La Francia sta affrontando una delle stagioni vitivinicole più difficili degli ultimi decenni. Il 2024 si prospetta come un anno segnato da un drastico calo della produzione, con stime che variano tra i 40 e i 43 milioni di ettolitri, secondo i dati preliminari del Ministero dell’Agricoltura francese. Questo rappresenta una diminuzione significativa rispetto ai 47,9 milioni di ettolitri del 2023 e si pone anche al di sotto della media quinquennale di 44,2 milioni di ettolitri.
Peronospora e gelo primaverile
Il clima inclemente ha giocato un ruolo cruciale, la primavera umida ha creato un terreno fertile per la peronospora, la malattia fungina ha devastato i vigneti in diverse regioni chiave come Bordeaux, Borgogna e Champagne. A peggiorare la situazione, episodi di gelo e grandine primaverili hanno ulteriormente compromesso la resa delle viti. La combinazione di questi fattori ha portato a fenomeni come la coulure e l’acinellatura che hanno avuto un impatto significativo sulla quantità e qualità delle uve, con ripercussioni dirette sulla produzione.
Le regioni coinvolte
In particolare, la regione di Bordeaux, una delle più rinomate al mondo, ha dovuto affrontare una doppia sfida. Oltre ai problemi causati dalle condizioni climatiche avverse, la regione è stata coinvolta in un programma di espianto che ha ridotto l’area vitata di circa 8.000 ettari. Questo intervento, volto a bilanciare la domanda e l’offerta in un mercato in contrazione, avrà un impatto diretto sulla produzione del 2024.
Anche altre regioni vitivinicole francesi stanno affrontando gravi difficoltà. In Champagne, il gelo e la grandine primaverili hanno ridotto il potenziale produttivo, mentre in Borgogna e nella vicina Beaujolais, le piogge hanno favorito lo sviluppo di una peronospora particolarmente virulenta, che minaccia di ridurre ulteriormente il raccolto. La Valle della Loira non è stata risparmiata, le forti pressioni della peronospora e una fioritura in condizioni fredde e umide, hanno portato a una scarsa allegagione.
Calo domanda di vino rosso
La crisi del 2024 non riguarda solo la produzione. Anche la domanda di vino sta subendo una flessione preoccupante, in particolare per quanto riguarda i vini rossi. Negli ultimi tre anni, le vendite di vino rosso francese sono crollate del 15% nel settore della vendita al dettaglio, con effetti devastanti per i produttori del sud-ovest, dell’Occitania e della Valle del Rodano. Jérôme Despey, presidente del settore vitivinicolo di France Agrimer, ha evidenziato come anche le vendite di vini bianchi e rosati abbiano subito cali, seppur meno marcati, compresi tra il 3% e il 5%.
In risposta a queste dinamiche di mercato, la regione di Bordeaux ha lanciato un programma di vendemmia verde (rimozione totale dei grappoli non ancora giunti a maturazione, fino ad azzerare la resa produttiva, ndr), offrendo compensazioni finanziarie ai viticoltori per bilanciare domanda e offerta. Tuttavia, la possibilità di un programma simile a livello nazionale rimane improbabile, in attesa dei riscontri da parte della Commissione Europea.
Previsioni in evoluzione
Con l’avanzare della vendemmia, che in alcune regioni è appena iniziata e continuerà fino all’inizio dell’autunno, le previsioni potrebbero ancora cambiare, a seconda delle condizioni meteorologiche delle prossime settimane. Il Ministero dell’Agricoltura francese ha avvertito che i terreni ben idratati potrebbero compensare parzialmente la riduzione della produzione, ma il ritardo nello sviluppo delle viti, stimato tra una e due settimane rispetto all’anno scorso, rappresenta un ulteriore fattore di incertezza.
Probabilmente la vendemmia 2024 sarà ricordata non solo per la riduzione dei volumi, ma anche per le implicazioni più ampie che avrà sull’economia vinicola francese e sul sostentamento dei produttori. In un contesto in cui il clima sembra sempre più imprevedibile e la domanda di mercato evolve rapidamente, la capacità di adattamento dei viticoltori francesi sarà messa a dura prova. Il futuro della viticoltura in Francia potrebbe dipendere non solo dalla gestione delle sfide climatiche, ma anche dalla capacità di rispondere alle nuove preferenze dei consumatori che stanno ridisegnando il panorama globale.












































