Il cambiamento climatico rappresenta una sfida senza precedenti per il settore vitivinicolo globale, un fenomeno che sta modificando il panorama internazionale, spostando le regioni produttive da aree storiche a nuove zone climaticamente più favorevoli. Un recente studio condotto da ricercatori di prestigiose istituzioni francesi, tra cui INRAE, Bordeaux Sciences Agro, CNRS, Université de Bordeaux e Université de Bourgogne, ha mappato le evoluzioni previste per quanto riguarda la distribuzione globale dei vigneti nel corso del XXI secolo.

Gli scenari esaminati dagli studiosi prevedono aumenti di temperatura fino a 2°C e fino a 4°C. Con un aumento contenuto entro i 2°C, circa il 25% delle attuali regioni vinicole potrebbe beneficiare del cambiamento climatico, mentre il 26% potrebbe mantenere la sua attitudine produttiva con adeguate pratiche di gestione. Tuttavia, superando i 2°C, il 70% delle regioni vitivinicole esistenti potrebbe subire un declino significativo.

Chi scende e chi sale: zone produttive in evoluzione

L’analisi prevede uno scenario in cui regioni costiere e a bassa altitudine in Europa e California, che rappresentano quasi il 90% delle attuali aree vitivinicole, potrebbero non essere più sostenibili economicamente per la produzione di vino. Al contrario, aree come la Columbia Britannica in Canada e lo stato di Washington negli Stati Uniti potrebbero acquisire una crescente importanza.

L’incremento delle temperature globali comporterà rischi significativi ma anche nuove opportunità. Nel Regno Unito, ad esempio, l’area coltivata a vigneto è aumentata del 74% negli ultimi cinque anni, facendo della viticoltura uno dei settori agricoli in più rapida espansione. Altri territori che vedranno una crescita includono l’Oregon negli USA, la Tasmania in Australia e le zone settentrionali della Francia.

Per la California, l’area adatta alla produzione vinicola potrebbe diminuire fino al 50% entro la fine del secolo. Le regioni interne sono particolarmente vulnerabili, mentre le aree costiere potrebbero ancora rimanere adeguate alla produzione di vino di alta qualità, a condizione di non superare i 2°C di riscaldamento globale.

In Europa, la produzione di vino, concentrata soprattutto in Spagna, Francia, Italia e Germania, vedrà una riduzione dal 20% al 70% delle aree adatte alla viticoltura a seconda dell’intensità del riscaldamento globale. I cambiamenti potrebbero spingere le vigne più a nord, verso l’Atlantico, con una potenziale espansione fino al 60% in alcune aree. Questi nuovi territori, tuttavia, richiederanno studi approfonditi sulle qualità del suolo e sull’utilizzo precedente delle terre per garantire una transizione efficace e sostenibile.

In Africa, regioni come le alture del Kenya e dell’Etiopia stanno emergendo come nuove zone vitivinicole, mentre in Asia, zone come le coste del Mar Nero e le montagne del Pamir-Himalaya mostrano potenzialità. Questo dimostra come il cambiamento climatico stia aprendo nuove frontiere in territori precedentemente inesplorati per la viticoltura.

Soluzioni: adattamento e sostenibilità

Il futuro del vino dipenderà dalla capacità delle regioni vitivinicole di adattarsi ai cambiamenti climatici. Questo include la scelta di varietà e portainnesti resistenti alla siccità, l’adattamento dei sistemi di coltivazione e la gestione dei vigneti. La sostenibilità rimarrà un tema cruciale, dato che la creazione di nuove regioni vitivinicole dovrà confrontarsi con la salvaguardia degli habitat naturali e la gestione delle risorse idriche. La ricerca continua, l’innovazione ed una certa capacità di “scouting” territoriale saranno fondamentali per navigare in questo futuro incerto, garantendo la produzione di vini di qualità in un mondo sempre più preda di eventi climatici estremi.