Il recente annuncio della Cina di revocare i dazi sui vini australiani ha portato ad un certo ottimismo nell’industria vitivinicola australiana, ma pochi si illudono sia possibile ricostruire la quota di mercato precedente visto che l’industria del vino, non solo in Australia ma a livello globale, non sta certo navigando in acque tranquille.
Negli ultimi due decenni, la Cina è stata il motore di crescita del settore vitivinicolo mondiale, grazie ad una crescita esponenziale della classe media che ha superato i 400 milioni di persone ovvero 140 milioni di famiglie secondo i dati del 2017. La classe media cinese è costituita da una tipica famiglia di tre persone che guadagna tra i 15mila ed i 74mila dollari l’anno nel 2022 (Ufficio nazionale di statistica).
Questa classe media ha sviluppato una predilezione per i vini provenienti da Australia, Cile, Italia e Francia. Nonostante queste premesse positive, secondo Kym Anderson, direttore esecutivo del Wine Economics Research Centre dell’Università di Adelaide, il mercato cinese e il consumo domestico faticano a riprendersi da una recessione iniziata prima della pandemia di COVID-19 e aggravata dalle lunghe restrizioni che ne sono seguite.
In Cina durante il 2023 si è registrato un quarto del consumo di vino rispetto al picco raggiunto nel 2017 ed i volumi annuali di import si sono ridotti di due terzi.

Come riporta Reuters, Judy Chan, CEO di Grace Vineyards, una delle principali cantine cinesi, ha evidenziato l’aumento della competizione sia a livello domestico che globale. Oltre al vino, il mercato cinese offre un vasto assortimento di bevande alcoliche, inclusi cocktail e birre artigianali. Il vino, che un tempo rappresentava un emblema internazionale di sofisticatezza, sembra aver perso questo status distintivo: “Il vino aveva questo alone di raffinatezza. Parte del problema è che lo ha perso”.
La Cina, pur essendo il mercato degli alcolici più grande del mondo con un valore stimato di 336 miliardi di dollari, è ancora largamente dominato dal baijiu. L’indice di fiducia dei consumatori cinesi si è alzato dell’1,5% a gennaio 2024 rispetto al mese precedente, ma il dato rimane vicino ai minimi storici, frenato dal rallentamento economico, da un mercato immobiliare stagnante e da una disoccupazione giovanile che limita le spese discrezionali. Resta il fatto che nel 2023 il PIL cinese è cresciuto del 5,2%, rispetto al +3% registrato nel 2022.
Yan Yu, venditrice di vino tramite l’app WeChat (WhatsApp cinese), testimonia una crescente sensibilità al prezzo tra i suoi clienti, prevalentemente provenienti dalla classe media, il price point per i suoi vini è inferiore a 200 yuan ($28).
L’industria vitivinicola in Cina potrebbe stabilizzarsi, ma i livelli pre-Covid probabilmente non torneranno molto presto. C’è spazio per la crescita, considerando che il consumo annuo pro capite è inferiore a mezzo litro e il vino rappresenta una quota inferiore all’1,5% rispetto al consumo totale di alcolici nel Paese. Tuttavia, il quadro generale è complesso e pieno di sfide, il futuro del vino in Cina rimane incerto, le aziende necessitano di strategie adattative e innovative per navigare in questo mercato altamente competitivo.












































