio ideale concepito per valorizzarlo.
  3. Sinergia tra scienza ed emozione: Il successo delle visite si basa sul perfetto equilibrio tra il rigore tecnico dei paper scientifici del Catena Institute of Wine e lo storytelling legato alla tradizione familiare.
  4. Segmentazione sartoriale dell’offerta: Le esperienze in cantina sono personalizzate rigorosamente in base al profilo del visitatore, differenziando i percorsi per addetti ai lavori (trade), collezionisti, scienziati e viaggiatori di lusso.
  5. Qualità rispetto a volumi: Per preservare l’esclusività e la precisione dell’esperienza, la cantina rifiuta la massificazione turistica adottando una politica rigorosa di ingressi contingentati e prenotazioni anticipate.