Il primo trimestre del 2025 ha messo a dura prova il mercato del vino pregiato, con fluttuazioni dovute a tensioni geopolitiche e incertezze economiche. Tuttavia, nonostante le difficoltà, il settore mostra segni di resilienza e ottimismo. La domanda di fine wine come investimento a lungo termine cresce, con previsioni di recupero già a partire dal secondo trimestre. Cosa riserva il futuro?

Il primo trimestre del 2025 ha visto il mercato dei fine wines attraversare un periodo di volatilità, dovuto a tensioni geopolitiche e fluttuazioni nei mercati globali. Le incertezze generate dall’aumento dei dazi internazionali, soprattutto in seguito al ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, hanno avuto un impatto diretto sul settore del vino pregiato, con effetti visibili anche sui principali indici di mercato. Tuttavia, c’è un cauto ottimismo per il futuro, con previsioni di un recupero nelle prossime settimane e mesi.

Il 2025 è iniziato sotto il segno dell’incertezza, i mercati finanziari globali che hanno risentito della re-escalation delle tensioni commerciali. Il ritorno di Trump alla presidenza e l’imposizione di nuove tariffe doganali hanno avuto un effetto destabilizzante, facendo calare gli indici principali come l’S&P 500 (-7,2%) e il Nikkei 225 (-20,5%). I settori legati alle commodities, come il petrolio, non sono stati da meno, registrando una discesa del 13,2% nel primo trimestre. Anche il mercato dei fine wines ha risentito di questa pressione, con il Liv-ex 1000, l’indice che raccoglie una vasta gamma di vini, che ha segnato una flessione del 2,1%.

La situazione è stata particolarmente difficile per le due regioni di maggiore importanza nel mercato del vino fine: Bordeaux e Borgogna. Entrambe hanno registrato un calo del 2,9%, a testimonianza di una flessione marcata in una delle stagioni più cruciali per l’industria vinicola, quella della vendita “En Primeur”. Questo evento annuale, che consiste nella pre-vendita di vini ancora non imbottigliati, si trova ad affrontare un delicato equilibrio tra giustificare i prezzi e non alienarsi una clientela già cauta.

Nonostante i segnali di debolezza, c’è un aspetto che emerge come una luce in fondo al tunnel: la fiducia nel vino pregiato come investimento a lungo termine. Secondo il recente “Q1 2025 Fine Wine Report” di Wine Cap, il 96% dei wealth manager (professionisti che offrono consulenza e gestione patrimoniale a clienti con un elevato patrimonio) nel Regno Unito prevede un aumento della domanda di fine wine nel 2025, più del mercato dell’arte, degli orologi o delle borse di lusso.

L’80% afferma che l’esenzione del vino pregiato dall’imposta sulle plusvalenze (CGT) sta suscitando un rinnovato interesse da parte degli investitori in un contesto di inasprimento delle norme fiscali.

Inoltre il 26% dei portafogli include oggi il vino pregiato nelle strategie a più alto rischio (rispetto al 12% del 2024) e i fine wines sono entrati per la prima volta nella pianificazione pensionistica, con allocazioni che passano dallo 0% al 6%.

È in atto un cambiamento generazionale, con gli investitori più giovani e tecnologici che utilizzano il vino pregiato come strumento finanziario.

Questi dati sottolineano come, nonostante le difficoltà economiche, il vino continui a essere visto come una risorsa stabile e sicura, capace di resistere meglio rispetto ad altri asset finanziari in un contesto di incertezze economiche.

In effetti, il vino pregiato si sta guadagnando una posizione privilegiata all’interno dei portafogli di investimenti. Le sue caratteristiche di scarsità, l’apprezzamento del valore nel lungo periodo e la bassa correlazione con i mercati tradizionali lo rendono particolarmente interessante per gli investitori, soprattutto quelli ad alto patrimonio. Nonostante la volatilità dei primi mesi del 2025, il trend di crescita sembra destinato a continuare, con il mercato che potrebbe beneficiare di un rinnovato interesse, soprattutto da parte di investitori che vedono nell’attuale fase di “ristrutturazione” un’opportunità di acquisto.

Il mercato dei vini Bordeaux si trova a un crocevia, la campagna “En Primeur” per le annate 2024 dovrà affrontare sfide difficili. La crescente pressione sui prezzi, dovuta ai dazi internazionali, sta mettendo alla prova i produttori, che rischiano di non riuscire a giustificare i prezzi delle nuove annate rispetto ai vini già disponibili sul mercato secondario. Le aspettative sono alte, ma la cautela tra i compratori è palpabile, e le scelte di prezzo e di posizionamento diventeranno cruciali per determinare l’esito della campagna.

Nonostante tutto, ci sono segnali di una ripresa. La campagna primaverile de La Place, la piattaforma che raccoglie le vendite dirette di Bordeaux e altre regioni, ha visto un’espansione, con il lancio di nuovi vini. Tra questi, il Latour 2016, un’etichetta che ha suscitato grande attenzione grazie ai suoi sei punteggi perfetti da parte di critici rinomati. La comparazione con annate storiche come il 1961 o il 1982 suggerisce che il vino stia assumendo un ruolo di punta nel mercato, nonostante le sfide.

In un panorama generale di difficoltà, l’Italia si è distinta per la sua capacità di resistenza. Sebbene il mercato italiano abbia mostrato una leggera flessione dello 0,4%, i vini italiani hanno continuato a mantenere una domanda stabile, in particolare per quelli di alta qualità. Vini come il Barolo e il Brunello di Montalcino continuano a vedere un buon posizionamento sul mercato, in parte grazie a una solida reputazione che resiste anche nelle fasi di debolezza generale. La resilienza di alcune delle etichette più rinomate sta permettendo all’Italia di consolidare una posizione di forza nel panorama enologico internazionale.

Guardando al futuro, il secondo trimestre 2025 potrebbe segnare un’inversione di tendenza per il mercato del vino di pregio. L’attenzione si concentra sulla campagna En Primeur Bordeaux 2024 che rappresenta un test cruciale per la fiducia degli acquirenti e terminerà verso fine maggio. Le prime indicazioni suggeriscono una crescente attenzione all’opportunità di acquistare a prezzi più competitivi, soprattutto se i produttori riusciranno a presentare annate con chiari vantaggi rispetto ai vini già in commercio.

Inoltre, sebbene la volatilità dei mercati finanziari continuerà a incidere sul settore, la domanda di vino pregiato come investimento a lungo termine rimane alta. La scarsità, l’apprezzamento nel tempo e il fascino delle etichette più prestigiose continueranno a spingere il mercato, sebbene con un occhio attento ai cambiamenti delle dinamiche economiche globali.

Il 2025 è iniziato con una serie di sfide per il mercato dei fine wines, ma anche con segnali di ottimismo. La volatilità dei mercati finanziari, le turbolenze geopolitiche e l’incertezza economica hanno influenzato negativamente i prezzi, ma la domanda di vino pregiato come asset da investimento è rimasta forte. Con l’arrivo della campagna En Primeur Bordeaux 2024 e l’espansione di La Place, i prossimi mesi potrebbero portare una fase di recupero, a condizione che i produttori riescano a rispondere alle esigenze di un mercato sempre più selettivo e a una clientela che cerca valore e stabilità. Il mercato del vino pregiato, nonostante le difficoltà, continua a dimostrarsi una risorsa resiliente, con una base di investitori sempre più solida e ottimista per il futuro.


Punti Chiave:

  1. Volatilità del mercato: Il primo trimestre 2025 ha visto il mercato del vino fine influenzato dalla rielezione di Trump e da crescenti tensioni commerciali, con effetti negativi sugli indici finanziari e sui prezzi del vino.
  2. Performance regionale: Bordeaux e Borgogna hanno registrato i cali più significativi, mentre l’Italia ha mostrato una maggiore resilienza con una flessione limitata dello 0,4%.
  3. Ottimismo tra gli investitori: Nonostante la flessione dei prezzi, il 96% dei wealth manager britannici prevede un aumento della domanda di vino fine nel 2025, visto come un’opportunità di diversificazione.
  4. Lancio della campagna En Primeur Bordeaux 2024: La campagna Bordeaux En Primeur si trova a un punto critico, con una crescente attenzione alla giustificazione dei prezzi e alla ricerca di valore in un mercato più selettivo.
  5. Prospettive per il futuro: Sebbene i mercati siano sotto pressione, la domanda di vino fine come investimento a lungo termine potrebbe vedere una ripresa già nel secondo trimestre 2025, con un rinnovato interesse da parte degli investitori.