Negli ultimi anni, il mondo del vino ha assistito a numerosi dibattiti sui vini no-low alcohol e sulla crescita delle vendite di questo segmento, guidata da una crescente tendenza verso la moderazione e da politiche fiscali che favoriscono le bevande con un basso contenuto di alcol. In particolare tra i vini low alcohol si sta affermando una tendenza che potrebbe imporsi: i vini con una gradazione alcolica compresa tra 6% e 9%, ma principalmente focalizzati sull’8%.
Leggi anche: Regno Unito, mercato alcolici: volumi no-low alcohol +47%
La tendenza “mid-strength”
Come ha sottolineato Robert Joseph (esperto di fama internazionale, produttore e analista del settore vino) in un suo recente articolo, alcuni dei marchi più noti stanno già lanciando sul mercato vini con un tenore alcolico dell’8%. Tra i nomi di spicco troviamo 19 Crimes (7%), Fetzer Lo & Behold (8%), Woodbridge Sessions (8%), e Barefoot (8%). Questi vini, spesso prodotti miscelando vino standard con vino dealcolato, si inseriscono in una fascia nuova e ancora poco esplorata nel mercato.
Secondo Joseph, “questi vini potrebbero diventare parte di una categoria nota come ‘mid’, avendo un potenziale per attirare sia i consumatori attenti alla salute sia coloro che vogliono ridurre l’assunzione di alcol senza rinunciare al piacere di un buon bicchiere.”
Mercati in movimento: dalla Scandinavia al Regno Unito
Una delle ragioni principali di questa emergente tendenza è da ricercare in Finlandia. Dal giugno 2024, il Paese ha permesso la vendita di vini con meno dell’8% anche al di fuori del monopolio statale Alko, ciò ha determinato una svolta per i produttori. “Ciò che sta accadendo in Finlandia potrebbe facilmente influenzare gli altri paesi nordici”, afferma Joseph, alludendo alla possibilità che questa regolamentazione possa essere adottata presto anche in Svezia e Norvegia.
Nel Regno Unito, il cambiamento potrebbe essere ancora più evidente. Il sistema di tassazione basato sull’ABV (alcohol by volume), introdotto dal governo conservatore e atteso per febbraio 2025, stabilisce che i vini con una gradazione inferiore all’8.5% siano tassati in misura inferiore rispetto a quelli con gradazioni più elevate.
Ciò significa che una bottiglia di vino con una gradazione dell’8% sarà soggetta a circa 1,20 sterline di tasse in meno rispetto a un vino “standard”. Ciò creerà un chiaro incentivo per i produttori che potranno e sapranno adattarsi a questo modello. “Con una pressione fiscale del genere, non c’è da sorprendersi che i supermercati britannici stiano già iniziando a proporre le loro private labels, come il “Taste the Difference Mid Strength Val De Loire Blanc” di Sainsbury, a 8.5%,” spiega Joseph.
Anche altre nazioni, come i Paesi Bassi, stanno introducendo modelli di tassazione simili, seppur con imposte più contenute. Questi cambiamenti, uniti a una crescente consapevolezza dei consumatori verso uno stile di vita più sano, specialmente negli Stati Uniti, stanno creando un terreno fertile per i vini “mid-strength”.
Un potenziale da esplorare anche in Cina?
Un altro mercato che potrebbe rivelarsi interessante per questi vini è la Cina. Il numero 8, infatti, ha un significato particolarmente positivo nella cultura cinese, essendo associato a ricchezza, prosperità e successo. Non sorprenderebbe, quindi, vedere lanciare un vino con un tenore alcolico dell’8% proprio in questo mercato, magari con un packaging che sfrutta l’immaginario legato alla fortuna e alla prosperità. “Una mossa astuta potrebbe essere quella di presentare un prodotto semi-dolce etichettato con intelligenza, sfruttando l’appeal culturale del numero 8,” suggerisce Joseph.
Il futuro dei vini “mid-strength”
Puristi e appassionati di vini tradizionali potrebbero storcere il naso di fronte a vini parzialmente dealcolizzati, ma non bisogna dimenticare che già molti vini da 13.5% in Paesi come Stati Uniti e Australia sono prodotti con tecnologie (come le colonne a cono rotante) per ridurre l’alcol.
Questa categoria che potrebbe trovare il suo spazio, soprattutto in un’epoca in cui l’attenzione per la salute, la moderazione e le diete a basso contenuto calorico sono al centro del dibattito. “Il vero interrogativo,” evidenzia Joseph, “è se questi vini a 8% avranno lo stesso impatto dei sidri con gradazione simile che hanno già guadagnato quote di mercato in alcuni Paesi”.
Mentre l’industria vinicola cerca di trovare nuove strade per affrontare la flessione dei consumi globali, la nascita di una categoria “mid-strength” potrebbe essere una delle opzioni da percorrere. Il tempo ci dirà se sarà effettivamente una tendenza di lungo termine, ma le fondamenta sembrano essere già state gettate.












































