Lo spumante si conferma tra i protagonisti più dinamici del mercato vinicolo globale, con vendite cresciute del 5% annuo negli ultimi 20 anni e un valore che rappresenta il 20% del totale. Dall’Europa ai mercati emergenti come Australia e Giappone, l’innovazione e l’appeal senza tempo degli sparkling wines guidano nuove opportunità.

Il vino spumante si conferma una delle categorie più dinamiche e apprezzate del panorama vinicolo globale, con una crescita costante negli ultimi due decenni sia in termini di produzione che di vendite. Come rivela l’ultimo bollettino di mercato di Wine Australia, dedicato al settore degli sparkling wines, dietro a questo trend si nascondono dinamiche complesse, influenzate da mercati in evoluzione, sfide economiche e mutamenti nei comportamenti dei consumatori.

Secondo l’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV), la produzione globale di spumante è aumentata del 57% tra il 2002 e il 2018, passando da 1,25 miliardi di litri a un record di 2 miliardi di litri. Nonostante questa impressionante crescita, lo spumante rappresenta solo il 7% della produzione vinicola mondiale, una nicchia rispetto ai vini fermi che detengono oltre il 90% del mercato produttivo.

L’Europa domina la scena produttiva, con l’80% del totale globale. Italia e Francia si confermano leader con il 27% e il 22% della produzione mondiale rispettivamente, seguite dalla Germania. In Italia e Francia, lo spumante rappresenta circa il 10% della produzione vinicola totale. L’Australia, con il 4%, occupa il sesto posto tra i produttori mondiali, ma si distingue per dinamismo e innovazione.

Le vendite globali di spumante hanno raggiunto i 37 miliardi di dollari nel 2023, secondo IWSR. Nonostante rappresenti solo il 7% della produzione mondiale, lo spumante costituisce il 20% del valore delle vendite di vino, ciò riflette un posizionamento di alta gamma. Negli ultimi 20 anni, il valore delle vendite è cresciuto del 5% annuo, un ritmo significativamente superiore rispetto ai vini fermi (+2%) e ai vini fortificati, in declino del 2%.

Gli Stati Uniti si posizionano come il più grande mercato per valore, con una quota del 19% e un giro d’affari di 7 miliardi di dollari. Seguono il Regno Unito, la Germania e il Giappone. Italia e Francia, invece, vedono una predominanza del consumo di spumanti locali: il 92% delle vendite in Francia e l’83% in Italia sono riferite a prodotti nazionali. Negli USA e nel Regno Unito, invece, domina l’importazione: il mercato USA vale 5 miliardi di dollari, mentre quello britannico 3 miliardi. L’Australia, sesta nel ranking globale, presenta un equilibrio interessante, con il 55% del mercato occupato da spumanti importati e il 45% da prodotti locali.

Il 2023 ha mostrato risultati altalenanti per le vendite di spumante. Negli USA e nel Regno Unito si sono registrati cali rispettivamente dell’1% e del 2%. Al contrario, Germania e Giappone hanno continuato a crescere, rispettivamente del 9% e del 4%. In Australia, dopo un periodo di crescita sostenuta, le vendite di spumanti importati si sono stabilizzate, segnando un rallentamento.

In Australia, il mercato interno vede lo spumante locale come categoria dominante, con due terzi delle vendite totali. Le importazioni di Champagne francese e Prosecco italiano rappresentano ciascuna il 15%. Il Prosecco, in particolare, è il segmento a più rapida crescita, con un incremento delle vendite del 37% negli ultimi due anni. Nonostante ciò, la pandemia e le pressioni sul costo della vita hanno rallentato il mercato complessivo, con previsioni di ripresa nei prossimi cinque anni.

Nel mercato australiano, il Prosecco domina il segmento di crescita, mentre lo Champagne subisce un calo significativo (-28% in due anni). Questo declino evidenzia l’impatto della sensibilità ai prezzi, che continua a spingere i consumatori verso alternative più accessibili.

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Sul fronte dell’export, l’Australia ha affrontato una sfida importante: il valore delle esportazioni è passato da un picco di 87 milioni di dollari nel 2007 a 40 milioni nel 2023. I segnali di ripresa sono evidenti, specialmente per i vini spumanti, che costituiscono il 63% dell’export australiano. La Nuova Zelanda è il principale mercato di destinazione, con una crescita annua del 17% negli ultimi cinque anni. In aumento anche le esportazioni verso Thailandia e Svezia.

In Australia, il numero di consumatori di spumante si mantiene stabile a 8,7 milioni, nonostante la crescita della popolazione adulta. Tuttavia, il numero di consumatori abituali è diminuito, con una flessione dei bevitori più giovani (18-24 anni). Le donne rappresentano la maggioranza (54%), mentre gli uomini stanno aumentando la loro presenza, pur restando in minoranza.

Il mercato dello sparkling wine si conferma un protagonista del panorama globale, grazie a una crescita costante e alla capacità di adattarsi alle sfide economiche e ai mutamenti del consumo. Lo spumante dimostra una straordinaria capacità di evolversi e adattarsi grazie a innovazione, versatilità e un appeal senza tempo; se da un lato l’Europa continua a dominare la produzione, dall’altro mercati emergenti e dinamiche di esportazione offrono nuove opportunità.


Punti chiave:

  1. Crescita del mercato globale dello spumante: Nonostante rappresenti solo il 7% della produzione vinicola mondiale, il valore delle vendite di spumante è cresciuto del 5% annuo negli ultimi 20 anni, raggiungendo 37 miliardi di dollari nel 2023.
  2. Dominio europeo e produzione globale: L’Europa produce l’80% dello spumante globale, con Italia e Francia come leader, contribuendo rispettivamente al 27% e al 22% della produzione mondiale.
  3. Espansione dei mercati emergenti: Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Giappone sono i principali mercati per valore. L’Australia si distingue con il Prosecco come segmento in forte crescita (+37% in due anni).
  4. Sfide e opportunità nelle esportazioni: L’Australia ha visto un calo delle esportazioni di spumante dal 2007, ma segnala una ripresa con una crescita del 17% annuo in mercati come Nuova Zelanda e Svezia.
  5. Evoluzione dei consumi: Cambiano i comportamenti dei consumatori, con una flessione nei giovani consumatori (18-24 anni) e una crescente sensibilità al prezzo, che spinge verso alternative più accessibili come il Prosecco.