Durante l’Expo DiviNazione, in programma dal 21 al 29 settembre sull’Isola di Ortigia (Siracusa) e in concomitanza con il G7 Agricoltura, si è tenuta una conferenza stampa di grande rilievo per il settore vitivinicolo. Organizzata da Assoenologi, ISMEA e Unione Italiana Vini (UIV), la conferenza ha presentato le previsioni vendemmiali per il 2024, fornendo un quadro dettagliato della produzione italiana ed europea e affrontando le sfide legate al cambiamento climatico e alla situazione economica globale. Un’occasione importante per delineare il futuro del comparto vinicolo, in un contesto di mutamenti internazionali.
La vendemmia 2024 rappresenta una timida ripresa per il settore vitivinicolo italiano, con una produzione stimata di 41 milioni di ettolitri, un incremento del 7% rispetto alla disastrosa annata 2023. Tuttavia la produzione rimane ancora distante (-12,8%) dalla media produttiva degli ultimi cinque anni, stimata intorno ai 43-45 milioni di ettolitri.
Fabio Del Bravo, Responsabile della Direzione Filiere e Analisi dei Mercati di ISMEA, durante il suo intervento ha confermato: “La vendemmia non è ancora conclusa, ma possiamo stimare una produzione di circa 41 milioni di ettolitri, un dato superiore rispetto allo scorso anno, ma ben lontano dagli standard storici di 49-50 milioni di ettolitri”. La ripresa produttiva, pur significativa, è ancora limitata da numerosi fattori climatici e strutturali che hanno condizionato pesantemente l’andamento della vendemmia 2024.
L’impatto del cambiamento climatico
Il raccolto 2024 riflette l’influenza dei fenomeni climatici estremi, che hanno condizionato le diverse aree geografiche. Il Nord Italia ha registrato una lieve crescita dello 0,6% (24,6 milioni di ettolitri), grazie in particolare alla performance del Piemonte (+10%), il Centro Italia ha visto una ripresa significativa del 29,1% (3,9 milioni di ettolitri), mentre il Sud ha registrato un incremento del 15,6% (12,5 milioni di ettolitri), trainato dalla forte flessione dell’anno precedente. Tuttavia le isole, sono state duramente colpite dalla siccità, con la Sicilia e la Sardegna che hanno subito contrazioni in volume rispettivamente del 16% e del 20%. La scarsità di risorse idriche e le temperature elevate hanno influito negativamente sul raccolto, compromettendo il potenziale produttivo di queste aree, già colpite da anni da stress idrici costanti.
Paolo Brogioni, Direttore di Assoenologi, ha sottolineato come il clima abbia giocato un ruolo cruciale in questa annata: “Il centro-nord ha beneficiato di precipitazioni superiori alla media, mentre il sud è stato segnato da un doppio stress: idrico e termico. La vite ha dimostrato la sua straordinaria capacità di adattamento, ma il risultato è stato un raccolto anticipato per molte varietà, soprattutto nelle aree meridionali”. Questo squilibrio climatico ha influito non solo sui volumi produttivi, ma anche sulle tempistiche della raccolta, con anticipi significativi per le varietà precoci, soprattutto nel Sud Italia, e un andamento più tradizionale per le varietà tardive del Nord.
La situazione climatica ha creato uno scenario produttivo variegato, dove la maturazione fenolica delle uve è stata influenzata dall’andamento delle temperature. Se da un lato la siccità ha ridotto i volumi, dall’altro, l’aumento delle temperature ha consentito una maturazione completa delle uve, portando a una qualità generalmente buona, con punte di eccellenza in alcune aree viticole.
Italia al vertice della produzione mondiale
Se l’Italia registra una ripresa produttiva, la Francia invece segna un calo drastico del 18% rispetto al 2023, un dato che restituisce al Bel Paese il primato produttivo mondiale. La Spagna, altro grande competitor europeo, ha visto una crescita del 20%, anche se questo incremento va considerato in relazione alla pessima vendemmia del 2023. La Spagna ha beneficiato in particolare della ripresa in aree come Castilla La Mancha e nella denominazione Cava. Tuttavia, va notato come gran parte della produzione spagnola sia destinata alla produzione di mosto, con una leggera crescita dei consumi interni. In Germania si è registrato un calo del -2% (dovuto a umidità e piogge, oidio e peronospora) e in Portogallo la flessione ha raggiunto un -8% (dovuto a problemi di stock e all’impatto degli incendi che sono avvenuti nel nord del Paese questa estate).
Nel contesto globale, altre aree vinicole come Argentina e Australia hanno visto una ripresa significativa, rispettivamente del 27% e del 21%, mentre il Cile ha subito un calo del 10%. Anche in Nuova Zelanda si è registrata una riduzione del 21%, sebbene la qualità delle uve sia stata giudicata eccellente.
Gaya Ducceschi, Head of Wine & Society and Communication del CEEV, ha evidenziato: “Dovremmo concentrare i nostro sforzi su catena del valore, mercati e consumatori. Abbiamo promosso uno snellimento per le azioni di promozione e comunicazione ed una etichettatura totalmente digitale e senza testo. C’è un crescente movimento che tende a demonizzare il vino, senza distinguere tra uso e abuso. A tal riguardo stiamo organizzando una campagna denominata “VitaeVino” che verrà lanciata a Bruxelles il 1° ottobre 2024 e successivamente In Italia ed in gran parte dell’Europa”.
Sfide per il settore vinicolo italiano
Durante la conferenza, diversi interventi hanno evidenziato la necessità di abbassare le rese produttive per bilanciare il mercato vinicolo e garantire una migliore gestione dell’offerta. Lamberto Frescobaldi, Presidente dell’Unione Italiana Vini, ha sottolineato: “Abbiamo bisogno di una programmazione mirata che ci permetta di ridurre le rese, accantonando parte della produzione come riserva vendemmiale per far fronte a eventuali crisi.” Anche Riccardo Cotarella, Presidente di Assoenologi, ha concordato su questo punto, affermando: “La produzione illimitata è una zavorra per il settore. Dobbiamo regolamentare la produzione in base alla domanda, perché un eccesso di offerta penalizza soprattutto le viticolture più eroiche.” Entrambi hanno sottolineato che una gestione oculata delle rese può contribuire a stabilizzare il mercato e migliorare la marginalità per i produttori.
La presenza di giacenze in cantina, in particolare per i vini rossi, sta comprimendo i prezzi e mettendo sotto pressione la marginalità delle aziende. Frescobaldi ha espresso preoccupazione per il futuro del settore: “Abbiamo troppi vini fermi in cantina, e questo sta portando a squilibri nei prezzi. I bianchi continuano a vendere, ma i rossi stanno subendo una compressione dei prezzi”. La crescita dell’export del 3,2% in valore, trainato principalmente dal Prosecco, non basta a compensare le difficoltà interne, con un calo dei consumi domestici che coinvolge tutta la grande distribuzione organizzata (GDO).
Un altro tema centrale emerso durante la conferenza è stato quello del cambiamento climatico e delle sue conseguenze a lungo termine. “Dobbiamo iniziare a piantare varietà più adatte ai nuovi scenari climatici. Il Pinot Grigio, che oggi viene piantato anche in Sicilia, dovrebbe essere riservato a zone più fresche, lo stesso vale per varietà come l’Aglianico che viene coltivato al Nord”, ha suggerito Frescobaldi.
Nel suo intervento alla conferenza stampa, il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha evidenziato il ruolo cruciale del settore vitivinicolo per l’economia e la cultura italiane, sottolineando la necessità di continuare a promuovere e proteggere questa eccellenza del Made in Italy. “Il vino è uno dei nostri simboli più forti, un elemento che trasforma i territori e attira flussi turistici. Non dobbiamo sottovalutare il suo valore non solo economico, ma anche culturale. Siamo una superpotenza mondiale della qualità e dobbiamo continuare a difendere questa leadership.”
Ha inoltre affrontato il tema degli espianti dei vigneti, considerandoli una misura che va adottata solo in modo mirato: “Gli espianti generalizzati non sono la soluzione. Devono essere pianificati attentamente, per aumentare il valore della produzione, senza compromettere il patrimonio vitivinicolo italiano.”
Lollobrigida ha concluso il suo intervento parlando dell’importanza di una PAC (Politica Agricola Comune) che incentivi la produzione e il rinnovamento, e non ponga eccessivi vincoli agli agricoltori. “L’agricoltore è il primo custode del territorio, e dobbiamo supportarlo in ogni modo per preservare le nostre tradizioni e far crescere il settore. La PAC deve essere uno strumento che incentiva, non che condiziona.”
Soluzioni per il futuro
Per il futuro, Livio Proietti, Presidente di ISMEA, ha evidenziato l’importanza della formazione e del ricambio generazionale nel settore agricolo, puntando sulla necessità di avvicinare i giovani e le donne all’agricoltura attraverso strumenti mirati. “Dobbiamo investire sul futuro, incentivando i giovani a non abbandonare i territori e a seguire le orme dei loro padri. Attraverso il nostro bando ‘Generazione Terra’, vogliamo offrire opportunità concrete per acquistare terreni e avviare imprese agricole moderne e sostenibili.” Proietti ha inoltre sottolineato l’impegno di ISMEA nella lotta all’abbandono delle aree interne e nella promozione dell’innovazione in agricoltura, evidenziando come l’Istituto collabori attivamente con istituti agrari e alberghieri per accrescere la specializzazione degli operatori agricoli.
Durante la conferenza, è stato ribadito come la promozione e l’efficienza delle aziende vitivinicole debbano essere le priorità per i prossimi anni. “Le aziende familiari devono migliorare la loro capacità manageriale per poter affrontare le sfide del mercato globale”, ha affermato Cotarella. Questo significa adottare un approccio sempre più professionale nella gestione delle risorse, delle vendite e delle strategie di marketing, per garantire una maggiore competitività sia sul mercato interno che su quello internazionale.
Un altro aspetto cruciale è il ruolo dell’enoturismo, che continua a portare un indotto significativo nelle regioni vinicole italiane. Tuttavia, come ha sottolineato Frescobaldi: “Il turismo enologico è concentrato in poche aree famose come Montalcino e Montepulciano. Dobbiamo lavorare per diffondere l’enoturismo anche in altre regioni meno conosciute, che potrebbero beneficiare enormemente di questa risorsa”. Questo tipo di turismo, infatti, rappresenta una grande opportunità per le cantine, soprattutto quelle più piccole e meno conosciute, che potrebbero attrarre nuovi visitatori e promuovere i loro vini in modo diretto.
La vendemmia 2024 segna un passo avanti rispetto all’anno precedente, ma le sfide per il settore vitivinicolo italiano restano numerose. Tra cambiamenti climatici, squilibri di mercato e la necessità di una maggiore efficienza aziendale, il futuro del vino italiano passa attraverso una gestione oculata delle risorse e una promozione mirata verso nuovi mercati e consumatori.












































