Il mondo del vino è un universo dinamico, in continua evoluzione, dove tradizione e innovazione si intrecciano costantemente. In occasione della prima giornata di Vinitaly 2024, si sono susseguiti dibattiti, testimonianze e riflessioni che hanno delineato i contorni di un panorama ricco di spunti, sfide e opportunità.

“Noi non siamo vicini al settore del vino, siamo con il settore del vino, non siamo vicini al Ministero dell’Agricoltura, noi siamo con il Ministero, non siamo vicini ai produttori, siamo con i produttori” queste le parole di Maurizio Danese, amministratore delegato di Veronafiere al convegno dal titolo “Se tu togli il vino all’Italia – un tuffo nel bicchiere mezzo vuoto” nell’area del MASAF all’interno del Palaexpo di Vinitaly.

Una dichiarazione emblematica che vuole sottolineare la volontà di unire le forze per affrontare le minacce esterne e le evoluzioni interne del settore, tenendo ben presente che “insieme si vince, da soli si perde” come ribadisce Danese, anche di fronte alle minacce e agli attacchi che da più parti (Irlanda e Belgio in primis) stanno piombando sul settore vitivinicolo.

Tra i temi unificanti emersi, spiccano le tendenze di mercato che coinvolgono tutti i players del settore e stanno plasmando il consumo di vino, dalle nuove esigenze dei consumatori ai cambiamenti nei gusti, dall’importanza dell’enoturismo come motore di sviluppo e vendita diretta alla valorizzazione del territorio e delle sue peculiarità.

Non mancano le sfide da affrontare. Se da un lato l’enoturismo si configura come un’opportunità di crescita, dall’altro emerge la necessità di un’adeguata formazione del personale per offrire un’accoglienza e un servizio all’altezza delle aspettative dei visitatori, italiani e stranieri.

In questo contesto, le testimonianze dei protagonisti del settore hanno evidenziato la complessità e l’importanza di un approccio integrato e proattivo per mantenere alta la competitività del vino italiano sul mercato globale.

“Avendo dieci cantine, abbiamo sicuramente un osservatorio molto ampio e stiamo prendendo in considerazione tutte le ipotesi” ha dichiarato Roberta Corrà, Direttrice Generale di Gruppo Italiano Vini, il più grande gruppo vitivinicolo italiano. “C’è un denominatore comune che è quello di valutare opzioni a basso tenore alcolico, un modo differente di proporre prodotti in linea con i bisogni dei nuovi consumatori che stanno emergendo. È chiaro che i grandi vini rossi da meditazione (Barolo, Amarone, Brunello) non li vogliamo assolutamente snaturare, ma ritengo che la tendenza legata ai vini a bassa gradazione sia positiva. Non credo invece ai vini dealcolati”.

Un altro fenomeno che sta coinvolgendo sempre più realtà e operatori del settore è senz’altro l’enoturismo. Confrontandomi con le aziende ho notato che la risonanza è notevole, non altrettanto la visibilità. Chiaramente Vinitaly non rappresenta il contesto ideale per questo tipo di offerta ma la capacità di mettere in luce anche questo aspetto, legato fortemente alla vendita diretta, al territorio e – riprendendo le dichiarazioni iniziali di Danese – alle sinergie che possono svilupparsi può rappresentare una importante leva per evidenziare le proprie peculiarità inimitabili.

“Abbiamo rinnovato il concetto di accoglienza ed ospitalità, abbiamo creato ex-novo un wine shop in cantina con diversi pacchetti di esperienze, partendo da quelli base per arrivare ai pacchetti premium” ha sottolineato Daniela Ziegler-Scapin di Ruggeri – Prosecco di Valdobbiadene. “Abbiamo anche un wine club online esclusivo, il “Ruggeri Wine Club” in cui inseriamo anteprime, promozioni ed accompagniamo gli appassionati a scoprire il territorio, le nostre unicità per apprezzare a fondo il valore del Prosecco. Il consumatore va tutelato ed istruito”.

L’enoturismo quindi come motore di sviluppo, canale di vendita diretta e di sinergie territoriali, manca però un personale dedicato e formato in maniera adeguata per poter offrire un servizio che sia all’altezza delle aspettative per un pubblico italiano ed estero.

In questo senso è significativa la testimonianza di Vito Intini, Presidente ONAV: “Credo che il turismo del vino sia una maniera ottima per avvicinare le persone al nostro mondo ed anche all’impegno delle imprese in ottica sostenibile. Ho grande considerazione dell’enoturismo ma abbiamo anche consapevolezza che manca professionalità, è doveroso che i visitatori vengano accolto da personale professionale e preparato. Ogni comunicazione fatta male è un punto negativo per il mondo del vino. Purtroppo la disciplina dell’attività enoturistica non prevede una formazione professionale adeguata e questo è un elemento sfavorevole per tutto il settore italiano”.

Solo unendo le forze del settore, delle istituzioni e dei produttori sarà possibile affrontare le minacce esterne e valorizzare al meglio le peculiarità del vino italiano sul mercato globale. Vinitaly si conferma quindi non solo un punto di incontro per gli operatori del settore, ma anche un’occasione per riflettere sul futuro e consolidare la posizione del vino italiano nel mondo.