“Diamo vero valore al vino ed ai suoi territori”, questo il claim del 76° Congresso Nazionale Assoenologi svoltosi il 24-25 novembre presso il Brixia Forum di Brescia. La “Leonessa d’Italia” (assieme a Bergamo) è stata nominata Capitale della Cultura 2023, una location chiaramente emblematica del connubio intramontabile che lega radicalmente vino, storia e patrimonio culturale italiano.

Assoenologi, una missione: valorizzare il vino e i suoi territori

In apertura Riccardo Cotarella, Presidente di Assoenologi, ha sottolineato il ruolo degli enologi come guardiani del patrimonio vinicolo italiano, responsabili della rinascita e dell’espansione dei territori vinicoli: “Gli enologi sono stati i fautori del rinascimento del vino italiano, oggi è un fiorire di territori e culture del vino grazie al nostro impegno e alla nostra dedizione. Ma dobbiamo tenere presente che più eleviamo la nostra partecipazione e più siamo chiamati ad una maggiore responsabilità”.

Il suo intervento al Congresso Assoenologi si è concentrato sull’importanza di affrontare nuove sfide con responsabilità e adattabilità, specialmente in un’era in cui l’enologo non solo cura il vino ma ne racconta la storia: “Sappiamo che oggi gli enologi sono chiamati non solo ad occuparsi di enologia ma anche a raccontare il vino. Il consumatore moderno cerca esperienze e quindi l’enologo deve essere colui che racconta il vino, grazie alla capacità di sfociare anche nel marketing”.

Cambiamenti climatici e salute: mitigare le sfide

Affrontando il dibattito sui cambiamenti climatici, Cotarella ha riconosciuto l’impatto, ma ha sottolineato che la professionalità dell’industria può superare le sfide naturali. Ha anche parlato del rapporto tra consumo di vino e salute: “Per quanto riguarda vino e salute gli scienziati seri ci hanno detto che se il vino viene consumato con moderazione, consapevolezza e intelligenza di certo non fa male. Abbiamo usi e costumi che dobbiamo mantenere e, anche se c’è una politica europea che non ci convince, non ci arrenderemo”.

Previsioni e mercato dal Congresso Assoenologi

Cotarella ha messo in luce altri elementi fondamentali, in particolare l’andamento e le previsioni di mercato: “Quest’anno abbiamo sbagliato le previsioni, perciò abbiamo deciso che non si faranno più un mese prima ma a metà vendemmia. Il Nord si è salvato ma dalla Toscana alla Sicilia è stato un disastro”.

Ma come facciamo a comprendere il mercato?
“Non edulcorando la pillola” ha aggiunto Cotarella, “sappiamo che ci sono mercati e prodotti in sofferenza ed è giusto far emergere le difficoltà. Noi siamo tutti i giorni in trincea, perché le peggiori mine arrivano da fuoco amico, sembra che alcuni siano masochisti. È un atteggiamento sbagliato, tutti devono essere paladini del vino, la simbiosi mutualistica serve per contrastare queste situazioni”.

Mercati globali: analisi e tendenze

Dopo il discorso introduttivo del Presidente Cotarella, si è passati ad una analisi di Denis Pantini, Responsabile Business Unit Agrifood e Wine Monitor di Nomisma, rivolta a 4 aspetti chiave:

  • Il mercato internazionale: lo scenario attuale e gli effetti sull’export;
  • Gli effetti dell’inflazione e della crisi sulle vendite di vino in Italia;
  • Consumi e consumatori di vino: evoluzione per generazione;
  • Scenari evolutivi, criticità e prospettive per i vini italiani.

Assoenologi presenta lo scenario attuale e gli effetti sull’export

Per quanto riguarda l’import 2023 di vino in volume a livello mondiale, Assoenologi ha evidenziato che i cali per i 12 mercati top (USA, Germania, UK, Svizzera, Canada, Giappone, Cina, Francia, Norvegia, Australia, Corea del Sud, Brasile) sono generalizzati ed in peggioramento nel corso dell’anno, ad eccezione di Germania (0,8% da gennaio a settembre 2023) e Brasile (11% da gennaio a giugno 2023).

L’import di vino italiano in volume nei 9 mesi da gennaio a settembre 2023 flette in generale del -4,3% con cali in particolare in Cina (-32,2%), Corea del Sud (-29,7%) e Australia (-27,3%) e crescite in Germania (8,6%) e Francia (4,5%).

L’import di spumanti italiani regge meglio il calo generalizzato grazie a crescite su diversi mercati tra cui Germania (8,5%), Svizzera (8,6%), Francia (30%), Norvegia (5,6%), Brasile (7,4%) mentre il trend dei vini fermi e frizzanti è nettamente negativo in 10 mercati su 12, si salvano solo UK (1,6%) e Brasile (0,8%).

Dopo anni di crescita, battuta d’arresto anche per il USA che nei primi 9 mesi 2023 vedono una diminuzione dell’import (generale, non italiano) a valore e a volume su tutte le categorie (totale -9% a valore, -13% a volume), ad eccezione del bag in box (solo a valore +8,2%, non a volume -13%). I cali più evidenti riguardano lo sfuso (-28% a valore, 16,5% a volume) e gli spumanti (-15% a valore, -16% a volume).

La Germania cala del -5% a valore ma si mantiene stabile a volume (0,8%) anche in questo mercato il bag in box non subisce il calo delle altre categorie, crescendo del 11,1% a valore e del 2,3% a volume.

Il mercato cinese è in discesa libera con un import totale di vino 2023 in calo del -18,5% a valore e del -27,4% a volume, in questo caso nessuna categoria si salva.

Tutti i maggiori Paesi esportatori di vino risentono di questo declino, l’Italia è tra i pochi (assieme al Portogallo) che rimane stabile con un -0,7% a valore ed un +0,8% a volume. Cali notevoli per Cile (-26% a valore, -25% a volume), USA (-24% a valore, -29% a volume), Argentina (-22% a valore, -30% a volume) e Sudafrica (-18% a valore, -26% a volume). I vini rossi sono la tipologia che cala maggiormente sia negli USA che in Italia e Francia.

Sul mercato domestico le vendite totali di vino crescono esclusivamente nel Cash&Carry (12% circa), quindi nell’on-trade, mentre calano gli altri canali (Iper/supermercati, discount ed e-commerce che cala dell’8%). Nella GDO si assiste ad un calo dei vini fermi e frizzanti sia a valore (-3%) che a volume (-4%), mentre crescono gli spumanti (7% a valore, 2% a volume). Il totale delle giacenze di vino al 31 ottobre 2023 riporta una flessione generale del -5,8%.

Consumi e consumatori di vino: evoluzione per generazione

Se analizziamo i consumatori abituali di vino in Italia per fascia d’età emerge che gli over-65 sono cresciuti dell’11,2% (dal 33,8% al 45%) negli ultimi 13 anni, dal 2009 al 2022. La fascia demografica che ha subito una riduzione maggiore è quella tra i 35 ed i 44 anni, si è passati dal 17,2% del 2009 al 9,8% del 2022 (-7,4%).

La popolazione italiana entro il 2050 conterà 5 milioni di persone in meno, è evidente che è necessario lavorare sugli under-40 e comprendere che la rilevanza dell’export sarà sempre più vitale.

I dati mostrano che il consumo di vino rosso aumenta con l’aumentare dell’età (tasso di penetrazione sopra il 50%), mentre il vino bianco è trasversale alle generazioni e gli spumanti al contrario si rivolgono maggiormente ai giovani.

Tendenze evolutive per i vini italiani

Quali sono i trend del vino che Assoenologi prevede in Italia per i prossimi 2/3 anni?
Emerge una attenzione alle certificazioni sostenibili (38%), ai vini biologici (37%) e a quelli prodotti da vitigni autoctoni (34%) e da piccoli produttori (32%). Da notare che, rispetto alla media, la Gen Z dà maggiore importanza alle limited edition (+10% rispetto alla media), ai vini semplici da mixare (+7%), ai premixati (+5%) e ai dealcolati (+5%).

76 Congresso Assoenologi brescia