Il settore vitivinicolo argentino affronta una crisi senza precedenti, con esportazioni ai minimi da vent’anni. Tra inflazione galoppante e il mutamento culturale della Generazione Z, le cantine barcollano. Eppure, l’innovazione e il segmento luxury offrono uno spiraglio di luce: un esempio è Trivento, il principale esportatore mondiale di vino argentino, che sta reinventando il Malbec per conquistare i nuovi mercati globali e resistere alla tempesta economica.
L’industria del vino argentino sta attraversando uno dei suoi momenti più complessi degli ultimi decenni. I dati diffusi dall’Istituto Nazionale della Viticoltura (INV) argentino delineano un quadro preoccupante: il 2025 ha fatto registrare il volume di esportazioni più basso dal 2004 e il valore economico più esiguo dal 2009. Una flessione che non è solo un numero statistico, ma il sintomo di una tempesta perfetta che agita le cantine di Mendoza e dintorni.
I numeri della crisi
Nel corso dell’ultimo anno, le esportazioni totali sono calate del 7% rispetto all’anno precedente. In termini assoluti, l’Argentina ha spedito oltreoceano 1,9 milioni di ettolitri di vino, una contrazione netta rispetto ai 2 milioni registrati nel periodo precedente. Anche il trasporto marittimo riflette questa frenata: i dati della piattaforma DataLiner indicano che, tra gennaio e novembre 2025, sono stati spediti solo 1.253 TEU (container standard) di vino.
Sebbene il calo sia stato meno drammatico rispetto ai picchi negativi di luglio e agosto, dove le perdite superavano il 15% su base annua, la tendenza rimane chiaramente negativa.
Una “combo esplosiva” di fattori interni ed esterni
Secondo Magdalena Pesce, CEO di Wines of Argentina (WofA), le ragioni di questo tracollo vanno ricercate in un mix di dinamiche domestiche e internazionali. “L’economia argentina ha un impatto diretto”, spiega Pesce. Nonostante un’inflazione che accenna a stabilizzarsi, i costi di produzione restano elevatissimi, erodendo la competitività del prodotto argentino sugli scaffali mondiali.
A queste criticità si aggiungono:
- Costi logistici proibitivi che rendono difficile competere sul prezzo.
- Una frenata nei mercati strategici come Stati Uniti e Cina.
- Difficoltà strutturali che il settore trascina ormai da anni.
Il mercato statunitense, in particolare, rappresenta una vera e propria ancora di salvezza: l’Argentina esporta circa il 25-28% della sua produzionetotale, e di questa, quasi la metà è destinata proprio agli USA. Tuttavia, la congiuntura economica americana sta spingendo i consumatori a una maggiore prudenza, influenzando negativamente le vendite.
Oltre all’economia, è in atto un profondo mutamento culturale. Come sottolineato dai leader del settore, le nuove generazioni, in particolare la Gen Z, si approcciano all’alcol in modo radicalmente diverso rispetto ai loro genitori. Non si tratta di un disinteresse totale verso il vino, ma di una ricerca costante di opzioni più leggere e meno alcoliche.
Il declino dei consumi è un fenomeno globale che l’Argentina sta inevitabilmente subendo. Il settore si trova dunque a un bivio: adattarsi a nuove abitudini o rischiare l’irrilevanza.
La resilienza del segmento premium: l’esempio di Trivento
In questo scenario a tinte fosche, non mancano però segnali di speranza. Alcune realtà sono riuscite a invertire la rotta puntando sulla qualità estrema e sull’innovazione. È il caso di Trivento, il principale esportatore mondiale di vino argentino, che ha chiuso l’anno con risultati positivi nonostante un aumento dei dazi del 10% nel mercato USA.
Il segreto, secondo il CEO Marcos Jofré, risiede nella diversificazione e nel valore aggiunto. Mentre il mercato di massa soffre, i segmenti Premium, Ultra Premium e Luxury tengono. Prodotti come il Golden Reserve hanno visto una crescita del 30%, mentre il rivoluzionario White Malbec — un vino bianco ottenuto da uve rosse Malbec — ha registrato un balzo del 60% nelle vendite.
“Stiamo investendo molto in varietali come il Cabernet Sauvignon e in innovazioni che possano aprire nuove occasioni di consumo”, conclude Jofré. La strategia è chiara: se i volumi diminuiscono, la sopravvivenza del vino argentino passerà dalla sua capacità di reinventarsi come un prodotto d’eccellenza, capace di affascinare un pubblico gourmet e consapevole.
Punti chiave:
- Crollo storico dei volumi di esportazione ai livelli del 2004, con una flessione del 7% registrata nell’ultimo anno.
- Forte impatto dei costi logistici elevati e dell’instabilità economica interna sulla competitività del prodotto argentino all’estero.
- Rallentamento della domanda nei mercati strategici di Stati Uniti e Cina, condizionati da una congiuntura economica globale sfavorevole.
- Mutamento strutturale dei consumi nella Generazione Z, che predilige varianti più leggere e occasioni di consumo meno tradizionali.
- Resilienza e crescita dei segmenti Premium e Luxury, trainati da prodotti innovativi come il White Malbec e il Cabernet Sauvignon di alta gamma.












































