Nel primo semestre 2025 l’India segna un’impennata delle importazioni di vino: +50% in volume e +21% in valore. Guidata dai giovani urbani e da formati economici, la crescita premia l’Australia per volumi e la Francia per il segmento premium. Non mancano ostacoli – tasse elevate e regolamentazione statale – ma le opportunità restano concrete.

Mentre i mercati del vino tradizionali in Occidente mostrano segni di affaticamento, l’India emerge come un inaspettato e vibrante faro nella notte. In un settore globale appesantito da una domanda fiacca, il subcontinente indiano sta vivendo un vero e proprio boom, registrando una crescita spettacolare delle importazioni. Un fenomeno alimentato non solo da un’economia robusta, ma soprattutto da un cambiamento culturale profondo, guidato da una nuova generazione di consumatori.

I dati ufficiali, rilasciati dal Ministero del commercio indiano, parlano chiaro. Tra gennaio e giugno 2025, l’India ha importato 2.585.127 litri di vino, per un valore di 12,55 milioni di dollari. Cifre che si traducono in una crescita del 50,30% in volume e del 20,91% in valore rispetto all’anno precedente. Un divario, quest’ultimo, che rivela una delle chiavi di lettura del mercato: sebbene il valore cresca, il volume corre molto più veloce, indicando una preferenza ancora orientata verso fasce di prezzo accessibili, in linea con un PIL pro capite di circa 2.700 dollari.

A trainare questa corsa è il vino in bottiglia (sotto i due litri), che costituisce il cuore del mercato, con un balzo del 61% in volume. Interessante è il dato sugli spumanti: i volumi sono saliti del 57%, ma il valore è cresciuto di appena il 5%, suggerendo un afflusso di etichette a prezzi più competitivi. La sorpresa più grande arriva dal vino in cartone (tra 2 e 10 litri), che ha registrato una crescita esplosiva del 1.391% in volume, segnale di una forte sperimentazione con nuovi formati in un mercato molto sensibile al prezzo.

Mappa fornitori: l’Australia domina, la Francia presidia il lusso

In questa corsa all’oro enologico, l’Australia si è posizionata come il principale fornitore per l’India, conquistando quasi il 39% del mercato in volume. Grazie alla vicinanza geografica e a un accordo di libero scambio, le esportazioni australiane sono esplose, con un +182% in volume e un +113% in valore. Tuttavia, il prezzo medio per litro (3,35 dollari) riflette un posizionamento orientato alla grande distribuzione.

Al contrario, la Francia si conferma al secondo posto per valore, puntando sul suo storico prestigio. Con un prezzo medio di 11,34 dollari al litro, Parigi presidia la fascia premium del mercato. Ancora più emblematico è il caso di Singapore, il cui prezzo medio stratosferico (35,91 dollari al litro) rivela il suo ruolo di hub per la riesportazione di vini pregiati e da collezione. Sorprende anche l’ingresso del Bhutan nella top 5, non come produttore ma come snodo logistico per le riesportazioni.

Il ritratto di un nuovo consumatore

A differenza di quanto accade in Europa e Nord America, dove i giovani sembrano allontanarsi dal vino, in India sono proprio loro i protagonisti di questa rivoluzione. Nelle metropoli come Mumbai, Delhi NCR e Bengaluru, i giovani con capacità di spesa stanno abbracciando il vino con curiosità, mostrando una chiara preferenza per le etichette d’importazione e gli stili internazionali.

Due profili si distinguono in particolare: i professionisti dei settori ad alta tecnologia, della consulenza e del turismo, con un’esposizione internazionale e redditi disponibili, e le donne, un segmento demografico in rapidissima crescita che sta diventando cruciale per il mercato. “Una tendenza incoraggiante è il numero crescente di donne che scelgono il vino”, conferma Rajeev Naresh, Direttore di ProWine Mumbai. “Accanto a questo, vediamo sempre più acquirenti che si approcciano al vino per la prima volta, aiutati da una maggiore consapevolezza e accesso al prodotto”.

La scoperta del vino avviene spesso “al calice”, in hotel e ristoranti di alto livello, che fungono da apripista prima che il consumatore si sposti verso l’acquisto in negozio. Nonostante la digitalizzazione del Paese, la vendita di vino rimane saldamente ancorata ai canali offline: enoteche specializzate, supermercati e negozi autorizzati. L’e-commerce, pur esistendo in stati come il Maharashtra, rimane frammentato e privo di un quadro normativo nazionale.

Un mercato promettente ma non privo di ostacoli

Nonostante l’entusiasmo, il percorso per i produttori internazionali non è semplice. La sfida più grande resta la tassazione: l’India impone un dazio federale del 150% sull’importazione di vino, a cui si aggiungono ulteriori tasse statali. Questo fardello fiscale, insieme a una notevole volatilità — come dimostra il crollo del 99,74% delle importazioni dalla Spagna dopo un boom nel 2023 —, rende il mercato complesso e imprevedibile.

Tuttavia, la traiettoria di crescita appare solida. Come sottolinea Naresh, “rispetto agli standard globali, l’India è ancora un piccolo mercato del vino, ma la crescita è reale”. Con un reddito disponibile in aumento, una rete di distribuzione in espansione e una generazione giovane e curiosa, l’India si candida a diventare una delle destinazioni più interessanti per il vino mondiale nei prossimi anni.

Punti chiave:

  1. Crescita impressionante (+50% in volume, gen-giu 2025): 2.585.127 litri importati per 12,55 milioni di dollari, con un gap valore/volume che indica preferenza per fasce prezzo più basse.
  2. Formati e dinamiche di prezzo: bottiglie <2L +61% vol; spumanti +57% vol ma solo +5% valore; bag-in-box (2–10L) +1.391% vol.
  3. Mappa fornitori: Australia domina per volumi (~39% e +182% vol), Francia guida il premium (prezzo medio $11,34/L); Singapore e Bhutan hanno ruolo logistico/di riesportazione.
  4. Nuovo consumatore: domanda spinta da giovani urbani e donne, scoperta spesso in on-trade (hotel/ristoranti) prima di passare all’acquisto retail; e-commerce frammentato.
  5. Rischi e opportunità: dazio federale 150% + tasse statali complica l’ingresso; mercato volatile ma con crescita strutturale e potenziale per produttori internazionali.