Il mercato globale degli alcolici è in evoluzione: tra protezionismo, scelte salutiste e nuove abitudini di consumo, i dati IWSR rivelano un calo nei volumi ma anche traiettorie innovative. Stati Uniti, Cina, Canada e Spagna mostrano dinamiche diverse che offrono spunti strategici preziosi per i produttori più attenti al cambiamento.
Nel 2024 il consumo globale di bevande alcoliche è diminuito dell’1%, segnando un ulteriore passo in quella che appare sempre più come una trasformazione strutturale del comparto. A dirlo è l’ultima analisi dell’IWSR, che fotografa un mercato mondiale in lenta contrazione, trainato in particolare dai due giganti – Stati Uniti e Cina – entrambi alle prese con sfide economiche, politiche e demografiche. Ma dietro ai numeri in rosso, emergono anche segnali di vitalità e rinnovamento che possono aprire nuove rotte per i produttori più attenti.
Stati Uniti: in testa birre analcoliche e hard tea
Il mercato statunitense ha registrato nel 2024 un calo complessivo del 3% nei volumi di alcolici, condizionato da un clima di incertezza economico-politica. Tuttavia, alcuni segmenti stanno mostrando una resilienza sorprendente, se non addirittura una crescita sostenuta.
Le birre analcoliche, spinte da tendenze legate al benessere e alla moderazione, hanno visto un’impennata del +23% nei volumi e sono previste in crescita con un tasso annuo composto (CAGR) del +18% fino al 2029. Si tratta di un segmento che da solo potrebbe aggiungere 2 miliardi di dollari in valore nei prossimi cinque anni.
Altro protagonista è l’hard tea, bevanda a bassa gradazione che fonde il gusto classico del tè freddo con i distillati, capace di crescere del 31% solo nel 2024. Anche questo segmento è previsto in espansione, con un CAGR stimato dell’+11% fino al 2029.
La tequila, in particolare nella fascia premium, continua a godere di un’ottima reputazione. In un mercato più maturo e attento al valore, la tipologia “reposado” si afferma come la più apprezzata, grazie a un prezzo accessibile e a un profilo gustativo morbido. La categoria degli spirit a base di agave nel suo complesso è prevista in lieve crescita (+1% CAGR), ma è il segmento premium a guidare lo sviluppo con un +6%, a fronte di un calo del -7% per il super-premium.
Cina: vino locale e white spirit importati
Se gli Stati Uniti soffrono una transizione culturale nei consumi, la Cina affronta un contesto più complesso con un calo del 5% dei volumi alcolici totali, con tutte le categorie in discesa.
Tuttavia, anche qui emergono delle nicchie positive: è il caso della birra premium, che ha segnato una crescita dell’1% nel 2024, trainata da produttori locali e da marchi stranieri realizzati in loco. In un mercato dove il totale birra resta stagnante, il segmento premium mostra un trend positivo (+1% CAGR fino al 2029).
Anche il vino cinese, pur in un contesto di contrazione generale (-2% CAGR previsto al 2029), trova spazi interessanti nei segmenti premium e super-premium, previsti in crescita rispettivamente dell’1% e del 3%. Le produzioni locali di qualità – in particolare quelle della regione del Ningxia – iniziano ad affermarsi tra i consumatori più esigenti.
Infine, crescono anche i white spirit importati: il gin ha segnato un +20% nel 2024, la vodka un +4%, con prospettive di crescita stimate rispettivamente al +5% e +4% nei prossimi cinque anni. Il cambiamento culturale in atto – spiega Shirley Zhu, research director per l’IWSR in Cina – sta ridefinendo i momenti di consumo, favorendo drink più informali e versatili.
Canada: dazi e rifiuto dei prodotti USA
Il Canada rappresenta un caso a parte, il 4 marzo 2025 Trump aveva annunciato l’introduzione di dazi commerciali del 25% su tutte le importazioni dal Canada (esclusi i prodotti energetici, soggetti invece a dazi del 10%) ed il 9 luglio scorso, salvo accordi, il presidente americano ha annunciato dazi maggiorati del 35% sui beni canadesi a partire dal 1° agosto.
Queste scelte hanno innescato una forte reazione dei consumatori canadesi. Il 69% degli adulti canadesi ha dichiarato di aver smesso di acquistare alcolici statunitensi, mentre il 67% afferma che è molto improbabile che lo faccia in futuro.
Questo cambiamento potrebbe rivelarsi un’opportunità per i produttori locali e per gli esportatori non americani(in particolare Scotch, vino australiano e francese). I dati IWSR stimano per il 2025 un crollo dell’82% dei volumi di vino USA in Canada e dell’81% degli spirits statunitensi. Al contrario, si prevede una crescita del 9% per il vino locale e del 6% per gli spirits canadesi.
Spagna: il ritorno del vino e della birra di qualità
Nel panorama europeo, la Spagna rappresenta una piacevole eccezione alla tendenza negativa globale. La birra nel 2024 ha mantenuto stabili i volumi complessivi, ma il segmento premium ha segnato un +3% e continuerà a crescere con un +2% CAGR fino al 2029. Il ritorno degli investimenti su brand e stili innovativi, unito all’aumento del turismo e al trend dei consumi diurni e low-alcohol, ha dato nuova linfa al comparto.
Anche il vino ha mostrato segnali incoraggianti, con una crescita del 3% nel 2024. Ancora più marcato il successo del vino bianco, in crescita del 5%, grazie alla sua capacità di attrarre nuovi consumatori e inserirsi in occasioni di consumo più ampie. Nei prossimi anni, il vino fermo spagnolo è atteso in crescita dell’1% CAGR.
Il settore degli alcolici sta attraversando un momento di profonda transizione. Il calo dei consumi non è solo un dato economico, ma il riflesso di mutamenti culturali, demografici e valoriali. Eppure, proprio in questo scenario di incertezza, si delineano traiettorie interessanti: la premiumisation, l’apertura a nuove categorie e occasioni di consumo, la valorizzazione delle produzioni locali.
I dati dimostrano che il consumo non sta scomparendo, ma trasformandosi: cerca senso, identità, esperienza, occasione. I mercati più dinamici premiano chi sa innovare senza perdere autenticità, chi intercetta nuovi stili di vita con prodotti versatili, chi comunica un valore (non solo un prezzo).
In questo scenario, “meno ma meglio” non è una minaccia, ma un’opportunità per chi sa raccontare la propria unicità, per chi lavora sul posizionamento e sull’esperienzialità, per chi accetta la sfida di un consumatore più esigente e meno fedele. Il futuro non sarà dei produttori che fanno “vino per tutti”, ma di quelli che sapranno creare relazioni più profonde con pubblici specifici: dal giovane attento alla salute al viaggiatore curioso, dal consumatore urbano al neofita in cerca di emozioni.
Punti chiave:
- Il consumo globale di alcolici è sceso dell’1% nel 2024, ma il trend riflette una trasformazione strutturale e non solo una crisi congiunturale.
- Negli Stati Uniti crescono le alternative salutiste, come birre analcoliche (+23%) e hard tea (+31%), con forte potenziale nei prossimi anni.
- In Cina si afferma la qualità locale, con segnali positivi per vino premium, birra artigianale e white spirits importati come gin e vodka.
- Il Canada penalizza l’import USA con dazi: crollano i volumi di vino e spirits americani, crescono le produzioni locali e le importazioni europee.
- La Spagna registra segnali di ripresa, grazie al vino bianco e alla birra premium, sostenuti da turismo, innovazione e consumi light.












































