L’industria degli alcolici negli Stati Uniti ha appena concluso il suo anno peggiore dal 1991. Jon Moramarco, partner ed editore del Gomberg Fredrikson Report, ha analizzato varie statistiche ufficiali per fornire un quadro sullo stato dell’arte del settore statunitense nel 2023 e i risultati emersi sono preoccupanti.

È importante sottolineare però che non esistono statistiche ufficiali nazionali sulle vendite di alcolici, i risultati di queste analisi sono il frutto di dati scaturiti da statistiche di agenzie governative e distributori.

Dati preoccupanti

L’analisi presa in esame riguarda l’ingresso di alcolici nella distribuzione, in particolare vini, birre e distillati venduti dai produttori ai distributori. Purtroppo i dati emersi per il 2023 devono farci riflettere attentamente:

  • l’ingresso di vino nella distribuzione è diminuito del 8,9%;
  • la birra (compreso l’hard seltzer) è diminuita del 5,6%;
  • i distillati appaiono gli unici in crescita, ma questo è dovuto all’aumento del 30,5% dei cocktail RTD (ready to drink). Escludendo questi ultimi infatti, i tradizionali spirit come whiskey e vodka sono diminuiti anch’essi del 9,1%.

Moramarco ha elaborato tutti i numeri derivati dalla distribuzione e li ha confrontati con la popolazione di adulti in età legale per consumare alcolici (sopra i 21 anni), ottenendo il consumo pro-capite di alcol. In base a questa misura, gli americani hanno consumato meno alcol nel 2023 rispetto a qualsiasi anno precedente, ad esclusione del 1991.

Tuttavia, c’è un’importante fattore da tenere in considerazione: nella supply chain tutti stanno riducendo le giacenze: ristoranti, negozi e distributori stessi. Quindi è possibile che i numeri migliorino nel 2024 quando le giacenze raggiungeranno i livelli desiderati.

Moderazione e consumo pro-capite

Un sondaggio Gallup del 2023 ha mostrato che il 39% degli americani afferma che il consumo di uno o due bicchieri al giorno è dannoso per la salute, un aumento di 11 punti percentuali rispetto al 2018.

Inoltre il 50% degli adulti statunitensi ritiene che consumare con moderazione non faccia alcuna differenza, mentre il 10% sostiene che faccia bene alla salute. Queste ultime due cifre sono diminuite rispettivamente di cinque e sei punti percentuali rispetto a cinque anni fa.

E questa tendenza non riguarda solo i consumatori più giovani. Gli anni d’oro del consumo di alcolici negli USA sono stati all’inizio degli anni ’80, poco prima che si iniziasse a prendere sul serio la guida in stato di ebbrezza. Il consumo pro-capite è diminuito costantemente per più di un decennio, ma si è stabilizzato alla fine degli anni ’90 e è rimasto così fino al 2021. In quei due decenni, gli americani hanno consumato cose diverse, con i distillati in aumento e la birra in calo, ma hanno consumato circa gli stessi volumi. Ora, però, il consumo pro-capite è diminuito per tre anni di fila.

Percezione qualità-prezzo dei vini nella GDO

Negli Stati Uniti circa il 22% di tutti i vini da tavola sono venduti nei supermercati, dove le persone tendono a comprare vini sotto i 10 dollari. Il prezzo medio del vino venduto nei supermercati nel 2023 è stato di 9,04 dollari, in aumento rispetto agli 8,75 dollari dell’anno precedente. Ma le vendite di vini sotto i 12 dollari continuano a diminuire e i consumatori stessi che acquistano vini in quella fascia di prezzo non sono soddisfatti del rapporto qualità-prezzo, soprattutto rispetto agli spirits.

La spesa dei consumatori per l’alcol è leggermente aumentata: 2,6-2,8% per birre, vini e distillati venduti nei negozi, e 10,2% per l’alcol venduto nei ristoranti.

Secondo Moramarco ciò è dovuto all’inflazione e ai margini più alti, soprattutto nei ristoranti, dato che le vendite in volume sono in calo. Ma se vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno, ciò dimostra che i consumatori sono ancora disposti a spendere per l’alcol.