Il settore vitivinicolo italiano brilla grazie a 115 aziende leader che, nel 2024, hanno generato 9,1 miliardi di euro di fatturato. Con 27 brand oltre i 100 milioni e un export in crescita, queste realtà, tra cui spiccano cooperative e aziende familiari, dimostrano resilienza e visione strategica.

Il settore vitivinicolo italiano, pilastro dell’economia e vanto del Made in Italy, si dimostra ancora una volta un comparto resiliente e dinamico, capace di affrontare le incertezze del mercato globale. Un recente approfondimento di Anna Di Martino sul Corriere della Sera rivela che un gruppo selezionato di 115 maggiori aziende vitivinicole italiane rappresenta la vera locomotiva del settore, generando nel 2024 un fatturato complessivo di 9,1 miliardi di euro e pesando per ben il 65% delle vendite fuori dalla penisola.

Questo nucleo di giganti, che include 75 realtà private e 40 cooperative, si conferma fondamentale per la tenuta del settore anche in annate complesse come il 2024. Nonostante le difficoltà, soprattutto a partire dalla fine del primo trimestre 2025 con un calo dei consumi e cantine piene, il mercato resiste. Il dato più evidente è la presenza di ben 27 brand che hanno superato i 100 milioni di euro di giro d’affari, consolidando la loro posizione nel prestigioso “club over 100 milioni”.

L’export tra dazi e opportunità

L’export, motore trainante del vino italiano, ha registrato nel 2024 un notevole +1,8%, raggiungendo i 5,3 miliardi di euro. Un dato, però, condizionato dalla “corsa ai rifornimenti” da parte degli importatori statunitensi. L’aumento degli acquisti del 20% a novembre e dicembre 2024, dettato dal timore di nuovi dazi, ha drogato l’export anche nei primi mesi del 2025. Ora, l’attenzione è tutta puntata sui risvolti dell’accordo siglato da USA e UE sui dazi al 15%.

Tra i campioni oltre frontiera che hanno registrato i maggiori incrementi nel fatturato export (su fatturato superiore al 30%), spiccano:

  • Mack & Schuhle Italia (+67,39%)
  • Montelliana e dei Colli Asolani (+24,23%)
  • Mionetto (+23,67%)

Il ruolo cruciale delle cooperative e la forza delle famiglie

Le cooperative continuano a svolgere un ruolo strategico, rappresentando il 42,7% del giro d’affari complessivo e il 53,8% del fatturato Italia. La loro vitalità è testimoniata da operazioni significative, come l’ingresso nel “salotto dei super big” della Cantina di Conegliano, Vittorio Veneto e Casarsa, che, unendosi a Viticoltori friulani La Delizia, ha creato la più grande cooperativa nell’area del Prosecco, con un fatturato prossimo ai 150 milioni di euro.

Il modello familiare si conferma un tratto distintivo e prezioso del “Vigneto Italia”. Il recente studio di Mediobanca evidenzia come il 65% del patrimonio netto del settore vinicolo italiano sia detenuto da famiglie, percentuale che sale all’81,5% includendo le cooperative. Due esempi recenti di “new entry” in classifica ne sono la prova:

  • La pugliese Cantine PaoloLeo, azienda a controllo familiare fondata nel 1999, che con l’acquisizione della storica cantina Candido raggiungerà un giro d’affari di 25 milioni di euro e una produzione di 5,5 milioni di bottiglie.
  • La toscana ColleMassari Estates, proprietà della famiglia Tipa Bertarelli, con un fatturato di 17,2 milioni di euro, ma con una notevole quotazione e notorietà del brand grazie alle sue quattro tenute condotte a regime biologico certificato.

Redditività e investimenti: chi guida la crescita?

Sul fronte della redditività, la classifica vede al vertice ancora una volta la Tenuta San Guido dei marchesi Incisa della Rocchetta, con un indice impressionante del 62,6%. Seguono la Jermann (54,5%) e la stessa Marchesi Antinori (53,2%), che, con un fatturato di 262 milioni di euro, dimostra una redditività eccezionale in rapporto alle sue dimensioni.

Per quanto riguarda le superfici viticole di proprietà, la Marchesi Antinori guida la classifica con 3.350 ettari, seguita da Marchesi Frescobaldi (1.700 ettari) e dal Gruppo Zonin 1821 (1.450 ettari).

Gli investimenti, superiori ai 10 milioni di euro, sono un chiaro segnale della visione a lungo termine delle aziende. Herita Marzotto wine Estates si posiziona al primo posto con oltre 28 milioni di euro impiegati nell’acquisizione di ettari vitati, sviluppo tecnologico e potenziamento delle tenute. Segue la Caviro con quasi 28 milioni, destinati in particolare al più grande impianto agrivoltaico su vigneto mai realizzato in Italia. Grandi nomi come Marchesi Frescobaldi (24,3 milioni) e Marchesi Antinori (23,6 milioni) non sono da meno, puntando su miglioramento dei processi produttivi, ricerca, innovazione e sostenibilità.

Il panorama vitivinicolo italiano è caratterizzato da una grande vitalità e capacità di adattamento. I “big” del settore, siano essi aziende familiari o cooperative, stanno dimostrando non solo una notevole solidità finanziaria ma anche una chiara visione strategica, investendo in innovazione, sostenibilità e ampliamento delle proprie quote di mercato, sia a livello nazionale che internazionale.

In uno scenario che si preannuncia estremamente dinamico per la seconda metà del 2025 e per tutto il 2026, gli operatori del settore non possono permettersi un approccio passivo. La certezza da agosto dei dazi USA al 15% impone un forte impegno volto a diversificare i mercati di sbocco e a rafforzare la flessibilità logistica e la capacità di gestire scorte intelligenti per mitigare gli impatti di eventuali blocchi o rincari. Infine, la valorizzazione del capitale umano e la capacità di attrarre e formare nuove generazioni di talenti, dagli enologi ai responsabili marketing, saranno il vero motore per sostenere la crescita e affrontare le sfide di un mercato globale che premia chi osa guardare avanti.


Punti Chiave:

  1. 115 aziende trainano il settore: Un gruppo selezionato di aziende, tra cui 27 superano i 100 milioni di euro di fatturato, rappresenta la locomotiva del vino italiano, generando il 65% delle vendite estere.
  2. Export in crescita ma con sfide: Nonostante un aumento dell’export nel 2024, condizionato dalla “corsa ai rifornimenti” dagli USA per timore di dazi, il settore si prepara ad affrontare le incertezze del 2025 e 2026.
  3. Ruolo strategico di cooperative e famiglie: Cooperative e modelli familiari sono pilastri del “Vigneto Italia”, contribuendo significativamente al giro d’affari e al patrimonio netto del settore, dimostrando vitalità con nuove acquisizioni e ingressi in classifica.
  4. Redditività e investimenti per la crescita: Aziende come Tenuta San Guido e Marchesi Antinori guidano la redditività. Parallelamente, importanti investimenti in acquisizioni, tecnologia e sostenibilità da parte di leader come Herita Marzotto e Caviro indicano una visione a lungo termine.
  5. Prospettive e sfide future: Il settore deve affrontare la volatilità del mercato e i dazi USA, puntando su diversificazione dei mercati, flessibilità logistica e sviluppo del capitale umano per sostenere la crescita e la competitività globale.