L’industria vinicola globale sta affrontando una crisi epocale, spinta da una crescente sensibilizzazione sui danni dell’alcol e da nuove linee guida dietetiche che limitano il consumo. Il dibattito tra scienza e ideologia è acceso, ma figure come Karen MacNeil e Laura Catena difendono il valore culturale e sociale del vino, promuovendo una comunicazione più equilibrata.

Nel cuore di una trasformazione epocale, il mondo del vino si trova di fronte a una sfida che va ben oltre la riduzione dei consumi dovuta a mode passeggere come il “Dry January” o il “Sober October”. Negli ultimi anni, l’industria vinicola (valore stimato di 353 miliardi di dollari a livello globale) è entrata in una nuova fase di crisi, guidata da una crescente ondata di sensibilizzazione in relazione ai potenziali danni dell’alcol sulla salute. La domanda sorge spontanea: stiamo assistendo a una sorta di “proibizionismo 2.0”?

Secondo un recente sondaggio condotto da Wine Opinions in collaborazione con l’agenzia Colangelo & Partners, la preoccupazione sta crescendo soprattutto tra i giovani consumatori statunitensi. Più del 25% degli intervistati, con una significativa rappresentanza di giovani tra i 21 e i 39 anni, afferma di essere preoccupato per il consumo di vino già a partire da un bicchiere al giorno. Negli Stati Uniti la prospettiva di nuove linee guida dietetiche, che potrebbero raccomandare non più di due bevande alcoliche a settimana, sembra destinata a influenzare ulteriormente queste scelte di consumo.

La questione va oltre il semplice calo delle vendite. Personaggi di spicco del settore, come Karen MacNeil, autrice di “The Wine Bible”, hanno notato un cambiamento profondo nel modo in cui il vino viene percepito. “Dopo aver pubblicato un video dal titolo ‘Why I Hate Dry January’, mi sono resa conto di essere improvvisamente dalla parte sbagliata di un dibattito morale”, spiega MacNeil. Le critiche ricevute, spesso di tono severo e moralistico, riflettono un cambiamento culturale profondo: il vino non è più visto solo come un piacere condiviso, ma come un potenziale pericolo per la salute.

Questa narrativa è alimentata da agenzie come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che nel 2023 ha pubblicato un documento in cui si afferma che “non esiste un livello sicuro di consumo di alcol”. Il vino, dunque, viene posto nella stessa categoria di sostanze pericolose come il tabacco, etichettato come “cancerogeno di gruppo 1” dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro.

Processo di revisione: scienza o ideologia?

Per contrastare questa crescente retorica anti-alcol, negli USA alcuni dei principali attori dell’industria vinicola stanno prendendo posizione. A giugno, una coalizione di gruppi del settore, tra cui WineAmerica e il Wine Institute, ha inviato una lettera formale ai Segretari della Sanità e dell’Agricoltura degli Stati Uniti per esprimere preoccupazione riguardo alle prossime linee guida dietetiche 2025-2030. La loro critica principale? Il fatto che sei scienziati esterni, selezionati senza un periodo di nomina pubblica (il primo passo nel processo di designazione di un candidato a una carica, ndr), stiano guidando il processo di revisione scientifica, sollevando sospetti legati a possibili pregiudizi ideologici.

L’industria vinicola statunitense rappresenta una forza economica cruciale, con oltre 1,84 milioni di posti di lavoro e un impatto economico totale di 276 miliardi di dollari solo nel 2022, secondo uno studio di WineAmerica. Ma se il movimento neo-proibizionista dovesse prevalere, non solo le cantine, ma anche numerosi settori correlati, dai produttori di bottiglie agli importatori, rischierebbero un impatto devastante.

Comunicazione al centro della battaglia

Accanto alle battaglie istituzionali, alcune figure chiave del settore hanno deciso di agire direttamente sul fronte della comunicazione. Gino Colangelo, presidente di Colangelo & Partners, descrive la situazione come una “battaglia per i cuori e le menti”.

In collaborazione con MacNeil e Kimberly Noelle Charles, fondatrice della Charles Communications Associates, hanno lanciato la campagna “Come Over October”, invitando le persone a riunirsi per celebrare la convivialità e la cultura del vino. L’obiettivo della campagna è semplice: incoraggiare le persone a condividere una bottiglia di vino con amici e familiari, riportando l’attenzione sul lato positivo e sociale del vino, lontano dalle paure mediatiche.

La risposta è stata entusiasta, aziende di peso come Jackson Family Wines e J. Lohr sono tra i principali sostenitori dell’iniziativa e persino catene di distribuzione come Total Wine hanno creato appuntamenti speciali nei loro punti vendita.

Mondo della medicina: pareri contrapposti

Il dibattito scientifico e medico resta acceso, la dottoressa Laura Catena, medico e produttrice vinicola argentina, sottolinea l’importanza di un’informazione scientifica equilibrata. “Ci sono studi che dimostrano i benefici del consumo moderato di vino per la salute a livello cardiovascolare, soprattutto negli over 40″, afferma Catena. Tuttavia, è preoccupata per l’assenza di esperti in ambito cardiovascolare nelle commissioni che stanno rivedendo le linee guida dietetiche.

Catena ha creato un sito web chiamato “In Defense of Wine”, in cui raccoglie articoli e studi medici per offrire una visione più equilibrata del rapporto tra vino e salute. “Non promuovo il consumo eccessivo, ma è chiaro che un bicchiere di vino al giorno può avere effetti positivi per la salute”, aggiunge.

Il futuro del vino sembra incerto, stretto tra politiche sanitarie sempre più restrittive e un cambiamento culturale che sta spostando i consumi verso stili di vita più sobri. Tuttavia, la reazione dell’industria e la resistenza di esperti come MacNeil e Catena indicano che la battaglia è tutt’altro che finita, a patto che l’industria vinicola voglia e sappia comunicare i suoi valori, sottolineando la dimensione culturale e sociale del vino.


Punti chiave:

  1. Crisi dell’industria vinicola: La crescente sensibilizzazione sui rischi dell’alcol sta causando una riduzione dei consumi, soprattutto tra i giovani.
  2. Nuove linee guida: Le linee guida dietetiche 2025-2030 negli Stati Uniti potrebbero raccomandare un consumo massimo di due bevande alcoliche a settimana, influenzando ulteriormente il mercato del vino.
  3. Dibattito culturale: Il vino, un tempo simbolo di piacere e condivisione, è ora percepito come un rischio per la salute, alimentato anche dalle raccomandazioni dell’OMS.
  4. Reazione dell’industria: L’industria vinicola americana sta reagendo con campagne di comunicazione per promuovere il valore sociale del vino, come la campagna “Come Over October”.
  5. Dibattito medico: Mentre alcuni esperti mettono in guardia contro l’alcol, altri, come Laura Catena, sottolineano i benefici del consumo moderato di vino.
1. Quali sono i principali fattori che influenzano il calo del consumo di vino? – La crescente consapevolezza dei rischi per la salute legati all’alcol e le nuove linee guida dietetiche stanno portando a un calo dei consumi di vino, soprattutto tra i giovani. 2. Quali sono le prospettive per l’industria vinicola statunitense? – L’industria vinicola americana, nonostante le sfide, sta cercando di rispondere con strategie di comunicazione che puntano sul valore sociale e culturale del vino. 3. Come si stanno organizzando le cantine per affrontare il cambiamento culturale? – Le cantine stanno adottando nuove campagne di comunicazione per sensibilizzare i consumatori, come la campagna “Come Over October”, che promuove il lato sociale del consumo di vino. 4. Qual è la posizione della comunità scientifica riguardo al consumo di vino? – La comunità scientifica è divisa: alcuni esperti sostengono che non esiste un livello sicuro di consumo di alcol, mentre altri, come Laura Catena, evidenziano i benefici del consumo moderato. 5. Come le nuove linee guida dietetiche potrebbero influenzare l’industria vinicola? – Le nuove linee guida dietetiche negli Stati Uniti, che potrebbero limitare il consumo di bevande alcoliche, potrebbero avere un impatto significativo sulla domanda di vino.