Tra minacce di dazi e instabilità globale, il mercato degli investimenti nel vino si muove su un terreno sempre più incerto. Le politiche commerciali di Trump hanno lasciato strascichi pesanti, ma potrebbero anche aprire nuove opportunità, soprattutto per Bordeaux e la Toscana. Un’analisi puntuale di rischi, scenari futuri e possibili ripartenze.
L’impatto delle politiche fiscali internazionali sul mercato del vino non è mai stato tanto evidente come negli ultimi anni, e le decisioni del presidente Donald Trump non sono state certo esenti da ripercussioni significative. Nel corso del 2019, i dazi imposti dal governo statunitense sui vini provenienti da Paesi europei, in particolare Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, ebbero un impatto drammatico sul mercato degli investimenti nel vino, già fragile prima di quelle decisioni politiche. Ma quale sarà l’effetto delle future politiche sui dazi, e come reagirà il mercato di fronte a una tale volatilità? La risposta non è semplice, ma sicuramente il settore sta vivendo un periodo di grande incertezza, sebbene non manchino possibilità di ripresa.
Nel 2019, Trump impose tariffe del 25% sui vini importati dalla Francia, dalla Germania, dalla Spagna e dal Regno Unito, applicando l’imposta per una vasta gamma di prodotti, inclusi i vini con una gradazione alcolica inferiore al 14%. Questo cambiamento ha avuto effetti devastanti per i produttori vinicoli europei, in particolare per quelli francesi, che hanno visto un crollo delle esportazioni verso gli Stati Uniti, riducendo il loro valore di circa 400 milioni di euro.
L’introduzione di una proposta di dazi ancora più pesanti, pari al 200%, mise in allarme l’intero settore, minacciando di danneggiare irreparabilmente i flussi di esportazione e quindi il mercato globale del vino. Ma nonostante la pesante minaccia, l’amministrazione Trump al tempo ridimensionò le sue pretese, portando le tariffe al 20% o 25% e riducendo notevolmente il rischio di un danno irreversibile per il settore vinicolo.
Attualmente la situazione è in stallo, i dazi sono stati congelati per 90 giorni dal 10 aprile 2025. Questo significa che il problema si riproporrà il 9 luglio prossimo e che il pericolo non è assolutamente scongiurato.
In un’intervista condotta da Andrew Lofthouse per The Buyer, alcuni dei principali CEO di società di investimento vinicolo hanno offerto il loro punto di vista sulle implicazioni delle politiche fiscali statunitensi. Tom Gearing, CEO di Cult Wines, James Shakeshaft, CEO di Vin-X Fine Wine Investment, e Callum Woodcock, CEO di WineFi, sono concordi nel ritenere che i dazi di Trump abbiano complicato ulteriormente un mercato già in difficoltà. La forte volatilità del mercato finanziario globale, combinata con l’incertezza riguardo alle tariffe, ha reso il panorama degli investimenti nel vino ancora più difficile da navigare.
Gearing sottolinea che il mercato stava già attraversando una fase di difficoltà, con due anni di performance sotto le aspettative, che hanno ridotto l’interesse da parte degli investitori e hanno reso difficile ottenere liquidità. Il 2024, tuttavia, si era aperto con segnali positivi, con una ripresa iniziale a partire dal Capodanno cinese e una domanda che sembrava rialzarsi, solo per essere nuovamente frenata dalla prospettiva dei dazi.
James Shakeshaft di Vin-X osserva che, sebbene l’aumento delle tariffe non fosse una novità assoluta, la minaccia di un dazio del 200% sui vini francesi avrebbe avuto un impatto catastrofico sul mercato. Questo sarebbe stato particolarmente devastante per i principali mercati di esportazione come Champagne e Bordeaux, i cui consumi in USA sarebbero crollati, con una conseguente perdita per i produttori europei di miliardi di dollari.
Oggi, nonostante il congelamento dei dazi sull’import delle merci provenienti dalla UE per 90 giorni (fino al 9 luglio 2025), l’incertezza permane e alcuni esperti come Woodcock sono convinti che la paura stessa dei dazi possa accelerare un cambiamento nel settore. In particolare, suggerisce che i produttori di Bordeaux potrebbero essere costretti a ridurre i prezzi di rilascio delle loro annate per affrontare le sfide derivanti dalla nuova politica commerciale e rilanciare l’interesse degli investitori.
Secondo Gearing, il Bordeaux 2024 potrebbe rappresentare una vera e propria “svolta” per il mercato, grazie alla possibilità che i produttori fissino i prezzi in modo più competitivo, prendendo in considerazione la realtà economica imposta dai dazi. Questo potrebbe rappresentare un’opportunità significativa per gli investitori che potrebbero trovarsi di fronte a un mercato più stabile e accessibile, a patto che i prezzi vengano mantenuti sotto il livello atteso in seguito ai dazi.
La regione di Bordeaux, che tradizionalmente occupa una posizione di rilievo nel mercato del vino, è vista come la chiave per il rilancio del settore. Se i produttori saranno in grado di fissare i prezzi delle annate 2024 in modo da renderle accessibili, soprattutto alla luce di un mercato instabile, ciò potrebbe stimolare un ritorno degli investitori.
Nonostante la crisi del mercato del vino europeo, altre aree come la Toscana e la Napa Valley hanno mostrato segni di resistenza. In particolare, la Toscana, che già in passato ha beneficiato di un maggiore interesse dopo l’introduzione dei dazi, continua ad essere una delle regioni più ambite per gli investitori. Shakeshaft sottolinea che i mercati italiani, già in crescita, potrebbero beneficiare ulteriormente da un’attenzione rinnovata verso i vini toscani, mentre Woodcock vede opportunità nei vintage più maturi che potrebbero essere meno vulnerabili ai dazi, data la loro distribuzione globale.
Guardando al futuro, c’è un cauto ottimismo. Il ritorno a una stabilità dei prezzi, una possibile riduzione dei dazi, e l’attenzione dei produttori di Bordeaux potrebbero giocare un ruolo fondamentale nel rimettere in moto il mercato globale. Tuttavia, come affermato dagli esperti, la paura di futuri aumenti dei dazi rimarrà un freno per gli investitori a breve termine, il che potrebbe spingere a una continua fluttuazione dei prezzi.
La situazione attuale, pur complessa, sta definendo un mercato del vino in evoluzione. Le decisioni politiche di Trump e la crisi globale stanno forzando una riflessione profonda sulle dinamiche di investimento nel settore. Gli esperti concordano sul fatto che la chiave per superare questo momento di incertezza risieda nella capacità del mercato di adattarsi, con Bordeaux come potenziale motore di rilancio.
Sebbene i dazi imposti da Trump abbiano reso il mercato del vino più instabile, le misure più moderate e una strategia di rilancio dei prezzi per Bordeaux potrebbero offrire nuove opportunità per gli investitori. Come sempre, l’abilità di adattarsi e rispondere ai cambiamenti sarà cruciale per il futuro del mercato del vino.
Fonte: “Will Trump’s tariffs derail or help reset fine wine investment market?” di Andrew Lofthouse, pubblicato su The Buyer
Punti chiave:
- I dazi USA imposti da Trump nel 2019 hanno colpito duramente il vino europeo, in particolare Francia e Bordeaux, provocando un calo significativo delle esportazioni verso gli Stati Uniti.
- Il timore di nuovi dazi rimane elevato, nonostante il congelamento temporaneo fino a luglio 2025: questo clima di incertezza frena gli investimenti e aumenta la volatilità del mercato.
- Gli esperti del settore vinicolo vedono in Bordeaux un possibile punto di svolta, se i produttori sapranno adeguare i prezzi delle nuove annate alle condizioni attuali del mercato.
- Regioni alternative come Toscana e Napa Valley mostrano maggiore resistenza, attirando l’interesse degli investitori grazie alla loro maggiore stabilità e minore esposizione al rischio dazi.
- L’adattabilità sarà la chiave per il futuro del mercato del vino, che dovrà saper rispondere con prontezza ai cambiamenti geopolitici e alle nuove dinamiche di consumo e investimento.












































