A giugno 2025 le importazioni di spumante italiano in Cina sono schizzate del 57% in volume e del 71% in valore, trainando l’intero semestre. Ma dietro il boom si cela una realtà più complessa: tra nuovi consumatori, vendite al bicchiere e sospetti di dumping, il fenomeno potrebbe essere meno solido di quanto sembri. Opportunità duratura o bolla momentanea?

Uno tsunami di spumante italiano ha travolto il mercato cinese a giugno, segnando un’inversione di tendenza spettacolare per un segmento che fino a quel momento appariva in difficoltà. Secondo i dati delle dogane cinesi, ripresi da Vino Joy News, le importazioni di bollicine italiane sono schizzate del +57,28% in volume e del +71,16% in valore rispetto allo stesso mese (giugno) dell’anno precedente. Un balzo talmente significativo da aver trascinato in positivo l’intero primo semestre del 2025, che si è chiuso con importazioni totali di circa 1,9 milioni di litri per un valore di 7,66 milioni di dollari (rispettivamente +8,33% in volume e +9,45% in valore sul 2024), nonostante un andamento negativo da gennaio a maggio. Ma cosa si nasconde dietro questa crescita esplosiva? Si tratta di un’autentica esplosione della domanda o di una bolla destinata a sgonfiarsi?

Il motore del cambiamento: una nuova generazione di consumatori

Tutti gli indicatori segnalano una trasformazione culturale nel consumo di vino in Cina. I dati IWSR per il 2024 parlavano chiaro: le vendite di spumante erano cresciute del 10%, a fronte di un calo del 9% per i vini fermi. A guidare questa rivoluzione sono i giovani consumatori, che stanno abbandonando le abitudini delle generazioni precedenti.

Nick Ning He, Asia Area Manager di Gruppo Mezzacorona, descrive perfettamente questo cambiamento: “Il vino era dominato dal rosso, consumato principalmente da uomini d’affari di mezza età durante cene formali: pensa a tavoli in mogano, “Gong fu cha” (tè della tradizione cinese) e discorsi d’affari”. Oggi, invece, il profilo è diverso. “Adesso i consumatori di spumante sono più giovani, eleganti e vivaci. Li trovi nei caffè, nei wine bar, persino nelle palestre. Sono concentrati sul godersi la vita”.

Questa nuova fascia di pubblico predilige vini leggeri, beverini e dal prezzo accessibile come il Prosecco e il Moscato, perfetti per occasioni informali e uno stile di vita dinamico.

Canali di vendita e cultura del cocktail

Di pari passo con i consumatori, cambiano anche i canali di vendita. Le bollicine italiane stanno conquistando il settore on-trade (bar e ristoranti), soprattutto grazie alla vendita al bicchiere. Francisco Henriques, General Manager di China Wine & Spirits (CWS), uno dei principali importatori, conferma che questo modello è un motore fondamentale della crescita.

“Vediamo che i prodotti con un ottimo rapporto qualità-prezzo funzionano particolarmente bene nell’on-trade, specialmente nel segmento al bicchiere”, afferma Henriques. Il motivo è semplice: “Oggi i consumatori tendono a bere meno e a spendere meno, il che favorisce naturalmente le opzioni convenienti al bicchiere”.

Un altro fattore chiave è la crescente cultura della mixology. Lo spumante italiano, in particolare il Prosecco, è l’ingrediente principale di cocktail a bassa gradazione alcolica come lo Spritz, sempre più popolari nelle metropoli cinesi.

Il dubbio: importazioni superiori alla domanda reale?

Nonostante i segnali positivi, diverse voci nel settore invitano alla cautela. L’impennata delle importazioni potrebbe non rispecchiare un aumento equivalente del consumo finale. Yu Hongjie, fondatore di Sparkling World, un’azienda specializzata in spumanti, mette in guardia: “Il mercato vinicolo cinese nel suo complesso rimane debole”. Secondo Yu, la crescita dei volumi importati è anche una conseguenza delle difficoltà in altri segmenti. “Gli importatori sono alla disperata ricerca di alternative. Se i vini rossi non si vendono, provano i bianchi secchi. Se anche quelli non vanno, si spostano sullo spumante”.

Nick di Gruppo Mezzacorona concorda, sottolineando che lo spumante italiano, pur crescendo, parte da una base molto bassa: nel primo semestre del 2025 rappresentava appena il 10% del valore totale delle importazioni di vino italiano in Cina.

L’ombra del “dumping silenzioso”

L’ipotesi più controversa, sussurrata da alcuni addetti ai lavori, è quella di un “dumping silenzioso”, ovvero uno scarico di scorte sul mercato cinese a seguito di tensioni commerciali globali. Un importatore italiano, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha spiegato che le minacce di dazi da parte degli Stati Uniti avrebbero spinto alcuni buyer americani a cancellare i loro ordini.

Di conseguenza, le cantine italiane si sarebbero trovate con un eccesso di prodotto, spesso di qualità superiore come Prosecco DOCG o Moscato d’Asti, originariamente destinato al mercato USA. Per smaltire queste eccedenze, le avrebbero reindirizzate verso la Cina. Questo spiegherebbe perché il valore delle importazioni di giugno sia cresciuto più del volume.

Il meccanismo sarebbe sottile: a causa delle regole sui prezzi minimi imposte dai consorzi italiani, le cantine dichiarerebbero in dogana il prezzo ufficiale, offrendo però ai compratori cinesi sconti “sottobanco” non tracciati. “Questo tipo di accordo fa apparire il prezzo dichiarato in dogana più alto di quello effettivo della transazione”, ha rivelato la fonte.

Se da un lato il boom delle bollicine italiane in Cina è alimentato da un reale e profondo cambiamento socio-culturale, dall’altro l’impennata di giugno sembra essere un fenomeno più complesso, influenzato da strategie degli importatori e dalle turbolenze del commercio internazionale. La vera sfida per i produttori italiani sarà trasformare questo picco, forse anomalo, in una crescita organica e sostenibile per il futuro.


Punti chiave:

  1. Importazioni di spumante italiano in forte crescita: nel giugno 2025, +57,28% in volume e +71,16% in valore rispetto al 2024, risollevando l’intero semestre.
  2. Nuovi consumatori e contesti di consumo: i giovani cinesi preferiscono bollicine leggere e informali come Prosecco e Moscato, lontane dal consumo tradizionale dei rossi.
  3. Espansione del canale on-trade e cocktail culture: bar, ristoranti e mixology trainano la domanda, grazie anche alla vendita al bicchiere e alla popolarità di drink come lo Spritz.
  4. Rischio scollamento tra importazioni e consumo reale: alcuni esperti avvertono che l’aumento delle importazioni potrebbe non corrispondere a un’effettiva crescita della domanda.
  5. Sospetti di dumping e tensioni globali: cancellazioni dal mercato USA avrebbero spinto alcune cantine a scaricare scorte in Cina, con sconti occulti e valori doganali non trasparenti.