Il mercato cinese del vino torna a crescere nel 2024, spinto dallo sblocco dei dazi sui vini australiani e da un generale aumento dei prezzi medi. L’Italia, però, perde terreno in un contesto sempre più competitivo e dominato da pochi player. Cresce l’interesse per prodotti di qualità, ma serve un riposizionamento strategico.

Il mercato cinese del vino importato si conferma uno dei più rilevanti a livello mondiale, segnando nel 2024 una ripresa importante dopo anni di contrazioni. I dati delle dogane cinesi, elaborati dalla Organización Interprofesional del Vino de España (OIVE), indicano una crescita complessiva del 13,7% in volume e del 39,6% in valore rispetto al 2023, per un totale di 283,1 milioni di litri e 11.477,4 milioni di yuan (circa 1,523 miliardi di euro). In questo contesto di crescita complessiva, il vino italiano registra invece un calo sia in termini di volume che di valore. Le importazioni italiane sono scese a 759,7 milioni di yuan (-8,6% rispetto al 2023) e 16,7 milioni di litri (-6,3%).

Il motore principale di questa ripresa è rappresentato dalla forte ripresa delle importazioni di vino australiano, che ha beneficiato della rimozione nel marzo 2024 dei dazi punitivi del 200% introdotti nel novembre 2020. Le vendite di vino australiano in Cina sono passate da 1,6 milioni di litri nel 2023 a 78,6 milioni nel 2024, e in valore da 24,7 milioni di yuan a 4.239,9 milioni. L’Australia è diventata il primo fornitore di vino del mercato cinese in valore e il secondo in volume, dietro al Cile.

Il Cile rimane il principale fornitore in termini di volume, con 94 milioni di litri (-15% rispetto al 2023), mentre la Francia si posiziona terza con 52 milioni di litri (-18,8%). Insieme, Australia, Cile e Francia coprono circa il 79% del volume totale delle importazioni di vino in Cina, e quasi il 68% del valore.

Il mercato cinese continua a prediligere il vino in bottiglia (confezioni fino a 2 litri), che rappresenta il 58,5% del volume e il 90,2% del valore delle importazioni. Nel 2024, le importazioni di vino in bottiglia sono cresciute del 8,8% in volume e del 45,9% in valore, con un valore complessivo di 10.349,6 milioni di yuan e 165,6 milioni di litri. Parallelamente sono cresciute anche le importazioni di vino sfuso (oltre 10 litri), che costituiscono il 5,1% del volume e il 2,4% del valore.

L’Australia guida la classifica del valore con il 36,9% del totale, seguita dalla Francia al 31%, dal Cile con l’11,2% e dall’Italia che detiene il 6,6% del valore complessivo. In termini di volumi, il Cile detiene una quota del 54,4%, l’Australia il 40,7% e la Francia il 3,5%, mentre l’Italia si attesta a solo lo 0,4%.

Altri Paesi con performance positive sono Nuova Zelanda e Germania, mentre Spagna, Sudafrica, Argentina e Georgia registrano cali significativi. Il mercato del vino spumante vede la Francia come leader assoluta in valore (69%), mentre l’Italia guida in volume (3,9 milioni di litri, +23%), seguita da Francia e Spagna. Nel segmento bag-in-box, gli Stati Uniti sono il principale fornitore con il 37% del valore e il 68% del volume, seguiti da Australia in forte crescita.

L’andamento complessivo del mercato è dunque segnato da una forte polarizzazione verso pochi grandi protagonisti, con una dinamica di prezzi medi in crescita (+22,8%) a 5,38 euro/litro che indica un orientamento verso prodotti di qualità o di fascia più alta. I dazi tolti ai vini australiani hanno rimesso in moto un mercato stagnante, dimostrando come le barriere commerciali possano incidere fortemente sui flussi.

La sfida per i produttori stranieri, e in particolare per quelli italiani, sarà quella di riposizionarsi in un mercato sempre più competitivo, in cui la qualità, il prezzo e le strategie di comunicazione giocano un ruolo decisivo. In attesa di nuovi dati e sviluppi, il 2024 si conferma un anno di ripartenza e cambiamento per le importazioni di vino in Cina.


Punti chiave dell’articolo

  1. Ripresa netta del mercato cinese: +13,7% in volume e +39,6% in valore nel 2024, con oltre 1,5 miliardi di euro di importazioni.
  2. Boom dei vini australiani: grazie alla rimozione dei dazi punitivi, l’Australia è ora il primo fornitore in valore e secondo in volume.
  3. Italia in calo: -8,6% in valore e -6,3% in volume; scarsa competitività rispetto a Cile, Australia e Francia.
  4. Vino in bottiglia protagonista: rappresenta oltre il 90% del valore totale importato, con un forte incremento del prezzo medio (+22,8%).
  5. Sfida strategica per l’Italia: servono azioni mirate su qualità percepita, pricing e comunicazione per recuperare quote in un mercato sempre più selettivo.