Nel cuore dell’Asia centrale, dove sta crescendo il turismo lungo la Via della Seta e i Paesi diventano sempre più prosperi, emergono nuovi mercati del vino: Kazakistan, Uzbekistan e Azerbaigian.

Durante il wine2wine di Verona a novembre dello scorso anno, Artem Lebedev – esperto di vino russo che risiede dal 2016 in Kazakistan – ha presentato una relazione sull’argomento, ripresa anche da Meininger’s International, illustrando come i mercati del vino dell’Asia centrale si stiano espandendo, nonostante più del 90% della popolazione sia musulmana e non possa consumare alcolici.

L’intera regione ha anche una lunga storia di commercio, poiché era il crocevia tra Occidente e Oriente, tra Nord e Sud, la Via della Seta. Gran parte del territorio dell’Asia centrale non è adatto alla produzione alimentare o vinicola, di conseguenza si è sviluppato un fiorente commercio, anche di vino.

Kazakistan

Il consumo di vino in Kazakistan è modesto, circa 3 litri pro-capite ma bisogna tenere presente che 7 anni fa era di 1,5 litri, quindi è raddoppiato in meno di un decennio. Il Kazakhstan è anche un Paese produttore, molti vigneti sono stati piantati nell’era sovietica. Nel 2021, il paese ha esportato vino per 42,4 mila dollari, principalmente in Russia, Mongolia e Lituania. La popolazione totale è di circa 20 milioni, di cui la metà è musulmana; tenendo conto dell’età legale per consumare alcolici, ci sono circa 7 milioni di potenziali consumatori di vino.

I vini italiani sono i più venduti, i prezzi nei supermercati partono da 5-6 euro a bottiglia, ma è possibile trovare vini che vanno da 80 a 1000 euro. Lebedev ritiene che ci sia un vuoto da colmare nella fascia di prezzo da 6 a 20 euro, dove la concorrenza è molto bassa; tuttavia il mercato di fascia media è difficile al momento, perché il consumo di vino è molto polarizzato tra vino economico e vino estremamente costoso.

Secondo l’Observatory of Economic Complexity (OEC) tra il 2020 e il 2021 il Kazakhstan ha importato vini per 35 milioni di dollari. Secondo Lebedev il consumo è più alto nella capitale Astana e ad Almaty, la città più popolosa, dove il consumo è più o meno di sei, sette litri pro-capite – simile alla Russia prima della guerra.

Infatti uno dei motivi della crescita dell’economia vinicola del Kazakistan è l’affluenza di russi. La stessa dinamica si sta verificando in Paesi come Azerbaigian, Uzbekistan e Mongolia, ovunque si radunino gli emigrati russi, le vendite di vino aumentano. C’è anche un altro fattore, i giovani kazaki stanno viaggiando sempre di più ed alcuni vanno a studiare all’estero dove si avvicinano al mondo del vino. Ciò significa che i consumatori di vino stanno diventando sempre più giovani.

Importare vino in Kazakistan non è particolarmente problematico, la burocrazia è molto ridotta, si transita dalla dogana senza intoppi. Il problema riguarda il fatto che non esiste un meccanismo ufficiale per verificare se le bottiglie sono vere o contraffatte. Ci sono quattro aziende di distribuzione, ma nessuna copre l’intero Paese, il Kazakistan è enorme, da Ovest a Est è come da Lisbona a Vienna.

Uzbekistan

In Uzbekistan il consumo di vino è molto basso, circa 0,5 litri pro-capite, principalmente a causa del fatto che gli uzbeki consumano principalmente vodka. Secondo l’OEC, l’Uzbekistan ha importato vini per 2,1 milioni di dollari nel 2021, il consumo è davvero minimo.

Ma ci sono cambiamenti in corso, nell’ultimo decennio il Governo ha deciso di sostenere i produttori locali, principalmente concentrati nella Valle di Fergana. Ciò significa anche che ci sono meno restrizioni sulle importazioni e quindi più vini che entrano nel Paese. La Francia, come in altri contesti a livello mondiale, ha un grosso vantaggio perché molti produttori francesi sono già presenti sul mercato.

Un’opportunità possibile riguarda i vini senza alcol, perché molti uzbeki vorrebbero consumare vino, ma la religione lo impedisce. Inoltre gli over-60 tendono a preferire vodka, ma i giovani vogliono consumare cocktail e vino. Di conseguenza, stanno aprendo sempre più locali di vino, soprattutto a Tashkent, dove TripAdvisor elenca 17 pub e wine bar.

Secondo la Banca Mondiale, il PIL dell’Uzbekistan è cresciuto del 5,6% nel 2023, la povertà è diminuita del 14% nel 2022. Il suo posizionamento lungo la Via della Seta presuppone un enorme potenziale turistico, che il Paese sta iniziando a sfruttare.

Azerbaigian

L’Azerbaigian ha un enorme potenziale, ad oggi il consumo di vino pro-capite è di 1 litro all’anno, ma secondo Lebedev le statistiche non sono affidabili, poiché il Governo musulmano preferisce mantenere nascosto il consumo di alcol nel Paese.

Situato nel Caucaso meridionale, l’Azerbaigian ha una connessione storica con il vino, sono presenti ampie aree viticole e l’ambizione è quella di diventare un Paese esportatore. Inoltre l’Azerbaijani Tourism Board sta promuovendo attivamente l’enoturismo.

I Paesi dell’Asia centrale non sono ancora dei fiorenti mercati per il vino, ma le prospettive per le aziende vinicole disposte a investire sono molteplici, anche per i vini senza alcol. Considerando che le economie e le infrastrutture turistiche stanno crescendo, i Paesi dell’Asia centrale vanno presi in considerazione dagli operatori del settore italiani, come del resto stanno già facendo i francesi.