Nel primo quadrimestre del 2025 il Regno Unito ha importato meno vino, penalizzando storici fornitori come Francia, Italia e Spagna. Avanza invece il blocco Australia-Nuova Zelanda. In parallelo, il mondo della GDO britannica rivede le proprie strategie in un contesto di consumo più frammentato e competitivo.

Nel primo quadrimestre del 2025 il Regno Unito ha importato meno vino, spendendo anche meno. È quanto emerge dal nuovo report dell’OIVE (Organización Interprofesional del Vino de España), che fotografa un calo delle importazioni del 5,2% in volume e del 5,1% in valore rispetto allo stesso periodo del 2024. Il dato tradotto in cifre significa 19,3 milioni di litri e 68,5 milioni di euro in meno. Il prezzo medio si è mantenuto stabile a 5,38 €/litro, ma le dinamiche dietro questo rallentamento parlano di molto di più: di trasformazioni nei gusti, nelle strategie distributive e nelle logiche d’acquisto degli inglesi.

Chi perde e chi guadagna: le geografie si muovono

Il calo riguarda soprattutto Francia, Italia e Spagna, i tre principali fornitori del mercato britannico in termini di valore. La Francia, pur restando leader con 457,6 milioni di euro, perde il 6% in valore. L’Italia, seconda, cala del 6,7% fermandosi a 280,6 milioni, e la Spagna arretra del 7,6% con 111,1 milioni.

Ma è sul volume che si notano movimenti ancora più significativi: l’Italia resta in testa con 82 milioni di litri (-1,8%), seguita dall’Australia, che sorprende con una crescita del 2,7% raggiungendo i 54,1 milioni di litri, superando così la Francia. Spagna e Francia registrano cali del 14,1% e del 1,7% rispettivamente.

La vera inversione di tendenza arriva però dall’asse del Pacifico: Australia e Nuova Zelanda guadagnano terreno, quest’ultima cresce notevolmente in valore (+10,3%) e ancor più in volume (+28%). Si ridimensionano, invece, altri competitor storici come Cile (-27,7% in valore e -24% in volume), Stati Uniti (-8% in valore e -8,7% in volume), Argentina, Sudafrica e Ungheria.

Su un orizzonte temporale più ampio (maggio 2024 – aprile 2025), il calo delle importazioni in UK si conferma una tendenza strutturale. Il volume si è attestato a 1.145 milioni di litri (-3%) per un valore totale di 4.565 milioni di euro, evidenziando come la contrazione non sia un semplice incidente di percorso ma una tendenza consolidata.

La grande distribuzione si riorganizza

In parallelo, la grande distribuzione britannica – motore principale dell’acquisto di vino nel Paese – sta vivendo una fase di assestamento. Secondo Expansión, il gruppo Asda ha registrato una flessione dello 0,4% nelle vendite, ma il dato è meno allarmante di quello dei suoi competitor. Tesco (-4,1%), Sainsbury’s (-3,1%) e soprattutto Aldi (-5,4%) mostrano segni evidenti di rallentamento. Solo Lidl e Marks & Spencer hanno saputo contenere le perdite.

Il dato più interessante è il cambio delle abitudini di consumo, con un ritorno almultichannel”: mentre cresce il canale online, tornano ad affermarsi anche i negozi indipendenti, i mercatini e le piattaforme alternative. Un contesto che rende più difficile e meno centralizzata la distribuzione del vino importato.

Per i produttori italiani, spagnoli e francesi, la sfida si fa doppia: da un lato devono affrontare un mercato più selettivo e attento al prezzo, dall’altro convivere con una distribuzione meno prevedibile e più frammentata.


Punti chiave:

  1. Importazioni in calo: -5,2% in volume e -5,1% in valore tra gennaio e aprile 2025.
  2. Francia, Italia e Spagna riducono il fatturato sul mercato UK.
  3. Australia e Nuova Zelanda crescono in valore (+10,3%) e volume (+28%).
  4. La GDO britannica si riorganizza, con performance negative per Tesco, Sainsbury’s e Aldi.
  5. Cambio delle abitudini d’acquisto: più canali alternativi, meno centralità della grande distribuzione.